«Il nostro tempo è appena cominciato»

Non capita spesso di assistere a una grande manifestazione in cui la partecipazione irrompe in modo così vitale da far saltare qualsiasi meccanismo organizzativo. E’ accaduto ieri a Roma dove un grandissimo corteo studentesco si è impossessato della città occupando, in forme e quantità che non ricordavamo, la stessa piazza del Parlamento. Un corteo che doveva concludersi in piazza Navona si è disperso in mille rivoli di coscienza civile e antagonista, dirigendosi in forma spontanea e diretta fino al cuore della politica italiana, di fronte a quel palazzo in cui la riforma Moratti sta per essere approvata. E che spettacolo nel vedere i commessi della Camera distribuire bottiglie d’acqua agli studenti accaldati o i parlamentari di opposizione (eccezionale il gruppo di Rifondazione comunista), capaci di svolgere con dedizione una connessione tra la propria carica istituzionale e la carica sociale della piazza. Gli studenti hanno travalicato le capacità e l’esperienza di chi, legittimamente, si era posto alla testa della manifestazione ma che pure è rimasto sorpreso da tanta rabbia composta e da tanta determinazione. Un antagonismo grezzo (e quindi prezioso) e una carica ribelle inusitata si è affacciata in una capitale assolata e quindi ancor più disposta ad ascoltare le ragioni di una generazione che avverte che il proprio tempo «è appena cominciato», riedizione fantasiosa del sessantottino ce n’est qu’un debut.
E sta qui, nello slogan scelto, nell’urgenza che quel tempo si trasformi da futuro incerto in tempo presente, e quindi da vivere liberamente e senza costrizioni, che sta forse il messaggio più attraente di questa formidabile giornata di lotta. Tempo per sé e per la propria vita è il desiderio rivendicato a gran voce; tempo che invece è ancora costretto e stritolato da un presente immarcescibile. La protesta, in realtà, travalica la stessa Moratti e affonda nella constatazione diretta di condizioni di studio e di vita che non combaciano con aspettative e desideri. Gli studenti contestano già l’università del 3+2, della frequenza obbligatoria, della didattica povera, dei tempi di studio e di vita insopportabili, del rapporto diretto con il mercato del lavoro, della preparazione alla precarietà. Il ddl Moratti si inscrive in un percorso già scritto al termine del quale c’è solo il buio di un futuro indecifrabile. Ed è logico che in cima all’incubo ci sia colui che interpreta magistralmente la politica della precarizzazione e dell’ansia, il capo di un governo che ieri è stato fatto a pezzi. Ma solo simbolicamente, perché gli studenti nel cuore di Roma hanno manifestato con la rabbia e con la gioia di vivere; con la determinazione e l’intelligenza di chi sa che ha tutto da perdere dalle provocazioni; con la capacità di scavalcare cordoni di polizia, manganelli, insulti di poliziotti non «attenti agli ordini» ma sempre con le mani alzate, con il viso aperto, con lo sguardo dritto.

Il loro tempo è appena cominciato e sono figli del nostro tempo. Di un tempo in cui la moderazione è acclamata come dote universale, e astratta, della politica, mentre i corpi hanno bisogno di radicalità, di risposte concrete, di cambiamenti necessari. Bisognerà batterla questa Moratti ma la lotta per la sua soppressione non può che colpire lo sconquasso dell’istruzione che il centrosinistra ha contribuito a determinare. Bisognerà battere le tante leggi di Berlusconi per colpirne la logica di fondo e gli studenti hanno mostrato, ancora una volta, la strada. Forse bisognerà seguirli, mettendo insieme la forza di migliaia di vertenze dimenticate e di miriadi di bisogni inesplorati. Bisognerà seguirli, da subito, magari con una bella manifestazione di popolo contro la Finanziaria e le leggi oscene del centrodestra, senza la pretesa di mettersi alla testa ma lasciando che sia la partecipazione radicale, dirompente, capace di trasformare le cose a guidare la corsa. Bisognerà seguirli perché, forse davvero, il loro tempo, il nostro tempo, è appena cominciato.