Il Polo non chiude, dubbi da sinistra

Votare sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan, anche se non si è del tutto convinti. E accettare di buon grado i voti, aggiuntivi, che potrebbero arrivare dal centrodestra. È il messaggio che Piero Fassino manda al suo schieramento, e soprattutto ai «malpancisti» della sinistra, in una intervista al Corriere della Sera . Un messaggio che fa discutere. E che crea polemiche. «Dissentite pure, ma votate sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan», dice il leader dei Ds. Che aggiunge: «Io mi auguro che l’Unione voti tutta, e anche tutto il centrodestra. Il loro voto non mi imbarazza, perché corrisponde agli interessi italiani. Se la Cdl considera la scelta giusta, perché non dovrebbe votare?».
Ma sono proprio queste parole a irritare più di un esponente a sinistra. «Anziché fare appelli a votare sì a prescindere, pensando che qualche forza possa essere relegata ad interpretare un ruolo meramente folkloristico, ci siano segnali chiari da parte del governo che l’intento è quello di trovare una mediazione accettabile», dice a nome del Pdci Marco Rizzo, secondo il quale il decreto va cambiato perché serve dare un segnale di forte discontinuità agli italiani. Ed è bene che quel decreto sia votato da tutta la maggioranza, senza ricorrere ad un “soccorso bianco” che può rivelarsi un cavallo di Troia».
Ed è proprio questo il punto che agita le acque a sinistra, l’eventuale apporto del Polo: «I Verdi non saranno l’alibi per chi oggi pensa che sia meglio un cambio di maggioranza utilizzando la vicenda dell’Afghanistan», avverte il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli. Che è netto: «Se il Polo dovesse votare con l’Unione sulle missioni militari, noi Verdi riterremo che verrebbe violato un patto con gli elettori». «Quei voti vanno respinti nel metodo e nel merito» chiosa, sempre per i Verdi, Paolo Cento.
Ancora più duri quei senatori «dissidenti» del centrosinistra che potrebbero far mancare il proprio voto a palazzo Madama aprendo una grave crisi politica per la maggioranza: «Nelle parole di Fassino c’è una contraddizione. Se il decreto è appoggiato dalla Cdl i contenuti non possono essere condivisi dall’Unione. O uno è in grado di fare una politica estera alternativa alla destra, o è chiaro che si apre un problema politico nell’Unione» dice Claudio Grassi, del Prc. E il collega di partito Luigi Malabarba: «L’invito di Fassino al dissenso con un voto a favore al decreto credo sia semplicemente un modo per nascondere ipocritamente una disponibilità verso l’allargamento della maggioranza verso forze del centrodestra». Insomma, messo così, l’appello diventa «irricevibile».
Si capisce allora come dal Polo si replichi con una critica, o addirittura con sarcasmo, alle parole di Fassino. «Sono parole ridicole – si offende il coordinatore azzurro Sandro Bondi – Povero Fassino, si imbarazza…Beh, staremo attenti a non farlo soffrire, ma noi siamo abituati a pensare all’interesse del Paese, e dunque è ovvio che se un testo rispecchia la nostra posizione, senza metterlo in imbarazzo, lo voteremo». «Capisco il suo sforzo, ma la sua coperta è troppo corta – analizza la situazione il portavoce di An, Andrea Ronchi -. Il problema non siamo noi, che ritengo voteremo sì perché quella è la nostra linea: il problema è che se si chiede di votare turandosi il naso, si certifica che la maggioranza in politica estera non esiste».