Il derby di Torino, compromesso difficile

Di certo per ora c’è una data, il prossimo 18 gennaio, è per allora infatti che l’Associazione cinema giovani ha convocato l’assemblea in cui decidere le «mosse» possibili sul Torino film festival. In gioco è il futuro della manifestazione, la sua identità e la possibilità concreta di arrivare – e bene, non cioè con un’edizione «rappezzata» – ai 25 anni il prossimo novembre. Nei giorni scorsi le cose sembravano andare verso il compromesso. Il nome più accreditato (e sostenuto dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino) per dirigere il festival rimaneva quello di Alberto Barbera, dimissionario dalla direzione del Museo del cinema che avrebbe comunque avuto la gestione della manifestazione. Ricordiamo che Barbera, insiema a Stefano Della Casa, presidente della Film commission Piemonte – entrambi già direttori del Torino film festival e allievi di Gianni Rondolino, presidente dell’Associazione cinema giovani che lo ha fondato, e in cui sono sin dagli inizi – erano stati i principali oppositori all’attuale formula della manifestazione, scatenando la rottura con l’Associazione culminata nella nomina di Nanni Moretti a direttore, in un modo che non teneva conto di una convenzione (tra Museo e Associazione) e di accordi legalmente già presi. E soprattutto che permetteva l’ingerenza dei partiti (vedi assessori alla cultura di comune, provincia, regione) in nome della «committenza». Ovvero: ci finanziano, devono avere voce in capitolo anche nella fisionomia del festival, direttore compreso. Il sindaco Chiamparino puntava però a una pacificazione, almeno formale, tra le due parti, Museo e Associazione a cui appartiene tra l’altro il marchio del festival. Rondolino, all’indomani della nomina di Moretti si era congratulato con lui dichiarando che era felice della presenza di un secondo festival a Torino. Come è andata lo sappiamo, Nanni Moretti con una bella lezione politica e di stile ha rinuciato subito, specie quando ha scoperto che l’Associazione era stata tagliata fuori dalla sua nomina.
Ma forse anche perché, al di là della situazione specifica, l’intera questione coinvolge un po’ più generalmente il senso delle politiche culturali in Italia, i rapporti tra politica e manifestazioni culturali, quale equilibrio deve esserci tra istituzioni pubbliche e private che le finanziano e le manifestazioni stesse, la necessità di salvaguardare l’indipendenza delle scelte artistiche e la professionalità di un gruppo di lavoro. Stupisce che proprio Alberta Barbera, brutalmente rimosso dalla direzione della Mostra del cinema al cambio di governo (da centrosinistra a centrodestra) perché si era deciso (Veltroni allora ministro della cultura) che fosse il ministero della cultura a decidere la nomina, non veda il rischio che c’è in un simile modello di relazione.
Torniamo all’oggi. Alessandro Casazza, presidente del Museo del cinema, e Gianni Rondolino si incontrano dal sindaco qualche giorno fa, entrambi disposti, così pare, a raggiungere una mediazione. Il nome di Alberto Barbera resta il punto di partenza, ovvio che poi in città sperano che Moretti, in caso di un accordo, torni sui suoi passi … Barbera però dichiara (La Stampa Torino del 9/1) che insieme a Rondolino dopo quanto è successo non potrebbe più lavorare. Dice anche, lo stesso giorno (Repubblica Torino) di essere disposto a ritirare le dimissioni da direttore del Museo a una condizione: «che mi venga assicurato che faremo il festival, e che il festival che faremo sarà il Torino film festival n.25, non un altro creato dal nulla. Non posso pensare a una rassegna che non tenga conto dell’identità del Tff e della sua storia».
Le ipotesi si rincorrono, e così le voci. Ma stando a quelle degli ultimi giorni la tregua sembra ancora lontana. Se non addirittura impossibile. Eppure, pare, che oltre all’accordo sul nome di Barbera, l’Associazione andrebbe ancora più lontano rendendosi disponibile a cedere, in chiusura della 25a edizione, il marchio del Torino film festival alla città. Tra l’altro è quanto lo stesso Barbera reclamava (ancora nell’intervista su Repubblica) qualche giorno fa. Tutto questo, da parte dell’Associazione, ci suona un po’ come una «resa». In cambio, almeno per questa edizione, l’Associazione chiederebbe di mantenere il suo ruolo di garante rispetto l’autonomia del direttore e sul progetto artistico. Naturalmente Alberto Barbera dovrebbe confermare le sue dimissioni dalla direzione del Museo, e lo stesso varrebbe per Stefano Della Casa (altro candidato alla direzione) rispetto alla presidenza della Film commission. Conflitto d’interessi, considerando che a differenza di fondazioni come l’Hubert Bals a Rotterdam, o il Monte Verità a Locarno, e La Cinéfondation a Cannes, la Film commission è organismo istituzionalmente separato dal festival. Però sembra che nonostante questa prospettiva Barbera (è interessante il suo punto di vista sull’intera questione nel forum sul sito del festival, in risposta alla petizione in sostegno lanciata da Anna Chiarloni, docente a Torino) non sia lo stesso d’accordo, chiedendo all’Associazione completa carta bianca. Sarebbe un’ostinazione davvero strana.