Il numero 300.000.000 sarà bienvenido e deportato

Gli Stati Uniti si avvicinano al traguardo dei 300 milioni di abitanti, popolazione che li conferma al quarto posto nella classifica mondiale dopo Cina, India e Indonesia e davanti al Brasile. Tuttavia in una nazione tuttora segnata dalla narrativa fondante basata sull’espansione territoriale, la crescita demografica suscita sentimenti più equivochi.
Nel 1881 Walt Whitman contemplando in estasi le praterie che si estendevano a perdita d’occhio verso l’orizzonte occidentale proclamava «senza dubbio è già nato il bambino destinato a vedere cento milioni di persone, le più benestanti e avanzate al mondo, occupare queste praterie, queste grandi pianure…». Ipotesi giusta peraltro visto che quel traguardo venne raggiunto nel 1915. Da allora ci vollero altri 52 anni prima che Lyndon Johnson segnasse cerimoniosamente il raddoppio a quota 200 milioni, altri 40 nemmeno ne sono bastati per aggiungerne 100 milioni ancora.
Attesa senza entusiasmo
Rispetto ai tempi di Whitman e della sua infervorata invocazione al manifest destiny, alla vigilia di questo nuovo traguardo c’è considerevolmente meno entusiasmo. Non è tanto che sia svanito il senso di predestinazione – ancora un’influenza profondamente radicata nella psiche nazionale particolarmente in tempi di revival neocon-evangelico, e anche il senso di frontiera seppur non più nei termini estatici di Jefferson e Turner, è pur sempre presente nell’idelale «mistico» americano. Né si tratta dell’esaurimento dello spazio – il quadrante occidentale del paese rimane pur sempre fra le aree meno popolate dell’emisfero – non è tanto l’America cioé quanto il volto degli Americani a rivelarsi problematico.
Il trecento milionesimo americano infatti avrà buona probabilità di avere la pelle bruna e di nascere di qui a qualche giorno presumibilmente nella contea di Los Angeles. Questo dicono perlomeno le proiezioni statistiche del Census Bureau, il dipartimento del censimento che sta seguendo passo passo il conto alla rovescia verso la pietra miliare demografica. Conclusione ad effetto a cui si giunge abbinando due dati: 1) la popolazione in maggior crescita in America oggi è quella ispanica 2) la provincia a più alto tasso di latinos è appunto quella della città degli angeli.
La statistica com’è noto non è disciplina empirica ma scienza dell’estrapolazione e quindi l’americano numero 300.000.000 potrebbe anche non essere ispano americano losangelese ma un asiataico di Portland come un francofono della Louisiana, ma il calcolo delle propabilita svela una realtà più ampia e cioé che la crescita demografica d’America è frutto dell’immigrazione. I cittadini «nativi» hanno infatti un tasso di crescita zero (per l’esattezza 2,1 figli per coppia o quanto basta al mantenimento della popolazione) mentre l’incremento è rappresentato dall’influsso di immigrati e nella grandissima parte costoro sono di origine centroamericana.
Questo stesso dato è alla radice della montante marea xenofobica rappresentata dai vigilantes di frontiera e dai più di 500 disegni di legge, ordinanze e decreti presentati negli ultimi 12 mesi per arginare variamente l’immigrazione; una politica dell’esclusione avallata e strumentalizzata nelle logiche di una stagione elettorale la cui manifestazione più vistosa è l’approvazione del vallo difensivo di 1200 km sul fianco meridionale del paese contro le orde del Sud.
Occhio alla frontiera
Paradossalmente il muro della paura sta già avendo l’effetto di rinchiudere in America migliaia di persone che normalemnte tornerebbero a casa dopo un periodo di lavoro o andrebbero avanti e indietro fra i due paesi secondo i flussi «naturali» di una regione storicamente frontaliera. Non che la militarizzazione del confine non stia funzionando: basta vedere i raccolti di frutta e verdura che stanno attualmente marcendo nei campi del paniere californiano in assenza della manodopera necessaria all’agricoltura.
Nel frattempo, in barba alle misure difensive, la festa per l’americano numero 300.000.000 con tutta probabilità si farà in un barrio latino – ed è quasi certo che a far compiere all’odometro il fatidico scatto sarà proprio un «clandestino» sbucato da uno dei tunnel scavati sotto la barriera, nel qual caso l’Americano numero 300.000.000 potrebbe venire immediatamente deportato.