Il Pakistan si ferma per dire «no» a Bush

George W. Bush è arrivato ieri sera in Pakistan per quella che la diplomazia americana ha definito «una visita non priva di rischi». L’Air force one, l’aereo con a bordo il presidente statunitense e sua moglie Laura, è atterrato a Islamabad il giorno dopo l’attentato che a Karachi ha ucciso un diplomatico Usa, in un paese blindato e paralizzato da uno sciopero indetto contro l’arrivo del principale sponsor del capo dello stato, il generale golpista Musharraf. È stato lo stesso Bush, proveniente dall’India, a chiarire lo scopo del summit con il suo alleato: «Incontrerò il presidente Musharraf per discutere la vitale cooperazione del Pakistan nella guerra al terrorismo e i nostri sforzi per rafforzare lo sviluppo economico e politico in modo tale da ridurre la forza del radicalismo islamico». Ma, come a voler dare una dimostrazione di forza, tutti i partiti islamisti hanno indetto uno sciopero generale che ieri ha bloccato il paese. Pervez Musharraf è stretto tra la necessità di mostrare fedeltà al suo alleato e un’opposizione islamica sempre più forte. Pochi giorni fa i taleban – il movimento degli studenti coranici che proprio dal Pakistan, alla metà degli anni `90, volse alla conquista dell’Afghanistan – hanno «conquistato» Miramshah, una cittadina del nord-Waziristan, area al confine tra i due stati. Nelle cosiddette «aree tribali» i seguaci del mullah Omar avrebbero ricostituito numerose basi, così come i combattenti di al Qaeda il cui leader, Osama bin Laden, è secondo l’intelligence Usa, nascosto in quell’area. Giovedì a Karachi un’auto guidata da un attentatore suicida si è scagliata contro la macchina di David Fyfe, uccidendo il diplomatico Usa e altre tre persone. Ieri cinque militari canadesi sono stati feriti a Kandahar, in Afghanistan, in seguito ad un attacco suicida. Un numero imprecisato di afghani sono morti in una serie di attacchi dei taleban nella provincia di Helmand. Tutto lascia pensare che l’annunciata «offensiva di primavera», che parte dalle retrovie pakistane, sia già iniziata e che, come prevedono i servizi Usa, quest’anno sarà più intensa.

Ma gli sforzi americani per «combattere l’estremismo islamista» sono messi a repentaglio da una politica piena di contraddizioni. Ieri il New York times ha sottolineato in un duro editoriale le mosse azzardate dell’Amministrazione repubblicana. Il quotidiano statunitense ha stigmatizzato il fatto che Bush abbia raggiunto un accordo con l’India (nemico storico di Islamabad) sul nucleare civile, malgrado New Dehli non abbia firmato il trattato di non proliferazione nucleare. Un patto che non può – secondo il giornale Newyorchese – che far innervosire il Pakistan, che chiede lo stesso trattamento.