Il Partito Comunista Portoghese e la situazione internazionale

Dall’intervista a Jeronimo de Sousa, Segretario Generale del PCP “O Militante”, N. 292, Gennaio/Febbraio 2008

Dell’ampia intervista concessa dal leader del Partito Comunista Portoghese (PCP) alla rivista “O Militante”, proponiamo la parte dedicata alle questioni internazionali. Una grande mole di contributi di rilevante spessore teorico e politico, utili al dibattito in corso tra i comunisti di tutto il mondo, è reperibile in lingua originale nell’archivio di “O Militante” www.omilitante.pcp.pt/

Come vedi, in sintesi, la situazione internazionale attuale?

L’evoluzione della situazione internazionale conferma una tesi centrale del nostro XVII Congresso: non diminuiranno i pericoli, ma aumenteranno a causa della natura insaziabile e predatrice del grande capitale contro i lavoratori, i popoli, il pianeta.

Lo sfruttamento, la liquidazione delle conquiste e dei diritti sociali si estendono fortemente con lo sviluppo del militarismo e della guerra, usurpando la sovranità di molti popoli.

Incapace di risolvere le crisi cicliche, nonostante la sua capacità di adattamento, il capitalismo ha raggiunto il suo limite e potrebbe provocare avventure dalle conseguenze terribili per l’umanità. Ma consapevoli di questi pericoli, i lavoratori e i popoli resistono, lottano e conquistano sovranità e avanzate progressiste. Con sacrifici tremendi, in una lotta impari contro l’imperialismo e il neoliberalismo, ottengono vittorie impensabili.

Anche per quanto riguarda l’Europa, la situazione è contraddittoria. Da un lato, si registra una ripresa delle lotte dei lavoratori di grande significato. Dall’altro, il processo di integrazione capitalista si rafforza sul piano istituzionale con la firma del cosiddetto “trattato riformato”. Come valuta il PCP questo nuovo trattato? E la questione della sua ratifica?

Assistiamo ad uno dei maggiori inganni politici, in questo processo che è culminato nella firma del Trattato detto “riformato”. La sua matrice è la copia della sconfitta “Costituzione Europea”. La sua natura neoliberale, federalista e militarista non è stata alterata. E nessuno creda che solo il popolo portoghese e il Portogallo avranno qualcosa da perdere. Anche gli altri popoli europei ci rimetteranno, poiché il direttorio delle decisioni politiche è agli ordini del grande capitale e dei suoi interessi, e non dei rispettivi popoli. Perdiamo di più perché pesiamo meno. La cortina fumogena che ha accompagnato il processo fino alla firma del trattato ha escluso i popoli dalla conoscenza dei suoi contenuti.

Riaffermando la sua opposizione frontale al Trattato, il PCP si esprime per la richiesta di un referendum che dia l’opportunità al popolo portoghese di pronunciarsi prima della sua ratifica e dopo un ampio e approfondito dibattito nazionale. Il PCP farà la sua parte.

Che cosa è emerso dall’Incontro dei Partiti Comunisti e Operai di Minsk, in cui il 90° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre ha rappresentato il tema centrale? Esiste un futuro per il movimento comunista?

Una prima osservazione: erano presenti all’Incontro di Minsk 72 partiti di 59 paesi di tutti i continenti, cosa che, di per sé stessa, smentisce profeti e profezie sulla morte o il declino irreversibile del movimento comunista. L’Incontro è stato realizzato nel quadro delle commemorazioni per i 90 anni della Rivoluzione d’Ottobre. Lì si è dimostrato che esistono forze che continuano a mantenere viva la fiamma dell’Ottobre e che non rinunciano alla lotta per il socialismo. Esattamente come il PCP, sono molti i partiti che ritengono sia possibile una nuova società più giusta e libera dallo sfruttamento dell’uomo da parte di un altro uomo.

Come valuti l’evoluzione della situazione nel Medio Oriente?

E’ una situazione grave e pericolosa che porta il segno delle ambizioni dell’imperialismo nordamericano, ma di cui sono egualmente responsabili le grandi potenze dell’Unione Europea, il che assume contorni ancora più nitidi con l’allineamento della Francia, con Sarkozy, agli USA.

La posizione del nostro Partito, in relazione a Iraq, Afghanistan, Libano è ben nota, per cui faccio solo cenno a due altre situazioni a strettamente collegate a quelle citate. L’Iran, per segnalare la necessità urgente di porre termine alla scalata di sanzioni e preparativi di aggressione che, se si concretizzassero, avrebbero sicuramente le più drammatiche conseguenze. E la Palestina, non solo per confermare all’eroico popolo palestinese l’attiva solidarietà del PCP con la sua lotta nazionale liberatrice, ma per sottolineare ancora una volta che la questione palestinese è la questione centrale del Medio Oriente e che solo con l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU, il ritiro di Israele dai territori occupati nel 1967 e il riconoscimento di uno Stato Palestinese indipendente, sarà possibile raggiungere una pace giusta e duratura nel Medio Oriente. Non è stato questo il senso della riunione di Annapolis orchestrata da Bush; il suo obiettivo è stato quello di rafforzare il ruolo criminale di Israele e di cercare di trascinare l’Autorità Palestinese a piegarsi di fronte agli oppressori dello stesso popolo palestinese.

E in Venezuela?

Il nostro punto di vista è che si è avviato un processo profondamente democratico dalle caratteristiche rivoluzionarie che è necessario comprendere, appoggiare e difendere dalle ingerenze e minacce dell’imperialismo nordamericano. E’ un processo di coraggiosa affermazione della sovranità con tratti profondamente originali, che punta all’obiettivo di una società socialista e, proprio per questo, dispone di una straordinaria base di massa, ma anche di nemici potenti, sul piano interno e internazionale, che sono riusciti, anche se con un margine minimo di voti, a vincere il referendum del 2 dicembre. E’ nostra convinzione che un tale risultato potrà ritardare ma non interrompere il processo bolivariano, diretto dal Presidente Chavez, e che ha l’appoggio dei comunisti venezuelani, a cui ci uniscono forti legami di amicizia e di solidarietà internazionalista.

Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare