Il nostro tempo è appena cominciato, tutti a Roma il 25 ottobre

Agli atenei occupati e a quelli in agitazione, alle studentesse e agli studenti dell’università e delle scuole, ai ricercatori precari. Lunedì 10 ottobre gli studenti universitari della «Sapienza» di Roma si sono ripresi il tempo e la parola. Un concentramento convocato dagli studenti di fisica si è trasformato in una grande assemblea che dava inizio all’occupazione del dipartimento. Come un virus benefico, questa si è estesa immediatamente alle facoltà di Chimica, Matematica, Lettere, Scienze politiche, Psicologia, Geologia, Informatica, Sociologia, Economia, Architettura. L’ateneo più grande d’Europa è in rivolta, è bloccato, è attraversato dall’iniziativa autonoma di centinaia di studenti e ricercatori precari.

Erano almeno 15 anni che non accadeva una cosa del genere! E accade nell’università della riforma, del 3+2, della frequenza obbligatoria, università in cui ogni forma di protesta e di mobilitazione sembrava impraticabile.

Il 25 ottobre, mentre le università di tutta Italia chiedono a gran voce il ritiro del ddl, la Moratti si appresta a concludere a colpi di fiducia l’iter parlamentare di ratifica della legge. La ricerca pubblica italiana, già debole e priva di finanziamenti, sarà sottoposta ad un drammatico processo di precarizzazione. L’insegnamento verrà ulteriormente dequalificato. Il ritiro del Ddl e le dimissioni della Moratti rappresentano per tutti un obiettivo decisivo e non rinviabile!

Ma nelle occupazioni è anche emerso con forza un discorso radicalmente critico nei confronti delle trasformazioni che hanno investito l’università in questi ultimi anni. Una didattica povera, tempi di studio e di vita insopportabili, l’illusione di una rapporto diretto con il mercato del lavoro. Processi che hanno ridisegnato i nostri atenei a partire dagli anni novanta, segnandone la disfatta. I saperi specialistici e parcellizzati producono precari, ricattabili, privi di diritti e di forza contrattuale. La riforma Zecchino, e ancora peggio quella della «Y» immaginata dalla Moratti, hanno un solo obiettivo: distruggere l’università come spazio pubblico e come laboratorio di saperi critici. Nuovi sbarramenti e processi di selezione investono tanto il campo delle conoscenze quanto quello dell’accesso e dei servizi, dall’aumento delle tasse al caro-libri, dall’inesistenza di forme gratuite e pubbliche di circolazione dei saperi al mercato della formazione post-laurea (master). Il diritto allo studio è ormai messo all’angolo dai processi di privatizzazione selvaggia dei servizi (casa, mense). Ma le occupazioni parlano già da ora di un’altra università in movimento, fatta dagli studenti, dai loro desideri di conoscenza, non asservibili agli interessi del mercato.

E’ a partire da questa esperienza piena, di autogestione, che si sta manifestando nell’ateneo romano, che rivolgiamo un invito alla relazione a tutti quei soggetti che in questi anni, e in particolare in queste settimane, si sono battuti per il carattere pubblico dell’istruzione e della cultura in genere. In primo luogo gli studenti e il mondo della scuola, colpito a partire dal 2001 in modo inesorabile dalla furia devastatrice di Moratti e che richiede l’abrogazione immediata della riforma. Poi i lavoratori precari della cultura e dello spettacolo che, già privi di diritti, sono vittime dell’ultima finanziaria di Tremonti. Una finanziaria che «chiude i conti» con la spesa pubblica (sanità, enti locali, ricerca), per continuare a destinare fondi agli interventi di guerra e alle misure di sicurezza.

Riteniamo che sia venuto il tempo di smettere di abbassare la testa. Una nuova sconfitta sarebbe letale per l’università e l’istruzione italiana. Non basta testimoniare la contrarietà alla Moratti e al governo Berlusconi, c’è bisogno di riprendersi la parola e il diritto a decidere. Il movimento degli studenti e dei ricercatori precari, così come degli studenti medi, che da Roma si sta estendendo al resto d’Italia, è l’unica speranza forte di arrestare il processo di devastazione sociale che ha riguardato il nostro paese in questi anni e di riorientare preventivamente le politiche dei futuri governi in materia di istruzione.

Il 25 ottobre invitiamo tutti al grande corteo che a partire dalle 10,00 si snoderà tra Piazza Esedra e Piazza Navona a Roma, per assediare con creatività e determinazione i palazzi della decisione e del governo illegittimo di questo paese. E invitiamo tutte le altre manifestazioni che in quella giornata si svolgeranno contro il ddl a unirsi a noi, perché insieme saremo più forti.

Ma soprattutto chiamiamo tutti a fare treni e corriere, a mettersi in viaggio e a raggiungere Roma, perché la distanza non può fermare i sogni.

E’ ancora presto per tornare a casa e che il nostro tempo è appena cominciato!

Dalle facoltà occupate della «Sapienza»