Il padronato approva, e impone

Non è una piena corrispondenza d’amorosi sensi, quel turbinio di emozioni, quel siamo tutti a casa che nel 200, alle assise della Confindustria a Parma, un Berlusconi alla vigilia del voto politico ma già in odore di vittoria aveva sigillato nel «programma fotocopia» – confermando l’identita di vedute tra lui e l’allora leader degli imprenditori Antonio D’Amato. Ma Romano Prodi ieri a Vicenza un via libera dai vertici degli industriali l’ha incassato. Certo la folta compagine di piccoli imprenditori presente all’appuntamento veneto si è preparato per oggi, per rassicurare il Cavaliere che non è solo. Ma non ne avrà l’occasione: un breve messaggio di palazzo Chigi ieri sera comunicava che il premier non sarà a Vicenza, «causa lombosciatalgia». Come un sismografo, Berlusconi accusa nel corpo la perdita di appeal che gli hanno decretato i grandi industriali da Montezemolo a Tronchetti Provera; un abbandono che il ministro Roberto Maroni verbalizza esplicitamente accusandoli: «siete passati a sinistra». Tuttavia, nel mutamento della cartografia imprenditoriale col passaggio di testimone dai padroni piccoli, in gloria nell’epoca D’Amato-Berlusconi, ai grandi che hanno determinato il passaggio della leadership a Montezemolo, ci sono ragioni pesanti. E’ il mercato, bellezza.Non si può infatti trascurare che la «dimensione d’impresa» è al centro e non da oggi del dibattito su come si possa reggere la competizione nello scenario europeo e globale. «Grande è meglio» – la sentenza. Così ha un notevole peso il via libera che ieri hanno dato a Prodi il presidente della Confindustria e il vice Pistorio, Tronchetti e persino Massimo Calearo, il duro leader della Federmeccanica, che ha commentato, dopo le risposte del leader dell’Unione, «meglio essere sinceri che raccontare bugie». Palese la sferzata a Berlusconi. Ma questa apertura di credito all’Unione non è senza prezzo. Non solo perché gli imprenditori fanno capire tra le righe che «comunque i problemi veri arrivano quando si deve decidere dal governo». Dunque, si vedrà. E rifugiandosi dietro il presunto pragmatismo che sfoderano come propria attitudine – tradotto. che cosa ci date? – gli industriali chiariscono che se cambiano cavallo, poi vogliono vedere se il cavallo beve. Questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per i sindacati, di fronte a un Prodi che tanto si è preoccupato della Confindustria, fin dai giorni in cui si stendeva il «programma» del centrosinistra. C’è però anche una pesante intrusione di tipo differente nell’attitudine padronale. Il più esplicito è Francesco Bellotti, presidente del comitato per il credito alle Pmi, che promuove Prodi – «interessanti alcuni suoi spunti che vanno nella direzione auspicata da Confindustria» – ma si preoccupa per «le difficoltà della coalizione di centrosinistra di trovare al proprio interno la coesione necessaria a realizzarli». Insomma, dalli agli estremisti, il leader dell’Unione è avvisato.