Il modello Roma vota col centrodestra

Non capita spesso. È capitato a Roma: il Pd e il centrodestra hanno votato insieme in consiglio comunale contro la delibera che avrebbe istituito un registro delle unioni civili. A favore soltanto la sinistra, cosiddetta, radicale. Veltroni però non era in aula. E – pur se l’aula era presidiata dai suoi uomini – anche questo non capita spesso. Forse, probabilmente, è un effetto dell’editoriale pubblicato domenica scorsa dal supplemento romano di Avvenire (di cui parliamo nell’articolo qui sotto) e attribuibile al cardinale Camillo Ruini. Non potendo più assestarsi sulla linea del non decidere, il Pd ha votato e ha votato «no» come il centrodestra. E ora qualcuno inizia a chiedersi se proprio in Campidoglio esista una nuova maggioranza. Con la contestuale bocciatura dell’ordine del giorno presentato dal Pd e che doveva costituire una mediazione possibile, emerge con chiarezza anche l’ultimo dato politico della giornata: la difficoltà di governare una maggioranza apertamente divisa.
Facciamo un passo indietro. La seduta di ieri è stata piuttosto animata, soprattutto nel centrosinistra. Tra il pubblico, c’erano Vladimir Luxuria, Paolo Cento, Angelo Bonelli e Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione. Al voto finale si è arrivati senza grandi sorprese. Molto più interessante è il percorso che ha portato al risultato di ieri e che passa attraverso la vicesindaco Maria Pia Garavaglia e l’assessore Lucio D’Ubaldo, autori di un tentativo di mediazione tra le anime del centrosinistra. Ed entrambi assenti ieri in aula, proprio come Veltroni. Mentre la Garavaglia si è occupata della prima fase, D’Ubaldo,
è entrato in scena successivamente. La sua proposta di istituire un registro delle solidarietà civili – una semplice sistemata formale a quanto già i comuni possono fare – unita al veltroniano “se ne occupi il Parlamento”, era diventato un ordine del giorno sul quale in extremis il Pd aveva trovato una intesa, nonostante i nuovi strali vaticani. Certo, con il rinvio al Parlamento della questione il sindaco si sarebbe ritrovato il dossier aperto sul suo tavolo di segretario del Pd ma, con tutta probabilità, la questione coppie di fatto è una di quelle destinate a essere sacrificate dalle verifiche che la maggioranza parlamentare si prepara a fare tra gennaio e febbraio. Dunque, il problema si potrebbe risolvere da solo. Anche quell’ordine del giorno è stato ad ogni buon conto bocciato dall’aula. Le divisioni però non sono soltanto in consiglio comunale e in Parlamento se è vero che c’è chi ha letto l’editoriale non firmato ma evidentemente ispirato direttamente da Ruini e apparso su Avvenire non solo come un , secco no a qualsiasi possibilità di trattativa ma anche come il segno di una divisione in Vaticano, tanto che ci sarebbe da pensare che, se così fosse, a Roma chi ha voluto rassicurare la Curia deve aver sbagliato indirizzo.
Sta di fatto che, qualunque sia la ragione che ha spinto Avvenire a rilanciare rispetto alle posizioni che il Vaticano sembrava aver avallato accogliendo le rassicurazioni di Veltroni, qualche effetto questo rilancio lo ha immediatamente avuto, ad esempio spingendo D’Ubaldo a chiedere il ritiro dell’ordine del giorno -poi però posto comunque in votazione – che, in fondo, accoglieva nella sostanza la sua proposta di mediazione. E già questo dovrebbe dare la misura dell’atteggiamento politico del Pd.
Dunque, ad oggi la situazione è la seguente: in consiglio comunale a Roma il Pd pur di non votare con la sinistra la delibera sulle unioni finisce per votare con An e Forza Italia; il centrosinistra romano appare diviso e anche nel Pd, al di là delle dichiarazioni e dei voti, qualche mal di pancia c’è; questa maggioranza sostiene un sindaco che – guarda un po’ – è anche segretario del Pd nazionale e che su questi temi, pur rinviando la palla in Parlamento, dovrà prima o poi prendere una posizione, considerata proprio la sua leadership nazionale, altrimenti i casi Binet-ti saranno più la regola che l’eccezione. Infine, se la politica non riesce a decidere su materie così delicate o dice sempre di no, a peggiorare le cose c’è la sensazione di una politica che, più che inseguire le proprie idee, decide di inseguire il Vaticano. E ciò appare inquietante a maggior ragione nella settimana nella quale cade l’anniversario della morte di Piergiorgio Welby.