“Il gioco con i teschi? Facevano tutti così”

Soldati che tengono i teschi sulla spalla e li baciano, che ricompongono interi scheletri umani e vi puntano contro il mitra. Le foto dello scandalo afgano sono sempre più atroci e numerose. La Bundeswehr, l´esercito tedesco, affronta una crisi gravissima. La posizione del ministro della Difesa, Franz Josef Jung, diventa problematica. E secondo le dichiarazioni di militari tedeschi di stanza in Afghanistan, giocare con i resti umani per foto-ricordo è prassi abituale.
Macabre «sedute fotografiche» del genere sarebbero state organizzate anche insieme a soldati di altri paesi del contingente Nato. Di quali forze armate? Il ministero della Difesa si chiude dietro un muro di silenzio. «Non tocca a noi ma semmai ai rispettivi governi dare informazioni sui contingenti di altri paesi», ci dice un portavoce. «La nostra inchiesta è in corso, ragion di più per mantenere il massimo riserbo».
Due militari riconosciuti nelle foto sono stati già espulsi dalla Bundeswehr, ma l´inchiesta si allarga. I media tedeschi sostengono che le collezioni di foto dell´orrore sono tante, e le immagini centinaia. Abitudine per combattere noia, stress, tensione al fronte, ha spiegato alla Bild uno dei soldati responsabili della profanazione di cadaveri. Il problema politico è gravissimo: in tutto il dopoguerra democratico la Germania ha esitato a condurre missioni militari di pace all´estero, a causa della memoria dei crimini della Wehrmacht nazista. Ora Berlino cerca un nuovo ruolo internazionale e un posto tra i Grandi all´Onu, il suo esercito è impegnata su più fronti – Balcani, Afghanistan, Corno d´Africa – e il colpo all´immagine delle sue forze armate arriva nel momento peggiore.
«Quei crani», racconta il soldato alla Bild, «li abbiamo trovati in una cava, non in tombe profanate. Ma non avremmo dovuto farlo». In quel mattino del marzo 2003 quando furono scattate le foto, continua il militare, «l´idea di fermarsi e raccogliere i teschi fu del capopattuglia». Quindi almeno un sottufficiale, non un soldato semplice. «Non ci sentivamo costretti, ma sotto pressione, spinti a emulare: in situazioni simili chi non ci sta è guardato male, come un rammollito».