Il gioco delle regole d’ingaggio

Le forze dell’Unifil II nel Libano meridionale, con buona pace del loro presunto ruolo di interposizione, non solo avranno diritto, per la prima volta, all’«autodifesa preventiva» nei confronti di possibili attacchi ma potranno anche «far uso della forza, anche letale, per impedire o eliminare attività ostili, compreso il traffico illegale di armi, munizioni ed esplosivi nella loro area di responsabilità (tra il fiume Litani e il confine con Israele)». Non solo. L’ Unifil II metterà in piedi a tal fine posti di blocco lungo le strade e requisirà direttamente le armi della resistenza nel caso l’Esercito libanese non fosse capace o non volesse farlo. Questi i compiti dell’Unifil in Libano – che aprono la strada ad uno scontro frontale con gli Hezbollah e che configurano una grave violazione della sovranità libanese- quali emergono dal «Manuale di Area» elaborato dai servizi militari spagnoli e distribuito nei giorni scorsi ai soldati di Madrid diretti in Libano il cui contenuto è stato reso noto due giorni fa dal quotidiano «El Pais».
Secondo quanto scrive l’autorevole organo di stampa queste regole di ingaggio, le più dure mai applicate in una missione dei «caschi blu», sarebbero state approvate nel corso di lunghe trattative, lo scorso agosto, al palazzo di vetro dell’Onu, tra i responsabili delle Nazioni Unite e i governi di Francia, Italia e Spagna. Le «regole di ingaggio» prevedono che l’ «autodifesa preventiva» potrà applicarsi non solo contro eventuali attaccanti ma anche contro gruppi o persone pronti a compiere azioni ostili – anche se in questo caso le truppe Onu dovranno basarsi su «informazioni attendibili» – contro coloro che stiano progettando un sequestro o che minaccino le autorità libanesi, gli operatori umanitari o non meglio precisati civili.
Non solo. La «forza letale» potrà anche essere impiegata – e questo è un aspetto particolarmente preoccupante – da parte delle truppe dell’Unifil «per realizzare i loro compiti»: in particolare contro chiunque volesse limitare la libertà di movimento delle forze Onu, contro chi intenda forzare un check point e più in generale per impedire e reprimere i rifornimenti di armi alla resistenza libanese a sud del fiume Litani. Fino ad oggi l’Unifil, ma anche il nostro governo, avevano sostenuto che il compito di disarmare gli Hezbollah (comunque una violazione della sovranità libanese e del diritto di ogni paese a liberare con i mezzi che ritiene più opportuni i propri territori occupati da forze straniere), in particolare a sud del Fiume Litani sarebbe spettato unicamente all’esercito libanese. Una rassicurazione che ha portato anche parte della sinistra pacifista e radicale a sostenere l’invio delle nostre truppe in Libano nonostante la risoluzione 1701 sul cessate il fuoco si ponesse, anche se con una certa ambiguità, l’obiettivo di bloccare le attività degli Hezbollah nel sud senza che Israele abbia accettato di ritirarsi dai territori occupati libanesi. Ora invece, a meno di non pensare che le «regole di ingaggio» spagnole siano diverse da quelle italiane, abbiamo sufficienti elementi per dire che l’Unifil svolgerà direttamente il compito di reprimere la resistenza libanese istituendo posti di blocco, requisendo armi, e «disarmando gruppi o individui armati» anche in assenza dell’esercito libanese. Esercito che per bocca dei suoi capi degli stati maggiori, citati sul suo sito on line, ha sostenuto più volte, da parte sua, di voler difendere il paese dalle aggressioni israeliane e di non voler affatto disarmare gli Hezbollah. Ne consegue la scomoda verità che l’Unifil II non avrà affatto un ruolo di «interposizione» ma piuttosto cercherà di impedire direttamente le attività della resistenza libanese contro l’occupazione e le aggressioni israeliane. Con tutte le conseguenze che ne deriveranno anche per il nostro contingente.