Il minimo della pena

In fabbrica gli unici garantiti sono i guardiani notturni, i manutentori fissi e i cosiddetti pipistrelli, cioè i lavoratori che scelgono di timbrare il cartellino sempre di notte, pur di trasformare un salario di merda in un salario appena decente. Parliamo di un tema sensibile, la pensione, per chi vive soltanto in attesa di appendere la tuta al chiodo nella speranza di riprendersi l’ultimo pezzo di vita. Sono decenni che di governo in governo viene rimandata la soluzione del problema, che si riduce alla semplice domanda: quali lavori vanno definiti usuranti, e di conseguenza, quali e quanti sono i lavoratori usurati? C’è la Cayenna: palombari, minatori, operai nelle cave e nelle gallerie, chi tratta lo smaltimento dell’amianto, chi opera sottoposto ad alte temperature, così come già definito da un decreto di nove anni fa. A questi si aggiungono i conducenti che trasportano persone su mezzi pubblici pesanti, ma non quelli che trasportano merci, quelle merci che, per una volta e a sproposito, diventano meno impegnative e dunque meno usuranti delle persone fisiche. E’ lo stesso criterio caino che divide chi nei call center effettua le telefonate da chi le riceve. Poi ci sono i turnisti, in fabbrica come nelle corsie d’ospedale. Per costoro sono stati applicati gli scalini, un mezzo per scendere tra i bisogni delle masse diventato modello generale per il morente governo Prodi. Chi ha lavorato tra le 64 e le 71 notti l’anno, per almeno metà della vita o per 7 anni negli ultimi 10 di lavoro, avrà un anno di sconto di pena e andrà in pensione un anno prima. Due anni di sconto a chi ha lavorato tra le 72 e le 77 notti, e infine, tre anni di bonus a chi ha lavorato più di 78 notti l’anno. Le maestre d’asilo, a cui persino il ministro Damiano aveva ammiccato, non si usurano mai. Sono fatte di una materia speciale. Ai fischi degli operai di Mirafiori risposero sindacalisti e politici: vedrete, il testo del protocollo su welfare e pensioni sarà migliorato; vedrete, tutti i turnisti, tutti i «catenari» saranno compresi nella platea – così la chiamano – dei lavoratori usurati. Gli operai della Fiat non credettero a quelle promesse e votarono contro il protocollo perché capivano che comunque si sarebbe allontanato nel tempo il giorno della liberazione. Ma la consultazione sindacale sortì un risultato opposto a quello di Mirafiori, quello voluto da Cgil, Cisl e Uil, dal governo e dalle organizzazioni padronali. Così è aumentata la solitudine di quella classe operaia (ci consenta Veltroni), così è cresciuta la percezione del fallimento dell’esperienza di un governo che pure quegli operai, che producono automobili o lavatrici per quattro soldi e per troppi anni, avevano contribuito a costruire. Il decreto varato ieri in zona Cesarini – ammesso che concluda positivamente il suo iter parlamentare – è una metafora del governo Prodi, che pure potremmo arrivare a rimpiangere, persino se a vincere non fosse Berlusconi. Non si poteva fare di più: i rapporti di forza… le divisioni interne… le forze sociali… la Confindustria… Sappiamo quante divisioni ha la Confindustria, ma quanti voti porta, ieri al centrosinistra e oggi al Pd? Più o meno degli operai dipendenti e usurati?