«Il discorso di Powell all’Onu La vergogna della mia vita»

L’assistente dell’ex segretario di Stato: non c’erano fonti

«Guardando indietro, quello è stato il punto più basso della mia vita». Parlare così deve essere costato parecchio al colonnello Lawrence Wilkerson, amico da sempre di Colin Powell, e capo del suo staff al dipartimento di Stato dal 2002 al 2005. Il punto a cui si riferiva è il discorso del 5 febbraio 2003 all’Onu, con cui l’ex generale avrebbe dovuto svelare le armi segrete di Saddam e convincere il mondo a fare la guerra. Doveva essere un «momento alla Stevenson», l’ambasciatore americano al Palazzo di Vetro durante la crisi dei missili a Cuba, che con le foto inchiodò i sovietici alla responsabilità delle rampe di lancio sull’isola. Invece è degenerato in un occhio nero per l’intelligence e la diplomazia Usa. «Adesso – ammette Wilkerson – vorrei non essere mai stato coinvolto in quel discorso». Il colonnello si è confessato alla Cnn per il documentario «Dead Wrong – Inside an Intelligence Meltdown», che va in onda stasera. Il titolo significa che era tutto sbagliato, mortalmente sbagliato, e quindi i servizi segreti americani avevano portato il paese alla guerra in base ad informazioni che non valevano la carta su cui erano stampate. «Quattro giorni prima del discorso – ricorda Wilkerson – Powell era entrato nella mia stanza con un fascio di carte in mano. Questo – aveva detto – è ciò che devo dire all’Onu, secondo la Casa Bianca. Tu lo devi controllare». Il colonnello era impallidito: «Quella roba pareva tutto, tranne un documento di intelligence. Era il menu di un ristorante cinese, da cui scegliere i piatti».
Wilkerson e Powell si erano rimboccati le maniche, passando quattro giorni e quattro notti alla Cia col direttore George Tenet, per verificare le illazioni passate dalla Casa Bianca: «Il segretario non poteva leggere uno scritto su serie questioni di intelligence, che potevano portare alla guerra, quando il testo era privo di fonti». Una «gola profonda» in realtà c’era, ma col senno di poi sarebbe stato meglio se avesse taciuto. Il suo nome in codice era «Curveball», tiro mancino, dal termine usato nel baseball per un lancio traditore ad effetto. Sosteneva di essere un ingegnere chimico coinvolto nel programma di riarmo di Saddam, e di aver visto in persona la costruzione di almeno sette laboratori mobili per la produzione di agenti mortali.
Alla fine Powell, con le rassicurazioni di Tenet, si era convinto a ripetere la denuncia di «Curveball» all’Onu. Secondo David Kay, ex capo degli ispettori incaricati di trovare le armi di Saddam dopo la guerra, «nessuno lo aveva avvertito che l’agenzia di intelligence del Pentagono aveva alzato la bandiera rossa contro questa fonte, definendola un imbroglione». «Curveball» non era nemmeno in Iraq, quando erano avvenuti i fatti che sosteneva di aver visto. Si era consegnato ai servizi segreti tedeschi, lanciando accuse in cambio di asilo politico, e molti agenti sospettano che lo avesse mandato avanti Ahmed Chalabi, l’oppositore di Saddam capo dell’Iraqi National Congress, prima cullato e poi scaricato dal Pentagono. La Cia non lo aveva mai interrogato di persona. Solo un agente della Dia, l’intelligence militare, aveva parlato con «Curveball», e ne aveva ricavato un’impressione così negativa che alla vigilia del discorso di Powell all’Onu aveva spedito questo messaggio di e-mail al vice capo dell’Ufficio Iraq alla Cia: «Quando l’ho visto soffriva i postumi di una terribile sbronza. Credo sia un alcolizzato. Dobbiamo fare altre indagini, prima di basare una delle accuse principali sulle sue dichiarazioni».
Il collega della Cia gli aveva risposto così: «La guerra avverrà indipendentemente da quello che dice Curveball. Comunque, nell’interesse della Verità, dobbiamo aggiungere una o due frasi di avvertimento». La denuncia, in realtà, era finita intatta nel discorso di Powell. «Solo dopo la guerra – ha raccontato Wilkerson – Tenet aveva chiamato il segretario per dirgli che si era sbagliato: “Mi spiace, i laboratori mobili non esistevano”. Aveva fatto lo stesso per altri tre o quattro passaggi centrali del discorso. Da quel momento il segretario e lui hanno smesso di essere amici». Contano ancora queste storie, oltre due anni dopo? La novità di Wilkerson è che Powell aveva ricevuto le accuse contro Saddam dalla Casa Bianca, mentre finora tutti hanno sostenuto che il presidente non aveva forzato la mano dell’intelligence per giustificare la guerra. E fuori dal ranch di Bush, mentre gli indici di approvazione calano e lui ripete che la guerra serve a proteggere gli americani, i seguaci della madre coraggio Cindy Sheehan chiedono perché i ragazzi continuano a morire in Iraq.