Il milione in piazza chiama Sinistra al lavoro sull’unità

Oltrea al milione di persone presenti, mente e corpo in piazza, l’altro lato certo prodotto dal 20ottobre è che il successo della manifestazione è servito a scoprire un po’ di altarini del processo unitario a sinistra. Se da un lato, Rfondazione Comunista, al termine della consueta riunione di segreteria del lunedì, avanza determinata sulla «accelerazione del processo unitario», dall’altro il Pdci rimarca sui propri simboli identitari, i Verdi nicchiano in attesa dell’incontro Tra i leader Sd si esprime con una pluralità di voci non tutte sgombre di nodi. Sia chiaro: nessuno dei quattro partiti interessati si dichiara contrario afla prosecuzione del processo avviato in primavera. Ma ed difficile non notare la diversità degli accenti, sopratttutto tra chi in piazza c’era (anche dirigenti e militanti di Sd) e chi invece non ha aderito.
Il Prc rilancia con la convocazione degli stari generali entro dicembre. Il modello, come ripete ormai da tempo colui chel’ha proposto, Franco Giordano, dovrà essere quello dei social forum, esperienza altamente significativa e formatìva per la sinistra degli anni scorsi che permette una partecipazione di massa e non legata ai soli militanti e iscritti di partìto. Insomma, un modo, il più convincente -viene ribadito – per coinvolgere la piazza di sabato scorso, caratterizzata, si legge nella nota della segreteria del Prc, da uno «spirito unitario che chiama la sinistra a costruire una «soggettività unitaria e plurale». Non sfugge la cornice in cui tutto questo dovrà avvenire: il confronto in corso su welfare e Finanziaria in un governo sempre più a rischio crisi. Ma lo scenario non cambia i termini della questione, semmai li rafforza. Per il capogruppo al Senato, Giovanni Russo Spena, l’importante è non imitare le «alchimie politiche e verticistiche che hanno segnato la nascita del Pd», ma puntare alla costruzione di un «soggetto politico dal basso». L’idea è di segnare le prossime elezioni con un «simbolo unico» della sinistra, rilancia Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla Camera. Quale simbolo? «Discutiamone, ma da subito, in modo da essere pronti alle prossime amministrative», osserva Michele De Palma, responsabile Enti Locali della segreteria del Prc. Dato per scontato che nessuna dèlie dirigenze dei quattro partiti interessati ha intenzione di sciogliersi in un nuovo soggetto, è ovvio che ogni forza conserverà il proprio simbolo, ma è anche ovvio che il contrassegno elettorale della sinistra unita dovrà porsi il problema di rappresentare tutti, anche chi la immagina più ‘arcobaleno”, come ribadiscono da sempre i Verdi.«il simbolo deve essere anche uno strumento per superare la tradizionale simbologia della sinistra se sì vuole intercettare la voglia di unità e di rinnovamento», spiega Angelo Bonelli del “Sole che ride”, rimarcando la scelta della «federazione in cui tutti possano mantenere la propria identità». In questo senso appaiono un po’ forzati gli affondi di Oliviero Diliberto sulla necessità di conservare i «simboli del lavoro» (“falce emartello”) pure per la confederazione della sinistra. E poi no al tesseramento della nuova forza: «Ogni partito porterai suoi tesserati, più chi ci vorrà stare»,è perentorio il segretario del Pdci. E all’intemo di Rifondazione non manca chi, all’indomani del 20 ottobre, fa notare il «politicismo» di certe discussioni su liste uniche e costruzione di un unico partito. «L’indicazione che arriva dalla piazza – dice Claudio Grassi di Essere Comunisti – è di essere più decisi per cambiare la politica economica e sociale del governo. E’ di questo che dobbiamo preoccuparci». Sinistra Democratica sfoggia il ventaglio più variegato di posizioni interne rispetto al processo unitario. C’è chi ha respirato la piazza, perchè ha scelto di esserci aderendo all’appello a livello individuale: sono i meno timorosi. Carlo Leoni in piazza non c’era, ma non ha dubbi: «Per la sinistra è il momento delle scelte. La federazione tra forze politiche distìnte può essere il punto dipartenza, non certo quello di arrivo». Per il vicepresidente della Camera, bisogna lavorare ad un «obiettivo più ambizioso: un soggetto politico nuovo e unito, che superi la frammentazione esistente». D’accordo sul «simbolo unico alle prossime amministrative». Viene lasciato a Titti Di Salvo, capogruppo di Sd a Montecitorio, il compito di porre il problema del rapporto con il «sindacato confederale», dopo i termini burrascosi del confronto tra Cgil, Cisl e Uil, da uniate, e Prc e Pdci, dall’altro, aproposito dei protocollo sul welfare (che lapiazza di sabato ha chiesto a gran voce di cambiare). «Dobbiamo capire quale deve essere il rapporto tra sinistra politica e sindacato confederale», spiega Di Salvo, rilanciando su un altro nodo-.«L’unità della sinistra deve passare per il profondo rinnovamento della sinistra stessa: uscire dalle trincee delle proprie singole identità». Un rischio, si ragiona negli ambienti di Sd più convinti dell’asse con Rifondazione, è che si cerchi di «fare il più uno per frenare il processo». In quanto (questo lo riconoscono un po’ tutti), partire dall’abbandono hic et nunc delle proprie identità è il modo migliore per arrivare ad un nulla di fatto. Farà chiarezza il vertice dei segretari, che dovrebbe tenersi domani. Tra le ipotesi anche quella di lanciare una consultazione di popolo (forse gìà a gennaio) su come costruire l’unità e sull’identità della nuova sinistra.