Il giudizio sulla finanziaria

Il giudizio sulla Finanziaria – allo stato attuale dello studio e in attesa della discussione parlamentare, che potrebbe incidere non poco sul testo conclusivo – non può che passare dall’analisi articolata del provvedimento nelle sue singole parti.
Nella scheda che segue mettiamo in evidenza gli elementi indubbiamente positivi, che segnano una positiva discontinuità con la Finanziaria 2006 del centrodestra e gli elementi critici e negativi che destano, al contrario, gravi e fondate preoccupazioni.
I segnali positivi:
1. La riforma delle aliquote Irpef (che innanzitutto allarga la no tax area) combinata al nuovo regime delle detrazioni (assegni familiari, detrazioni da carico familiare, detrazioni da lavoro) avvantaggia, in una misura media oscillante tra i 100 e gli 800 euro netti di aumento annuo di reddito a seconda della tipologia di lavoro e della composizione familiare, le fasce sotto i 40.000 euro. Lo abbiamo indicato nella scheda sulla riforma fiscale: la somma algebrica delle nuove aliquote Irpef e del nuovo sistema delle detrazioni avvantaggia i ceti deboli mentre interviene in prelievo, anche sensibile, sulle fasce di reddito medio-alte. È evidente l’intento redistributivo.
2. In materia di istruzione e diritto allo studio: la possibilità di ottenere un credito d’imposta fino a 2600 euro per le spese di affitto degli studenti fuori sede, l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, la possibilità di noleggiare i libri di testo per arginare il caro prezzi, l’assunzione – in tre anni – di 150 nuovi docenti, l’aumento di 10 milioni rispetto al 2006 delle borse di studio, l’investimento di 147 milioni di euro in edilizia universitaria.
3. Anche la ricerca scientifica e tecnologica ne beneficia: con il fondo First per il 2007 sono previsti 300 milioni di euro in più, altri 300 nel 2008 e 360 nel 2009.
4. Positiva – ma tutta da verificare – è la manovra di recupero fiscale: 10 miliardi tra studi di settore e misure antievasione. Tra gli impegni, l’obbligo di inserire il versamento dell’Ici nella dichiarazione dei redditi, con l’obiettivo di favorire l’incrocio dei dati fiscali sugli immobili.
5. Agevolazioni e detrazioni a favore dell’ambiente con bonus sulla rottamazione e l’acquisto di nuovi frigoriferi, congelatori e per l’installazione di nuove caldaie e pannelli solari.
6. Con l’aliquota unica del 20% sulle rendite finanziarie è previsto un gettito di circa 2,5 miliardi di euro. Scenderà dal 27 al 20% l’aliquota sui depositi e sui conti correnti, salirà dal 12,5% al 20% l’aliquota sui nuovi bot e sulle plusvalenze e le speculazioni finanziarie (capital gain).
7. Provocando la levata di scudi di Confindustria e rallentando il processo di investimento sui fondi di pensione integrativa, si attua, dal luglio 2007, un trasferimento di circa 5 miliardi dalle imprese all’Inps del fondo degli accantonamenti per la liquidazione. È una partita di giro (si dà all’Inps il prestito fatto mensilmente dai lavoratori allo Stato in vista di un suo riutilizzo). Il punto problematico è l’utilizzo di questi 5 miliardi.
I segnali negativi:
1. In primo luogo l’entità della manovra, che segnala una sconfitta della sinistra d’alternativa: 33.4 miliardi, sopra le previsioni. È una manovra complessivamente “pesante”, che risponde ai vincoli posti dall’Unione Europea di riportare nel 2007 il rapporto deficit/Pil al 2,8% e l’avanzo primario al 2%.
2. Molto grave, se confermato dal dibattito parlamentare, sarebbe l’articolo 188 della Finanziaria che crea, presso il ministero dell’Economia, un fondo speciale per le missioni estere corrispondente ad un miliardo di euro per il 2007 (come per i due anni successivi). Nei fatti, il fondo scavalca il Parlamento e la discussione semestrale sulle missioni, affidando ai decreti del presidente del Consiglio la ripartizione delle risorse tra le diverse missioni.
3. Nell’ambito dell’istruzione aumentano, a decorrere dall’anno 2007, gli stanziamenti per le scuole “non statali” (in primo luogo le scuole dell’infanzia) per circa 100 milioni di euro. Contemporaneamente, vi è un aumento per nulla sufficiente (solo 64 milioni di euro, + 0,95% rispetto al 2006) dei finanziamenti per il fondo ordinario per l’università.
4. Si tagliano 4,6 miliardi di euro sugli enti locali. La legge dà facoltà agli enti locali di aumentare le addizionali Irpef di 3 decimi percentuali (dallo 0,5% allo 0,8%), di introdurre tasse di scopo per finanziare infrastrutture locali e di gestire il catasto aggiornando i valori immobiliari. L’aumento medio dell’Ici potrebbe essere nell’ordine di 0,5 punti percentuali. Si calcola un aggravio complessivo, per tagli agli enti locali, di circa 80 euro a famiglia.
5. Si tagliano circa 3 miliardi di euro sulla sanità. Di particolare rilevanza è l’inasprimento dei ticket. Si presume un costo medio aggiuntivo a famiglia di circa 44 euro annui.
6. Capitolo previdenza. Pur tenuto conto positivamente di non aver chiuso in Finanziaria la “finestra” per i pensionamenti con i criteri attuali, considerando che la partita si riaprirà a gennaio con il negoziato (sulla cui conclusione pesa il memorandum ufficioso siglato dai sindacati con il governo, in cui si assicura la disponibilità del sindacato a discutere di aumento dell’età pensionabile e della revisione dei coefficienti), ad oggi desta preoccupazione l’impegno di utilizzare il 50% dei flussi di Tfr per il fondo di finanziamento delle infrastrutture Anas e Ferrovie. Va chiarito l’utilizzo dei 4 miliardi di aumento dei contributi: il rischio è che non vengano utilizzati per il miglioramento del sistema previdenziale e che, al contrario, si risolvano in un utile netto per lo Stato.
7. Non soddisfa la ripartizione dei 6 miliardi del cuneo fiscale: 40% ai lavoratori, 60% alle aziende.
8. Altra ombra è il capitolo dei parasubordinati. L’aumento dei contributi dal 18,20% al 23% (che nelle intenzioni dovrebbe avvicinare il costo del lavoro flessibile a quello stabile, dissuadendo le imprese dallo scegliere i contratti a progetto) rischia di ricadere – a condizioni di compenso immutato – soltanto sui lavoratori.
9. L’articolo 113 stanzia un aumento di 2 miliardi e 100 milioni per il ministero della Difesa, con 1.700 milioni di euro dedicati esclusivamente all’acquisto di nuovi armamenti. Non è la Finanziaria di pace che avevamo invocato nelle settimane scorse.