Il Pm: «Strane assoluzioni ma è un passo importante»

«Sono soddisfatto, le condanne inflitte segnano un passo importante. Sulle assoluzioni, almeno su quella per Kusteler aspetto di leggere la motivazioni». Marco de Paolis, il pm militare che ha rappresentato l’accusa e curato l’istruttoria si occupa di stragi naziste almeno da dieci anni. Cioè da quando, nel 1996 la procura militare gli affidò la maggior parte dei fascicoli che per quarant’anni erano stati nascosti dalla magistratura militare nella sede di palazzo Cesi.
Dottor De Paolis cosa pensa della sentenza?
Sono soddisfatto è un passo importante, L’unico punto oscuro rimane l’assoluzione di Kusterer per due imputati ero stato io stesso a proporre l’assoluzione visto che la prova era problematica. Kusterer però, quando lo sentimmo come testimone, aveva ammesso di essere stato a Marzabotto ammettendo con chiarezza che era stata, “una schifezza” come disse lui.
Sono anni che lavora su documenti di sessant’anni fa. Come ha affrontato questa esperienza?
Sono state indagini complicate, anche perché ho iniziato praticamente da solo. E poi ci sono stati problemi, causati soprattutto dalla lunga distanza di tempo dai fatti che rende difficoltosa l’indagine e dalla complessità degli episodi.
Durante la sua arringa ha fatto un parallelo con l’azione di Al qaeda, ci spiega meglio?
Ho cercato di contestualizzate i fatti per far comprendere la situazione di cui stavamo parlando. Bisogna calarsi nel contesto storico e allora, non potendo teletrasportare la corte nel ’44 ho cercato di usare degli elementi attuali. Una organizzazione criminale come quella delle Ss può essere accostata alle organizzazioni pericolose che ora agiscono nei nostri paesi.
Perché si comportavano come terroristi?
La strategia dei comandi nazisti in Italia era di tipo terroristico, simile a quella che era stata applicata all’inizio del conflitto mondiale nell’est dell’Europa per annientare tutte le opposizioni. Era una politica di sterminio e terrore finalizzata a stroncare la lotta partigiana e a cancellare ogni forma di resistenza e si è tradotta in una numerosa serie di eccidi. In quegli anni fu raccontata come una lunga serie di calamità, ma quelle azioni non avevano a che fare con il fato: rispondevano ad una precisa strategia di terrore e morte.
Il processo è stato riaperto dopo il ritrovamento dei fascicoli nell’armadio della vergogna. Lei è un magistrato militare, come si sente a far parte di una categoria responsabile di quell’occultamento?
Faccio parte di una istituzione, la magistratura militare, che si è resa responsabile insieme al potere politico di una serie di gravi atti di illegalità. Questa attività giudiziaria, che restituisce onore alle vittime, serve anche a restituire un po’ di onore ai tribunali militari. Almeno lo spero.
E’ mai stato a Marzabotto?
Sì, varie volte l’ultima a novembre. Nel corso di questi anni si è creato un legame con le persone che ho potuto conoscere e come è successo nelle località in cui ho operato, come dicevo all’inizio. Si tratta di fatti cosi particolari che è inevitabile rimanere legati ai luoghi e alle persone pur nel rispetto dei ruoli e delle funzioni. Mi sento intimamente molto vicino a queste persone anche perché non si può non commuoversi, non slanciarsi verso di loro e la loro storia. Scatta un imperativo categorico, bisognava fare qualcosa.