Il dopo-Kyoto punterà su business e profitti

Mentre i 500 esperti venuti da tutto il mondo, riuniti fino al 2 febbraio a Parigi, lanciano l’allarme sul più che probabile superamento della soglia critica di più 2 gradi centigradi in media della temperatura mondiale – il che comporterebbe mutazioni irreversibili e catastrofiche – il Pnue (Programma delle Nazioni unite sull’ambiente) ha chiesto ieri al nuovo segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, di convocare d’urgenza un vertice mondiale sull’ambiente. Una conferenza internazionale potrebbe aver luogo a settembre, con l’obiettivo di trovare un successore al Protocollo di Kyoto, approvato da soli 35 paesi sviluppati e che ha corso fino al 2012. L’effetto di Kyoto sarà solo parziale: ha l’obiettivo di ridurre del 5,2% le emissioni di gas serra di qui al 2012 rispetto al ’90 ma, dopo il rifiuto degli Usa – il principale inquinatore – concerne solo il 29% dell’insieme delle emissioni.
Kyoto ha istituito anche il sistema del «diritto ad inquinare», con la possibilità di compravendita di quote di Co2. Ma anche per il carbonio vige la regola del mercato della domanda e dell’offerta: una tonnellata di Co2 «valeva» 25 euro, ma adesso ha subito un crollo ed è scambiata intorno ai 12 euro, una cifra che non incita gli industriali a ridurre le emissioni, al costo proibitivo di modernizzare i rispettivi processi di produzione.
La Francia, per fare un beau geste, ha deciso di rendere la conferenza dei 500 esperti neutra dal punto di vista delle emissioni di gas a effetto serra. La venuta (in aereo) e il soggiorno per la settimana dei 500 esperti equivale a 1150 tonnellate di emissione di Co2: lo scambio è rappresentato dal finanziamento, da parte della Francia, di un programma di sostituzione di elementi per cucinare in un villaggio dell’Eritrea, che porterà a dimezzare l’inquinamento locale.
Secondo il rapporto del britannico Nicholas Stern, il cambiamento climatico potrebbe venire a costare all’economia mondiale fino a 5.500 miliardi di dollari, cioè il 20% del pil mondiale, con conseguenze sociali equivalenti a quelle delle due guerre mondiali e della crisi del ’29 messe assieme. «Basterebbe mobilitare l’1% del pil mondiale ogni anno – afferma Minh Ha Duong, economista specialista di questioni ambientali – cioè 275 miliardi di euro nella lotta contro le emissioni di gas serra, per evitare le peggiori conseguenze economiche e umane del cambiamento climatico». Mentre le grandi multinazionali per ora puntano i piedi, aspettando che il settore diventi redditizio, stanno sorgendo qui e là delle piccole iniziative. In occasione della riunione degli esperti e della conferenza di Parigi di questa settimana, sul sito www.actioncarbone.com è possibile calcolare la quantità di emissioni nocive di ognuno, a causa dei gesti della vita quotidiana; www.co2solidaire.org propone non solo di valutare le proprie emissioni di gas serra, ma anche di calcolarne la compensazione, attraverso il finanziamento di diversi progetti; www.climatmundi.org vende 20 euro la tonnellate di Co2 e propone dei «pacchetti-regalo»: per esempio, per un matrimonio, 180 euro per compensare due viaggi di nozze in aereo e una festa con 150 invitati.
Il Gruppo di esperti intergovernativi (Ipcc) riunito a Parigi chiede ai politici di agire. Perché il mondo dell’economia molto probabilmente non si muoverà in modo autonomo, senza che gli vengano imposte regolamentazioni da rispettare. Ma nell’era del tutto mercato una spinta potrebbe venire dal settore assicurativo. Le previsioni di catastrofi naturali, di aumento di cicloni e di inondazioni, sta cominciando a preoccupare gli assicuratori. «Il settore delle assicurazioni è, fin da oggi, messo di fronte al rischio di una megacatastrofe di 100 miliardi di dollari, cioè due volte il ciclone Katrina», ha avvertito di recente lord Levene, presidente del Lloyd’s di Londra. A Davos, alla kermesse dei ricchi e potenti, qualche segnale c’è stato su un inizio di presa di coscienza da parte dei grandi dell’industria. Ma il tempo stringe, avvertono gli esperti.