Il nucleare iraniano? Un pretesto per continuare a fare i propri giochi nella regione

“Una volta l’agenzia per l’energia atomica dice che la bomba sara’ pronta tra dieci anni, un’altra volta tra cinque. Oggi il direttore della Cia Panetta dice che bastano due anni. Mi sembra tutto un gioco al ribasso per coprire le reali intenzione di Stati Uniti e Israele”. Angelo Baracca, docente di fisica nucleare Università di Firenze, ritiene ‘plausibile’ che l’Iran possa avere raggiunto uno stadio avanzato di arricchimento dell’uranio, ma che questo debba venire usato per fini bellici non e’ assolutamente automatico. “Se e’ vero che la Corea del Nord ha fatto in tre anni una bomba col plutonio, ritrattando il combustibile del reattore che aveva, allora si’, e’ possibile che anche l’Iran ci sia vicino. Non mi sbilancerei ne’ in un senso ne’ nell’altro, mi sembra che il problema stia da un’altra parte”.

D: Dove, professore?
R: Beh, con le notizie che si hanno sullo schieramento di sommmergibili nucleari sia israeliani che statunitensi nell’Oceano Indiano, se non nel Golfo Persico, il passaggio della flotta dal Canale di Suez la scorsa settimana, aerei israeliani che ottengono basi e corridoi aerei in Arabia Saudita dopo che la Turchia ha vietato il sorvolo del suo spazio aereo, tutti questi movimenti possono effettivamente preludere a un atto di forza. Ma un atto di forza e’ la contraddizione piu’ grande della conclusione della conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione di un mese fa. Li’ si e’ stabilito, per il 2012, di organizzare un incontro internazionale per fare del Medio Oriente una zona ‘nuclear-free’. Ma le conferenze mica si improvvisano, ne’ si organizzano con segnali di guerra come questi…

D: Occorre negoziare, prima di tutto…
R: Mi sembra evidente che di negoziare qui non ce n’e’ nessuna voglia. Quando il Consiglio di Sicurezza ha votato le sanzioni contro l’Iran ha completamente ignorato e bypassato le trattative che la Turchia e il Brasile avevano intavolato con Teheran per fargli arricchire il combustibile al di fuori del Paese. Questo perche’ tali trattative hanno interferito con i giochi strategici degli Stati Uniti e di Israele. Hanno completamente sorvolato questa possibilita’ di negoziato, di apertura, che andava perseguita. Li hanno lasciati soli, poi hanno detto che cio’ che stavano facendo non andava bene, che la strada non era quella giusta. I disegni sono altri. Non e’ che il problema del nucleare dell’Iran non sia reale, ma e’ un pretesto per gli interessi strategici di Stati Uniti e altre grandi potenze di cui Israele e’ una delle sponde. Inoltre, se il problema e’ l’Iran che non ha bombe, mentre Israele ne ha 200, di cosa stiamo parlando? Ci sono giochi che vanno molto al di la’ del problema del nucleare. Io credo che il rischio dell’attacco ci sia, pero’ credo che il nucleare sia un pretesto. Un attacco ai siti iraniani ritarderebbe gli eventuali piani di arrichimento dell’uranio, e non li eliminerebbe. Il disegno di un eventuale attacco e’ di eliminare una potenza regionale come l’Iran, metterla nell’angolo per poter continuare a fare i propri giochi. Gli Stati Uniti per quanto riguarda il controllo dei corridoi energetici, Israele per il suo ruolo di potenza regionale che un Iran troppo forte metterebbe sicuramente in pericolo.

* Angelo Baracca è docente di fisica nucleare all’università di Firenze.

L’intervista è stata realizzata da www.peacereporter.net