Il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova si conferma prima forza elettorale del paese

I comunisti sono ancora determinanti per l’elezione del presidente della Repubblica. Il leader comunista Voronin apre alla collaborazione con le forze più responsabili dell’attuale maggioranza, per superare l’instabilità del paese. Secondo il vice-speaker della Duma russa, per la sua politica di amicizia verso Mosca, il PCRM “riscuote la simpatia della maggioranza dei cittadini della Moldavia, e ciò inevitabilmente si è riflesso anche nei risultati elettorali”.

A scrutinio quasi terminato (95% delle sezioni), le elezioni politiche anticipate svoltesi domenica scorsa in Moldavia confermano il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova (PRCM) come il partito più votato. Con il 40,51% esso conquisterebbe 44 dei 101 seggi in palio, mentre altri tre partiti dell’attuale coalizione di governo (Alleanza per l’integrazione europea), il Partito Liberal democratico (28,6%), il Partito democratico (12,9%) e il Partito Liberale (9,3%) sono gli unici a superare lo sbarramento del 4% previsto per l’ingresso in parlamento e si aggiudicano gli altri 57 seggi. Le moltissime altre formazioni politiche e candidature indipendenti che hanno partecipato alla competizione elettorale restano escluse dalla ripartizione dei seggi.
Le elezioni, che si sono svolte in un clima caratterizzato da numerosi brogli (il leader comunista Voronin ha parlato di un 10% di voti sottratti ai comunisti) e da un clima di isteria anticomunista, in cui non sono mancate le minacce di repressione e vere e proprie aggressioni nei confronti di militanti del PCRM, come testimoniano anche numerosi video circolati nella rete, hanno sostanzialmente confermato il quadro di grande instabilità che caratterizza la piccola repubblica ex sovietica, fin dalle elezioni del luglio 2009.

Allora i comunisti erano stati scalzati dal governo del paese e il loro leader, Vladimir Voronin, per due mandati capo dello Stato, aveva dovuto abbandonare l’incarico, senza che però si creassero le condizioni per l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica, che, secondo la Costituzione, deve essere eletto dal parlamento con una maggioranza di 61 seggi sui 101 che lo compongono. Neppure il referendum truffa organizzato nel settembre scorso per cambiare i meccanismi della Costituzione e sbarazzarsi dell’incomoda presenza dei comunisti, aveva sbloccato la situazione, ma si era tradotto in un’autentica disfatta per la coalizione diretta da Mihai Ghimpu, del Partito Liberale, acceso fautore dell’annessione della Moldavia alla Romania e dell’adesione alla NATO (in contrasto con la Costituzione, che prevede la neutralità del paese). La massiccia astensione, promossa dal PCRM, aveva impedito il raggiungimento del pur bassissimo quorum (un terzo del corpo elettorale).
Oggi lo scenario si ripete. Per superare la crisi potrebbe essere necessario, con il concorso anche dei settori più ragionevoli della maggioranza che ha dato vita al governo uscente, trovare una formula in grado di coinvolgere tutte le forze politiche nella gestione del potere, tenendo conto delle richieste del PCRM, che, in politica internazionale, è fautore della neutralità, di una politica di amicizia con la Russia e, sul piano interno, è sostenitore di una linea rispettosa della convivenza pacifica delle componenti etniche e linguistiche che risiedono in Moldavia, a cui fino ad ora si sono rigidamente opposte le forze ultra-nazionaliste romene, con il sostegno di Bucarest. A favore di un’intesa (persino di una coalizione di centro-sinistra) con i comunisti, in caso di ingovernabilità, si era pronunciata, alla vigilia delle elezioni, una delle componenti dell’ “Alleanza per l’integrazione europea”, il Partito Democratico.
Questo ora sembra essere anche il senso della proposta avanzata, con grande senso di responsabilità, dal leader comunista Voronin, nella sua prima conferenza stampa del dopo elezioni. “Il PCRM ha conseguito la vittoria nelle elezioni parlamentari anticipate del 28 novembre ed è pronto a formare nel parlamento una coalizione anti-crisi e a sostenere un governo di fiducia nazionale con il Partito Democratico e con il Partito liberal-democratico”, ha dichiarato Voronin. Egli ha affermato che il PCRM è pronto al dialogo con i suoi concorrenti, in nome degli interessi nazionali, del rafforzamento della sovranità e della collaborazione strategica con la Russia. Si è detto convinto che anche gran parte degli elettori della coalizione governativa condivide questa linea. E a questo scopo, ha offerto la sua disponibilità a trattare modifiche costituzionali riguardanti le modalità di elezione del presidente della Repubblica. L’unica, rigida preclusione da parte comunista è quella nei confronti dell’attuale facente le veci di capo dello Stato, Mihai Ghimpu, rappresentante delle forze della destra ultra-nazionalista, che si batte per l’annessione della Moldavia alla Romania, promuovendo la discriminazione della fortissima minoranza russa, per una rapida adesione alla NATO, e che si è sempre caratterizzato per il suo virulento anticomunismo, fino al punto di metterne in discussione il diritto all’esistenza.
Un commento al voto moldavo è venuto immediatamente dalla Russia. Il vice -speaker della Duma di Stato, Aleksandr Babakov (del partito di centro-sinistra “Russia Giusta” che sostiene il premier Putin), ha dichiarato di non essere sorpreso per la vittoria del PCRM. Secondo Babakov, era evidente che l’ “isteria anti-russa”, che contravviene diritti sanciti dalla normativa internazionale, avrebbe favorito l’affermazione dei comunisti. La posizione assunta dal PCRM “riscuote la simpatia della maggioranza dei cittadini della Moldavia, e ciò inevitabilmente si è riflesso anche nei risultati elettorali”, ha concluso il politico russo.