Il leader dei comunisti bosniaci reintegrato nell’incarico universitario

Importante sentenza della magistratura bosniaca contro il provvedimento discriminatorio anticomunista, che ha portato al licenziamento del presidente del Partito Comunista dei Lavoratori di Bosnia e Erzegovina. Ancora una volta ha avuto un ruolo importante la campagna di solidarietà internazionale.

Il presidente del Partito Comunista dei Lavoratori di Bosnia e Erzegovina Goran Markovic, docente di diritto e scienze politiche, è stato finalmente reintegrato nel suo ruolo di assistente all’Università di Bijeljina. Venne allontanato dal proprio posto come politicamente inaccettabile, dopo che aveva guidato una lista del partito nelle elezioni municipali dell’ottobre scorso: la cosa non era affatto piaciuta al proprietario dell’università, il magnate e faccendiere milionario Slobodan Pavlovic, residente a Chicago. Nonostante le insistenti pressioni perché ritirasse la sua candidatura e abbandonasse la carriera politica in cambio del posto di lavoro, Markovic non ha ceduto, e così Pavlovic in persona “ha dovuto invitarlo” ad abbandonare il proprio lavoro di docente dal momento che “come comunista non è adatto ad educare la gioventù”.

Dopo essere stato espulso dall’Università, Goran Markovic ha deciso di denunciare il proprio capo al tribunale della città. Allo stesso tempo, ha informato i settori progressisti e dell’insegnamento di tutto il mondo del proprio caso. Ha ricevuto molti messaggi di sostegno e protesta, lettere inoltrate anche alle autorità universitarie. Queste manifestazioni di appoggio sono venute da partiti comunisti, sindacati e professori universitari di Grecia, Russia, Romania, Stati Uniti, Belgio, Scozia e Argentina. Gli europarlamentari del Partito Comunista di Grecia hanno denunciato il caso di abuso dei Diritti Umani in una sessione del parlamento europeo. Anche le ambasciate di Bosnia e Erzegovina in Ungheria e Grecia, insieme all’Assemblea Parlamentare di Bosnia e Erzegovina, sono state informate del caso dopo aver ricevuto una serie di lettere di protesta.

Il magistrato ha svolto il proprio lavoro con grande rapidità e professionalità. Nonostante le autorità universitarie abbiano negato di aver espulso Markovic per motivi di discriminazione politica, in pratica hanno riconosciuto di averlo fatto. Il magistrato ha deciso che l’espulsione è stata illegale sebbene non abbia insistito sull’elemento della discriminazione politica, preferendo lasciarlo da parte. Dopo il verdetto è necessario esprimere il nostro più sincero ringraziamento ai compagni che hanno espresso la loro solidarietà, che hanno mandato lettere di protesta, che hanno firmato risoluzioni o dato l’avvio a varie iniziative per aiutare Goran Markovic. E’ stato un aiuto morale molto importante.

Traduzione dallo spagnolo a cura del

Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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