Il leone nel deserto italiano

«Sono qui perché avete chiesto scusa». Questo è il senso più profondo, sfuggito ai più o che i più fingono di non capire, della visita in Italia del colonnello Muammar Gheddafi. La prima, una visita «storica». Scusa per le atrocità al limite del genocidio commesse in Libia dall’Italia (non solo l’Italia fascista ma anche quella giolittiana). E perché fosse ben chiaro il concetto, anche se «ora siamo amici» e quel passato è alle spalle, il leader libico è sceso dalla scaletta dell’aereo con una foto ben visibile appuntata sulla divisa e aprendo la strada a un vecchietto vestito da beduino.
La foto mostrava la cattura di Omar al Mukhtar, il leone del deserto impiccato dai fascisti nel 1931 quando aveva più di 80 anni (a proposito: ci sono voluti 28 anni perché la democratica Italia togliesse il veto al kolossal sul simbolo della resistenza libica, in onda stasera su Sky, più di quelli che ci sono voluti alla Francia per consentire la proiezione di «La Battaglia di Algeri» di Gillo Pontecorvo…) e il vecchio beduino era l’ultimo discendente vivo di Mukhtar. Il colonnello, per quanto non sia più il paria e il provocatore dei tempi bollenti della gioventù e, parole del presidente Napolitano, su Africa e Medio Oriente si esprima con «parole di grande moderazione e responsabilità», non ha perso il gusto della provocazione. Ora siamo amici, il passato è alle spalle, ma lui non dimentica.
La visita in Italia era uno dei corollari di tutti gli infiniti e fino all’anno scorso infruttuosi (e non per colpa dei libici) tentativi di composizione del contenzioso italo-libico. Una sorta di compensazione morale e anche un simbolo della fine di un’epoca. Di cui anche l’Italia, per evidenti motivi, dovrebbe rallegrarsi. Il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, che comprende fra l’altro indennizzi italiani pari a 5 miliardi di dollari in 20 anni e la proclamazione della Libia come partner strategico, è stato firmato nell’agosto del 2008 dal premier Berlusconi. La partita avrebbe potuto e dovuto essere chiusa prima da un governo meno di destra e da un premier meno screditato di Berlusconi, che riconoscesse il debito storico che l’imperialismo straccione ma non per questo meno assassino dell’Italia aveva contratto e non onorato con la Libia. Trattandosi di Berlusconi era inevitabile che quel trattato avesse una connotazione essenzialmente mercantilistico-utilitarista. Mercantilista perché l’Italia, ora che Gheddafi non è più «il cane matto del Medio Oriente» da isolare (e da abbattere), rischiava di essere tagliata fuori dal grande business, energetico ma non solo, che la Libia assicura. Utilitarista perché l’Italia cercava di «scaricare» sulla Libia (parole di Amnesty che pure, giustamente, non risparmia critiche al paese nordafricano) «le proprie responsabilità nei confronti dei richiedenti asilo». Ossia la politica criminale (e, peggio, la cultura razzista) «dei respingimenti» che ricacciano gli immigrati nei terribili «centri di accoglienza» libici.
Nel clima fetido in cui si trova l’Italia è facile vedere ed esaurire il significato della visita di Gheddafi in Italia solo su questo aspetto negativo. Dimenticando, o fingendo di dimenticarne, i molti altri aspetti. Che vanno dal debito storico dell’Italia al ruolo prezioso e rispettosissimo delle regole che la ricca Libia ha svolto in momenti critici dell’economia italiana. E poi al ruolo che il laico Gheddafi ha avuto lungo la sua quarantennale leadership nel «contenere» (leggi schiacciare) il fondamentalismo islamico che imperversa praticamente ovunque nel Maghreb. Allora non si sentivano tutte le accalorate protesta di questi giorni per i metodi spicci e i diritti umani violati (violati certamente, anche se molto meno in Libia che in tanti altri paesi i cui leader sono accolti a braccia aperte e senza fiatare). Oggi dalla Libia arrivano barconi carichi di disperati alla ricerca della terra promessa. Qualcuno ha mai pensato cosa sarebbe successo se invece fossero arrivati i kamikaze di al Qaeda e della Jihad? Protestare è giusto, in certi casi sacrosanto. Ma per favore senza arzigogoli capziosi tipo Pd e doppia o tripla morale.