«Il mio sì alla missione? Il male minore»

Contro la partecipazione dell’Italia alla forza multinazionale in Libano i pacifisti dell’Unione non faranno le barricate. I dubbi, che pure esistono, non si trasformeranno nella maggior parte dei casi in voto contrario alla missione prevista dalla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza Onu. I verdi (tutti) hanno dato il proprio assenso. I comunisti italiani, per bocca del segretario Oliviero Diliberto, si dicono favorevoli a glissare sul passaggio in parlamento, barattandolo con una meno pericolosa «comunicazione alle commissioni esteri e difesa». Solo dentro Rifondazione comunista si ipotizza qualche no (Franco Turigliatto, Fosco Giannini e Salvatore Cannavò), mentre fuori del parlamento si dice contrario alla missione Marco Ferrando del Partito dei lavoratori. «Rimane qualche zona d’ombra», ammette Mauro Bulgarelli dei verdi, tra i senatori «dissidenti» sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, ma che questa volta dirà «sì».

Bulgarelli, nella maggioranza c’è già chi avverte voi pacifisti: «In Libano i militari italiani faranno uso di armi». Non la mette a disagio questa situazione?
A chi confeziona queste previsioni io rivolgo un invito, quello di smetterla di alzare venti di guerra. Dovrebbero cercare di ascoltare di più le voci che vengono da quei territori, che chiedono che la guerra finisca. Credo che l’invio di una forza multinazionale sia da considerare come il male minore. E giudico positivamente la risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu, anche perché è stata accettata da tutte le parti coinvolte (compresi gli Hezbollah). E pesche contempla l’affiancamento a 15 mila soldati libanesi.

In Germania la sinistra del partito socialdemocratico si dice contraria a una eventuale partecipazione tedesca alla missione. Non la smuovono quelle critiche?
Anche io nutro delle preoccupazioni nei confronti della missione. Esistono delle zone d’ombra, soprattutto relative alle regole d’ingaggio. Ma credo che le stesse verranno chiarite dallo spirito con la quale è stata varata questa risoluzione: esigenza di un repentino «cessate il fuoco» e definizione di una «fascia di sicurezza». Ma il mio voto sarà accompagnato dalla proposta di istituire una commissione di monitoraggio sulle missioni, già avanzata ai tempi del rifinanziamento della missione in Afghanistan.

Quali sono le differenze rispetto a quel voto?
In Afghanistan la guerra si è svolta all’interno di uno stesso stato. Qui ci sono due paesi in conflitto. E poi l’Onu, questa volta, non si è mossa a due velocità, una dell’Assemblea e una del Consiglio di sicurezza.

Accetterebbe la proposta di Diliberto, che vuole sostituire il passaggio in parlamento con una comunicazione alle commissioni competenti?
Su argomenti del genere io privilegerei il dibattito in parlamento. Però sì, l’accetterei. Darei il mio «nulla osta».

La missione sta scatenando polemiche relative alla copertura finanziaria. Che pensa del «problema soldi»?
I problemi economici del nostro paese per me rappresentano elementi di seria preoccupazione. Ma, davanti all’orrore della guerra, questi motivi non potrebbero mai determinare una elusione delle nostre responsabilità. Non possiamo sottrarci…