Il leader della Margherita: non cambieremo tutte le leggi del Polo

«E che facciamo, buttiamo via tutte le leggi di Berlusconi? Vedo in giro un atteggiamento un po’ troppo agonistico, arriviamo noi e spazziamo via tutto…». Legge Moratti: modifiche «mirate» e «con giudizio», perché «non si può ricominciare tutto da capo ogni volta». Legge Gasparri: modifica radicale. Legge Biagi: mantenere la flessibilità ma eliminare «alcune figure di lavoro precario che hanno proliferato». Leggi ad personam: azzerare «in radice». Legge elettorale: riprenderne «alcune parti», per garantire stabilità e scongiurare i ribaltoni. «Quando dissi queste cose mi risposero che bisogna abolire il 99 per cento delle leggi fatte dalla destra – ricorda Rutelli, ben consapevole dei furori che le sue parole rischiano di riaccendere -. Ma io dico no, è sbagliato».
In studio non c’è Bruno Vespa ma Carmine Perantuono,la tv non è una «ammiraglia» Rai o Mediaset ma la piccola emittente locale abruzzese Atv7, il programma si chiama Parla con Rutelli, titolo almodovariano che sintetizza la nuova strategia ‘comunicativa: meno salotti chic e più contatti con il popolo delle primarie. Il grand tour attraverso 17 tv locali (la sarda Videolina, la napoletana Telelibera, Telepuglia, Antenna Sicilia…) inizia da Chieti e non è un caso, perché in Abruzzo la Margherita è sotto i Ds dello 0,2 per cento appena.
Piero Fassino va da Maria De Fillppi a riabbracciare la sua tata? E Rutelli va da Perantuono ad Atv7 (di proprietà della dinastia Spallone) per parlare di partito democratico, politica estera, ma anche del lupo marsicano. Quattro ore di filo diretto, con Rutelli che smangiucchia la pizza in diretta e accentua la cadenza romanesca a colpi di ettecredo e, a Franco Marini che interviene in collegamento telefonico dalla sua casa abruzzese, mo’ tela faccio io ‘na domanda. Ma quando si tocca il tema immigrazione, l’espressione del leader torna a farsi seria. «Chiudere i centri di permanenza temporanea significherebbe trasformarli in una piattaforma per centinaia di migliaia di clandestini, tra i quali non si può escludere possano infiltrarsi anche terroristi».
Massimiliano chiama da Sulmona e vuole garanzie sul partito democratico, che sospetta sia solo un cartello elettorale. E Rutelli si lancia. «Ci rifletto da anni e so che non è una scatola misteriosa, dentro c’è l’incontro tra diverse culture cattolico democratiche e della sinistra su basi trasparenti. È un cammino lungo, ma siamo in grado di farlo». Ammette di guardare a Kennedy, Roosevelt, Clinton, ma assicura che non sarà un partito all’americana. «Si farà quando tanti problemi saranno risolti, e la Margherita ci punta molto». Antonio Di Pietro già chiede di entrare, ma Rutelli non spalanca le porte. «Ne parleremo, la studieremo insieme con gli amici ds».
Chi compone il numero verde ha la Margherita nel cuore, segno che i «filtri» della trasmissione funzionano benissimo. Telefona tale Mario da San Benedetto del Tronto e ricorda quando, 15 anni fa, incontrò Rutelli che mangiava un cono, da solo, in una gelateria. «Non mi fido più né di Prodi né di Berlusconi e spero che un giorno lei possa rifare un centro. Quando la incontrai, che era ancora radicale, le dissi: “Un giorno lei governerà”».