Il greggio a 77 dollari

Il frastuono delle bombe israelite fatte piovere sull’aeroporto di Beirut stordisce gli investitori e manda in tilt le Borse di mezzo mondo. Per i titoli europei è una giornata da dimenticare, la peggiore dall’inizio di un mese già caratterizzato da un andamento poco incoraggiante.
Al centro delle preoccupazioni degli analisti, ancora una volta, l’alto prezzo del petrolio: che sia per i continui scontri sul delta del Niger, o per le tensioni con l’Iran e la Corea del Nord, o per la crescente paura di una escalation del conflitto medio orientale, la quotazione del greggio non smette di salire. Al Wti di New York (dove si tratta la qualità Light crude) ha sfondato il tetto dei 76 dollari al barile, toccando quota 76,85 che è il nuovo record storico. E anche a Londra dopo una corsa di 1,61 dollari il Brent ha raggiunto il nuovo massimo storico abondantemente sopra 76 dollari.
Ma è netta la sensazione che questi record siano destinati a durare davvero molto poco. «Sembra che il petrolio potrà raggiungere gli 80 dollari prima della fine di luglio – ha dichiarato Kevin Kerr, editore del Global Resources Trader – e potrebbe facilmente superare questa soglia se le tensioni in medio oriente dovessero esplodere ancora più violentemente». «E’ un momento molto difficile per le Borse – aggiungono gli operatori – tra i rischi geopolitici, il prezzo record del crudo e la volatilità dei mercati»
Le difficoltà del momento sono impietosamente riflesse dal profondo rosso degli indici delle principali piazze europee, tutti i listini del vecchio continente cedono nettamente più del 1% con punte di poco sotto al 2% A Londra l’indice Ftse 100 perde l’1,57% a 5768,5 punti, il calo piu’ forte da un mese a questa parte. A Francoforte il Dax arretra dell’1,93% a 5529 punti e a Parigi il Cac 40 perde l’1,81% a 4852,5 punti. Scende dell’1,54% a 7587,9 punti. A guidare la discesa dei titoli sono i tecnologici con la tedesca Sap (sistemi informatici) che cede il 6%, sulla scia dei deludenti risultati del secondo trimestre. Giù del 1,3% a 27470 punti il Mibtel di Milano,le vendite hanno colpito tutti i titoli finanziari, all’indomani dei rialzi realizzati sull’auspicio del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, della ripresa del consolidamento del reparto bancario.Tra gli assicurativi Generali a -1,96%, tra il risparmio gestito Mediolanum a -2,86%. Male anche i bancari dove si è salvata solo Capitalia in crescita dello 0,11%. In flessione anche i petroliferi nonostante l’alto prezzo del greggio. Negativi gli editoriali e i tecnologici con Tiscali a -1,19% e Fastweb a -0.62% nonostante la semestrale archiviata con i ricavi in crescita del 37% rispetto ai primi sei mesi del 2005.
Fin dal’inizio delle contrattazioni anche Nasdaq e Dow Jones, sono andate in negativo: l’orso ha graffiato non solo per la paura degli aumenti del petrolio e per le notizie non brilanti arrivate da alcune «trimestrali», ma a spingere al ribasso hanno contribuito anche i dati sulla disoccupazione in Usa. Nell’ultima settimana 332.000 cittadini americani si sono presentati negli uffici dell’ assistenza sociale per richiedere il sussidio di disoccupazione, un incremento di 19.000 unità rispetto alla settimana precedente, ma soprattutto una doccia fredda per gli economisti che prevedevano un massimo di 300.000 nuove richieste di sussidio.
A meno di due ore dalla chiusura, le Borse americane provano ad invertire la tendenza al ribasso. Tuttavia il Nasdaq cede ora l’ 1.11%, mentre l’indice Dow Jones lascia sul terreno l’ 1,21%. Nel frattempo si aspetta con molta attenzione la giornata di domani quando saranno pubblicati i dati Usa sulle vendite al dettaglio per il mese di giugno e quelli relativi alla fiducia delle famiglie dello stato del Michigan per il mese di luglio. In agenda anche la diffudione dei dati sui prezzi all’ import e all’export relativi al mese di giugno e quelli relativi alle scorte delle imprese per il mese di maggio. Gli investitori sperano che questi indicatori, se positivi, diano un nuovo impulso al mercato.