Il governo debole e gli apparati illegali

Lo spionaggio fiscale su Romano Prodi e su chissà chi altri è l’ultimo scandalo di una lunga serie. Non passa giorno senza un nuovo caso di spionaggio politico illegale o di uso politico dello spionaggio legale, o di servizi segreti e apparati dello stato che violano la legge e i diritti fondamentali, dai sequestri di persona alle cosiddette «intercettazioni illegali» e agli interrogatori a Guantanamo come se fosse Rebibbia o San Vittore. Ci sono voluti gli arresti per le vicende Abu Omar e Telecom perché il governo finalmente decidesse di mettere le mani sulla patata bollente del Sismi, coinvolto fino ai vertici nell’affaire del rapimento dell’imam e gravato da sospetti inquietanti in relazione alle attività illegali degli uffici sicurezza di Telecom-Pirelli.
La sostituzione del generale Nicolò Pollari, direttore del Sismi, rientrerà in un «normale avvicendamento». Nulla di punitivo. Nelle stesse settimane cambieranno anche il direttore del Sisde e il segretario del Cesis, l’organismo che dovrebbe coordinare i due servizi segreti. «Gli Stati Uniti – spiega un autorevole esponente dell’Ulivo – non avrebbero mai ammesso uno scandalo legato alle extraordinary rendition», le «consegne straordinarie» come quella di Abu Omar. Paradossalmente gli Stati Uniti si ritrovano a difendere la posizione di Pollari, che certamente non amano anche perché fu protagonista della gestione «trattativista» dei sequestri di italiani in Iraq.
Nella prospettiva del «normale avvicendamento», l’intesa faticosamente raggiunta tra Romano Prodi, Arturo Parisi, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli e Giuliano Amato prevede che la sostituzione dei capi dell’intelligence avvenga insieme alla presentazione dell’attesa riforma dei servizi segreti, ventinove anni dopo la legge 801 del 1977. Il governo dovrà almeno tratteggiare le linee di una riforma sulla quale il programma dell’Unione dice ben poco, dovra dunque stabilire cosa possono fare gli 007 e cosa no e istituire adeguati strumenti di controllo dopo che l’attuale comitato parlamentare (Copasis o Copaco) si è rivelato inutile. Viene da pensare che si andrà alle calende greche. «Un mese o al massimo due», assicurano a Palazzo Chigi, al Viminale e alla Difesa, dove siede Parisi, l’ultimo ad insistere sui tempi lunghi. Dovremmo essere contenti, così ci spiegano coloro che hanno spinto, nel governo, perché si facesse in fretta. Certo l’esecutivo non ha agito con la massima urgenza, come sull’Iraq. E nel frattempo, al Sismi, tutto continua come prima, compreso l’«ufficio disinformazione» di via Nazionale. Francamente non c’è da attendersi nulla di buono da un governo che ha appena confermato il segreto di stato invocato dal generale Pollari sulla vicenda Abu Omar.
Peccato. Perché il centrosinistra ha davanti l’occasione, forse l’ultima, di affrontare una realtà molto più complessa del caso Sismi.
Il servizio segreto militare si è compromesso più di altri apparati nell’adesione alla guerra preventiva di Bush, che ha richiesto il supporto a un’invasione mai condivisa dall’Italia, la propagazione di ogni sorta di allarme antiterrorismo e probabilmente anche la collaborazione e il silenzio su operazioni come il sequestro di Abu Omar, quale che fosse la posizione di Pollari. Ma il Sismi di Pollari e di Marco Mancini, presunto «agente doppio» a libro paga Cia e contemporaneamente legato all’ex capo della sicurezza di Telecom-Pirelli Giuliano Tavaroli, è l’espressione di un sistema assai più articolato. Nel quale i carabinieri del Ros fanno peggio del Sismi sul versante antiterrorismo, compresi gli interrogatori a Guantanamo, e utilizzano gli stessi metodi anche sulla droga, come emerge dall’inchiesta che ha portato alla sbarra tra gli altri il comandante mai rimosso del Ros, generale Giampaolo Ganzer. E nel quale i vertici della polizia sopravvivono senza conseguenze a una tragedia nazionale come il G8 di Genova.