Il Polo Patriottico e l’approfondimento della rivoluzione.

Traduzione di l’Ernesto online

Editoriale Tribuna Popular Nº 180. E’ passato il 26 settembre. Sono ormai alle spalle le elezioni parlamentari. Ed è alle spalle la campagna elettorale. Ma è anche certo che la battaglia politica, ideologica e di massa continua.

La fase del processo rivoluzionario venezuelano, iniziata nel 1998, è fortemente segnata da avanzate e ritirate e, che ci piaccia o no, da processi elettorali.

Tale caratteristica non è stata il frutto della volontà di qualcuno in particolare. E’ stato il prodotto delle condizioni specifiche del Venezuela di fine secolo.

L’attuale fragilità della rivoluzione bolivariana è collegata proprio alle caratteristiche della democrazia liberale borghese in cui si sta sviluppando.

L’esperienza rivoluzionaria portata avanti dal nostro popolo può essere persa, non solo per l’intervento delle truppe “gringas”, ma in un’elezione, regionale, parlamentare, presidenziale.

La cosa grave non è che si possa perdere un’elezione in quanto tale, che significherebbe che si è perso l’appoggio della volontà popolare, quanto il fatto che su tale “volontà popolare” si esercitano livelli importanti di influenza delle forze reazionarie e dei loro mezzi di manipolazione di massa.

Grave è anche il fatto che molta di questa “volontà popolare” è stata perduta proprio per gli errori delle cosiddette forze del processo e per insufficienti, burocratiche e corrotte gestioni governative.

E’ anche grave che l’abuso dei termini Socialismo e Socialista – mediante il loro uso indiscriminato nel riferirsi a un momento politico e ad azioni del governo, che non sono tali – possa condurre all’alienazione di questa “volontà popolare”, alla sua frustrazione, tale da favorire il sostegno a percorsi antipopolari.

Il problema principale non è rappresentato dalle elezioni – compreso quelle liberali che si continuano a svolgere in Venezuela – ma la struttura dello Stato, che continua ad essere borghese.

Nella stessa misura in cui cambi lo Stato venezuelano – che è molto di più del governo – cambierà il sistema elettorale.

Il sistema elettorale sarà realmente democratico nella misura in cui verrà liberato dalle diverse forme di influenza della borghesia, delle forze reazionarie e dei loro valori capitalisti.

Per questo, dobbiamo continuare la battaglia per l’approfondimento della rivoluzione; far avanzare in modo coordinato, organizzato e coeso le azioni per la liquidazione dello Stato borghese e la costruzione dello Stato popolare e democratico; sostituire la struttura e le forme di gestione della democrazia liberale con il Potere Popolare.

Per questo, assume maggior rilievo la necessità reiteratamente espressa dal PCV – e che il Presidente Chávez ha interpretato con la sua proposta di Polo Patriottico – di avanzare nello schieramento delle forze popolari, progressiste e rivoluzionarie per costituire uno spazio permanente di coordinamento politico, una struttura organica non congiunturale né ristretta all’ambito elettorale, “con una visione strategica caratterizzata da una dinamica interna che stimoli la discussione politica e ideologica di fondo e che favorisca la partecipazione, su un piano di parità e democratica, delle forze rivoluzionarie al loro rispettivo livello, in base al principio di “unità nella diversità”.

Un grande fronte antimperialista e per la costruzione del nuovo Stato, strutturato a tutti i livelli e su tutti i fronti sociali.

In definitiva, l’espressione politico-organizzativa del germe della direzione collettiva della Rivoluzione venezuelana.

Siamo ancora in tempo. Facciamo tutti gli sforzi necessari per adempiere a ciò che è una necessità storica e una richiesta popolare.

Per questo e per tutti i compiti futuri, il popolo venezuelano e la rivoluzione bolivariana continueranno a contare sul Partito Comunista.