Il ministro israeliano: «Una Shoah per Gaza»

I carri armati israeliani entreranno al centro e al sud di Gaza e la divideranno in tre parti. Poi blindati e truppe scelte rioccuperanno una per volta Gaza city, Khan Yunis e Rafah, preoccupandosi di eliminare le forze di Hamas e di abbattere l’esecutivo di Ismail Haniyeh. È questo lo scenario che i palestinesi di Gaza si attendono nei prossimi giorni, forse già nelle prossime ore.
Una previsione in linea con gli obiettivi dell’invasione descritti dai giornali israeliani. Intanto l’establishment politico-militare dello Stato ebraico «prepara il mondo» alla guerra, parlando della inevitabilità di una «ampia operazione» volta a metter fine ai lanci di razzi palestinesi.
Il viceministro della difesa Matan Vilnay, facendo una gaffe, ha definito «shoah», quello che accadrà a Gaza, usando il termine col quale viene definito l’olocausto degli ebrei operato dal nazismo. In seguito un portavoce di Vilnay ha precisato che il ministro aveva usato la parola nel senso letterale di «disastro» e spiegato che «non intendeva alludere in alcun modo a un genocidio».
Una tregua è possibile subito – ieri anche l’ex ministro della giustizia israeliano Yossi Beilin ha detto che il movimento islamico è pronto a rispettarla – ma il governo di Ehud Olmert la esclude perché, spiega la stampa locale, vuole fare piazza pulita degli islamisti. Più precisamente intende eliminare la «minaccia strategica» rappresentata dai razzi Grad (katiusha) di cui il braccio armato di Hamas sarebbe in possesso, anche se ciò costerà la vita di centinaia, forse migliaia di palestinesi di Gaza e di tanti soldati israeliani. In visita ad Ashqelon, dove due giorni fa un’abitazione sarebbe stata centrata da un Grad, il ministro della difesa Barak ha ribadito che l’operazione è sul punto di scattare e a confermarlo indirettamente è stato il rinvio della visita in Israele e nei Territori occupati del mediatore egiziano Suleiman.
Un’atmosfera di mobilitazione si avvertiva perciò ieri tra gli attivisti di Hamas a Gaza mentre continuavano i raid aerei israeliani e le incursioni di terra che in tre giorni hanno fatto almeno 33 morti (di cui otto bambini) tra i palestinesi e decine di feriti. Anche ieri razzi artigianali Qassam sono caduti su Sderot – dove mercoledì avevano ucciso uno studente israeliano – provocando il ferimento di una donna e un forte spavento al leader dell’estrema destra Lieberman in visita alla città.
Hamas da parte sua ripete che gli israeliani troveranno pane per i loro denti se entreranno a Gaza. Ismail Haniyeh ieri, durante i funerali delle ultime vittime, ha ribadito che i palestinesi non temono l’invasione. «Gli israeliani non hanno forse tenuto sotto occupazione militare la Striscia di Gaza per 38 anni? E cosa hanno ottenuto? Non sono certo riusciti a spezzare la determinazione dei palestinesi a lottare per la libertà», ha detto rivolgendosi a una folla di migliaia di persone. Ha poi smentito con forza che i razzi Qassam siano all’origine dell’escalation di questi giorni. «I lanci erano terminati ma Israele ha destabilizzato la situazione uccidendo mercoledì a Khan Yunes cinque nostri combattenti. I razzi sono un pretesto» ha concluso.
Il movimento islamico ha anche puntato l’indice contro il presidente dell’Anp Abu Mazen, secondo il quale al-Qaeda si sarebbe infiltrata a Gaza proprio con l’aiuto di Hamas. «Sono questo genere di dichiarazioni che coprono i raid aerei che stiamo subendo», ha detto Haniyeh.
Ma l’invasione di Gaza forse è solo un tassello del mosaico di guerra che si sta costruendo nella regione. L’arrivo al largo delle coste libanesi dell’incrociatore Uss Cole è un avvertimento di Washington alla Siria e ad Hezbollah e un’ulteriore conferma della preparazione di un attacco americano, o israelo-americano, alle centrali nucleari iraniane. Non occorre essere esperti di strategie militari per capire che Israele, per affrontare la conseguente risposta missilistica dell’Iran, ha bisogno di «normalizzare» il fronte nord (Hezbollah) e quello sud (Hamas). Ciò spiega perché una guerra in Libano e la rioccupazione di Gaza sono diventate «inevitabili». Ieri il kuwaitiano as-Siyyasa, giornale antisiriano e vicino ai servizi segreti, ha scritto che Israele durante il nuovo conflitto con Hezbollah colpirà nella Bekaa per coinvolgere anche Damasco.