Il modello Marchionne in Serbia. New e bad company: privatizzare i profitti, socializzare le perdite

A febbraio scorso la Fiat era entrata in possesso degli stabilimenti della fabbrica Zastava per farne un polo produttivo per l’Est creando una nuova società la Fiat Auto Serbia (FAS) ed aveva assunto 1000 lavoratori (facendo firmare un contratto individuale) sul totale di 2600 che erano ancora in carico all’azienda. Il salario medio in FAS è di circa 320 euro.

Così si erano create due aziende, la FAS proprietaria degli stabilimenti e con 1000 dipendenti ed una azienda (chiamata Zastava Automobili), che risultava in pratica una scatola vuota, rimasta di proprietà pubblica a cui venivano affidati i restanti 1600 lavoratori. Stipendio medio 250 euro. E’ il nuovo modello Marchionne: la creazione di una new company a cui conferire le produzioni e gli stabilimenti e una bad company su cui scaricare debiti e lavoratori in eccesso.

Zastava Automobili addio…

Il Governo serbo, a ridosso della fine dell’anno, attraverso il suo Ministro dell’economia, il tristemente noto Mladan Dinkic, ha improvvisamente dichiarato la chiusura totale della Zastava Auto e la conseguente messa in mobilità di tutti i lavoratori a partire dal 5 gennaio. Quando si sono sparse le prime voci i lavoratori hanno reagito immediatamente entrando in sciopero e effettuando un tentativo di occupazione del Comune di Kragujevac. Ma il governo ha “tirato dritto”.

Per i 1600 lavoratori della Zastava Auto si sono spalancate le porte della disoccupazione.

Circa 600 di loro, i più anziani, saranno “accompagnati” verso la pensione con ammortizzatori economici molto deboli, ma circa 1000 riceveranno 300 euro di liquidazione per ogni anno lavorato e un sussidio di meno di 200 euro al mese per un anno e di meno di 150 per un secondo anno. Visto che in Serbia la disoccupazione viaggia sopra il 20% significa condannarli ad una condizione di precarietà che durerà per tutta la loro vita.

La Fiat ha ottenuto quello che le occorreva, la cancellazione del marchio Zastava, la proprietà degli impianti e un ampio serbatoio di lavoratori pagati pochissimo a cui attingere, a seconda del bisogno.

I nuovi schiavi e il diritto di sciopero cancellato

La situazione in Fiat Auto Serbia è molto tesa. A ottobre il Sindacato ha chiesto un aumento dei salari e proclamato uno sciopero per il 19 ottobre. La Fiat ha risposto dichiarando il 19 ottobre giorno non lavorativo. Per il 2010 la Fas aveva previsto il montaggio di 30.000 Punto, ma la Fiat è ancora molto lontana dagli obiettivi per i quali ha preso molti soldi dal governo serbo. Per il 2010 c’è stato il bonus governativo di 1000 euro per l’acquisto di ogni vettura nuova; nulla si sa per il 2011. Comunque in relazione alla crisi economica sempre più forte sono calate anche le vendite e il governo ha abbassato le tasse sulla importazione di macchine usate, perché la popolazione ha sempre meno risorse disponibili.

La Fas dovrebbe occupare a regime, nel 2012, 2500 lavoratori. Gli accordi con Fiat erano che solo per far ripartire le produzioni avrebbe assorbito subito circa 1.000 lavoratori la cui selezione è avvenuta tramite un test, i cui risultati non sono mai stati resi noti. In base agli accordi col governo serbo La Fiat non è tenuta ad assumere altri lavoratori Zastava, e, se ne avrà bisogno per completare l’organico, potrà assumerli attraverso l’Ufficio di collocamento pubblico, ricevendo un bel regalo di 5000-7000 euro di contributo governativo per ogni assunto.

Fino ad ora l’investimento reale della Fiat è stato pari a zero. Hanno versato 100 milioni, che sono in qualche conto di qualche banca, ma non sono stati usati per lo stabilimento; tutti gli investimenti attuati finora sono avvenuti con fondi del governo.

Per una unità di lotte e solidarietà internazionalista

Negli stessi giorni in cui Marchionne cerca di imporre agli operai di Mirafiori a Torino il suo contratto-capestro, si abbatte a Kragujevac sulla Zastava Automobili la scure dei licenziamenti, mentre agli operai occupati nella FAS si prova a togliere il diritto di sciopero, per mantenerli con sottosalari e condizioni di lavoro proibitive. Alla strategia padronale del divide et impera bisogna rispondere ricostruendo l’internazionalismo delle lotte, con l’unità e il coordinamento delle resistenze e della lotta di tutti i lavoratori degli stabilimenti FIAT nel mondo. Alla mondializzazione del capitale bisogna rispondere con l’internazionale del lavoro.

[sintesi e rielaborazione del report di Riccardo Pilato (Associazione “Zastava Brescia per la Solidarietà Internazionale”) e Gilberto Vlaic (Ass. “Non Bombe ma Solo Caramelle” e delle interviste di Fabio Sebastiani a Rajka Veljovic e Radoslav Delic su Liberazione del 7 e 8 gennaio 2011, riprese dal sito del Coordinamento nazionale per la Jugoslavia, http://www.cnj.it.]