Il politico e lo psichiatra

Ai cultori del comizio politico non sarà sfuggita, ieri mattina, la quantità di parole poco «tradizionalmente di sinistra» finite nell’intervento di Bertinotti al teatro Ambra Jovinelli di Roma. Il candidato della Sinistra arcobaleno si è appellato al senso di «fraternità, come dimensione dello stare insieme», ha parlato della «condivisione delle passioni», di un futuro «colorato di gioia, contro il colore nero» delT«arcobaleno come orizzonte politico».
E’ quasi primavera e a Roma c’era pure il sole, ma non è questo il motivo che ha spinto Bertinotti ad affrontare temi tanto arditi. Bastava dare un’occhiata alla platea per rendersene conto: le poltroncine rosse erano zeppe di «fagiolini», cioè di seguaci dello psichiatra Massimo Fagioli, espulso dalla Società psicoanalitica italiana nel 1976 e da allora diventato il capostipite di una scuola di «Analisi collettiva» che ha parecchi seguaci nella gauche caviar capitolina e tra i pazienti «noti» vede anche il regista Marco Bellocchio. Nata nel 2005, la liaison tra Bertinotti e Fagioli s’è fatta sempre più intensa. Anche grazie a Fausto, lo psichiatra, è divenato il vate del settimanale Left (ex Avvenimenti) al cui secondo compleanno, dieci giorni fa, s’è presentato anche l’ex segretario del Prc, osannato dalla folla. E sabato scorso alcuni dirigenti Prc hanno organizzato una iniziativa per discutere della legge 194. Secondo il Fagioli-pensiero, quando un feto raggiunge le 24 settimane si può parlare di vita umana, perché negli occhi si forma la retina. Bertinotti non c’era, ma erano presenti Ritanna Armeni, Pietro Folena e altri dirigenti del partito.