Il governo vuole fermare il processo a Pollari

Sul rapimento dell’ imam Abu Omar, il governo di centrosinistra ha inferto un uno-due alla magistratura milanese che non si vedeva dai tempi in cui a Palazzo Chigi c’ era Silvio Berlusconi. Prima, al Senato, l’ attacco del Guardasigilli ai magistrati inquirenti: «Le loro punzecchiature non sono consentite». Per non parlare delle «messe in mora» del ministro «che sembrano istituzionalmente improprie»: perché, va avanti Clemente Mastella, «pretendo rispetto per le autonome determinazioni del potere esecutivo che, sulle richieste di estradizione, vanno ben oltre l’ interesse processuale e non competono ai giudici». In altre parole, in questa materia c’ è un «primato della politica». Il secondo colpo, poi, arriva con la conferma che l’ Avvocatura dello Stato ha presentato, stavolta contro il Gup di Milano, un secondo ricorso alla Corte Costituzionale con cui si chiede l’ annullamento dei rinvii a giudizio contro i 26 agenti Cia e i cinque 007 del Sismi (compreso l’ ex direttore Nicolò Pollari) accusati di aver rapito illegalmente l’ imam egiziano lo scorso 17 febbraio a Milano. Il nuovo conflitto tra poteri sollevato davanti alla Consulta blinda definitivamente il discorso fatto da Mastella in risposta alle interrogazioni di Cesare Salvi (Ds), Mauro Bulgarelli (Verdi) e Roberto Manzione (Margherita), che chiedevano perché il governo Prodi non sollecita l’ estradizione degli agenti Cia: «Ritengo doveroso», è la risposta del ministro, «attendere l’ acquisizione di tutti gli elementi» perché «l’ accoglimento del ricorso da parte della Corte Costituzionale determinerebbe il venir meno degli elementi di prova e modificherebbe in radice il complessivo quadro processuale nell’ ambito del quale ora viene sollecitata l’ estradizione dei funzionari americani». In commissione giustizia, il ministro è stato avvicinato da Peppino Di Lello (Prc) che ha confutato la tesi del governo. Poi, il presidente Cesare Salvi ha detto di essere «profondamente insoddisfatto perché siamo di fronte a un caso gravissimo di violazione della sovranità nazionale e dei diritti umani. Il governo prende ancora tempo e questo è sbagliato tanto più davanti a un atteggiamento arrogante degli Stati Uniti». Mastella aveva abilmente iniziato il suo intervento con una difesa dei pm titolari dell’ inchiesta «dagli attacchi pubblicati sulla stampa americana (anche sul Wall Street Journal ndr) che mi sono apparsi urlati e scomposti»: per cui «di fronte ad essi intendo esprimere la mia assoluta contrarietà, a tutela del dottor Spataro e del dottor Pomarici, di cui conosco la storia professionale…». Poi, però, il tono del ministro è cambiato: e visto che «l’ estradizione costituisce un atto complesso, che involge autonomi poteri e responsabilità del ministro, chiamato ad effettuare una complessiva valutazione dell’ interesse nazionale nei rapporti con autorità straniere», Mastella ha rivendicato «l’ atto politico per eccellenza» dal quale i magistrati dovrebbero tenersi a distanza. Per questo è subito saltato fuori il secondo ricorso alla Consulta scritto dall’ avvocato dello Stato Francesco Ignazio Caramazza. Con il primo conflitto tra poteri dello Stato (14 febbraio), il governo aveva contestato ai pm la violazione del segreto di Stato. Quindi, dopo i rinvii a giudizio del 16 febbraio, va da sé che l’ esecutivo abbia chiesto anche l’ annullamento del decreto con cui il Gup manda a giudizio i 32 «007». Ora è tutto secretato e la Corte deciderà per l’ ammissibilità il 18 aprile. Ma per il merito se ne riparlerà dopo l’ estate.