“Il pifferaio” Bennato torna alla favola rock

I bambini di Edoardo Bennato non fanno oohh. Dopo Peter Pan e Capitan Uncino il cantautore napoletano torna e si cimenta con la favola del Pifferaio di Hamelin, il magico incantatore che libera il paese dai topi che l’hanno invaso. Nella versione bennatiana intitolata La fantastica storia del pifferaio magico, un concept album più un dvd con un film musicale dove i disegni di Giampaolo Chies si mescolano a scene reali, il paese è una città e i topi non sono poi così cattivi, visto che sono alleati dei reietti che abitano l’altro mondo, cioè “la città di sotto”. D’altronde, come si sa da tempo, per Bennato il confine tra buoni e cattivi non è mai così netto. Nella storia riveduta e corretta dal cantautore napoletano alla fine i bambini se ne vanno con il pifferaio e non tornano più. Le immagini del video sono accompagnate dalla voce di Maurizio Trombini e i personaggi vengono inverati dalle interpretazioni di una serie davvero impressionante di artisti. Ci sono Irene Grandi, Max Pezzali, Raf con Alex Britti alla chitarra, Piero Pelù nella parte del “cattivo”, Jovanotti, i Sugarfree, Neffa, Roy Paci e gli Aretuska, i Sud Sound System, gli Zeropositivo, gli Africa Unite, Daniele Groff, i Negrita, Maurizio Capone & Bungt Bangt, i Velvet, Morgan e la splendida voce di Maria Chiara Chizzoni che canta un brano con Bennato accompagnata dal Quartetto Flegreo. Dopo L’uomo occidentale, dunque Edoardo torna alle favole rock, la dimensione per quale ha da sempre un debole perché «…mi serve per ribaltare la morale a mio uso e consumo. Proprio grazie alle favole, infatti, riesco a denunciare sia i paradossi della speculazione politica, sia l’incapacità della gente comune d’influenzare chi detiene il potere, senza correre il rischio di risultare retorico o, peggio, moralista». Paura di fare il verso a Celentano? «No, tutt’altro. Io poi ammiro davvero Adriano, che considero per il garbo e il carisma, una sorta di nuovo Totò. Ho solo la consapevolezza che nessuno compra un disco per sentire una lezione di morale». La struttura è quella del musical, con personaggi definiti e ben caratterizzati che concorrono a disegnare situazioni e ad accompagnare il dipanarsi della storia. La gestazione deve essere stata molta lunga, visto che le canzoni nascono in momenti diversi e alcune, come “Detto tra noi”, sono già state ampiamente assimilate. Ritrovarle in un concept però le fa nuove, prima e più della verve interpretativa degli artisti complici del progetto. Fatte le debite proporzioni la concezione dell’opera ricorda un po’ gli Who di Tommy con Elton John, Tina Turner e tanti altri a dare voce, corpo e anima ai protagonisti di una storia… «In effetti l’idea è quella – dice Bennato – avevo da tempo in mente l’idea di un concept album ispirato alla favola del pifferaio magico, ma ero sempre stato frenato dal gran numero di persone che avrei dovuto coinvolgere. Forse è questa la parte che mi ha dato più soddisfazioni perché sono riuscito a coinvolgere così tante persone che stimo sia sul piano umano, sia su quello artistico. Tutti hanno, invece, aderito con grande entusiasmo al progetto del disco: l’hanno capito, amato e fatto proprio». A ben guardare anche il termine rock è usato in modo improprio, vista la varietà di generi citati. Si comincia con “La fantastica storia”, una sorta di introduzione che, musicalmente parlando sembra l’incontro fra Paul Anka e Bob Marley, visto che mescola il rock degli anni Cinquanta con le ritmiche collose e corpose del reggae più terzomondista che c’è. Poi si da il la a un’escursione tra i generi che spazia dalle ritmiche in levare al blues più malinconico e cattivo, senza dimenticare la lirica rossiniana di “Troppo troppo”, il già citato duetto di Bennato con Maria Chiara Chizzoni accompagnato con leggiadra follia dal Quartetto Flegreo. Il Pifferaio, dunque, diventa arbitro e attore dello scontro tra la Città di sopra e la Città di sotto. Per Bennato «lo scenario ideale potrebbe essere Napoli, una città disperata che rischia di andare in rovina. Quando dico questo non mi riferisco soltanto ai problemi di ordine morale, ma anche a quelli di carattere urbanistico che conosco molto bene grazie alla mia laurea in architettura. Credo però che anche la situazione delle periferie di metropoli come Torino, Milano o Roma non sia meno drammatica». Nel suo lavoro la critica al potere va di pari passo con quella alle masse, viste come un elemento amorfo e incapace di sfuggire alle suggestioni dei potenti. «Ma non è un discorso nuovo – dice il cantautore – credo ci sia una relazione tra la cieca stupidità del potere e l’assuefazione delle masse, oggi più di ieri prigioniere della suadente prigione del tubo catodico. L’atteggiamento rinunciatario della gente aiuta e sorregge il potere, nella favola come nella realtà». Bennato salva solo «i sognatori, gli scienziati e tutti quelli che cercano di migliorare la nostra vita qui e adesso anche se l’idea di rendere più gradevole e giusta l’esistenza terrena non farà mai finire il loro nome sui calendari». Nel dvd a un certo punto c’è una critica pesante verso coloro i quali, nella fase di maggior difficoltà del potere, sfasciano le vetrine e le cabine telefoniche. C’è chi ha visto in questo passaggio un attacco al movimento no-global. Ma il musicista partenopeo smentisce: «Ma quando mai… E’ una critica alla ribellione fine a se stessa, al gesto inconcludente che è destinato a togliersi una soddisfazione momentanea ma a non mutare la situazione. I movimenti sono altro da questo…». Sarà difficile vedere il musical nei teatri: «Troppi interpreti e troppo impegnati per poterlo riproporre così in tournée, anche se non escludo un evento, una sorta di unica rappresentazione magari nella città di Hamelin dove la storia ha preso inizio. Ma più in là – conclude il musicista – mi sembra difficile…».