Il decreto blindato per vendere le strade

L’appuntamento per i senatori è fissato intorno alle undici di questa mattina. Si voterà la prima fiducia richiesta dal governo sul maxiemendamento al decreto fiscale. La seconda fiducia sarà posta invece sul maximendamento alla finanziaria che verrà presentato domani. Nonostante la forza dei numeri in Parlamento, il governo è dunque costretto a blindare la sua manovra, l’ultima della legislatura, anche quest’anno. In realtà la blindatura verte su tre manovre e un decreto fiscale, provveddimenti che sommati superano i 30 miliardi di euro e che sono stati presentati dal ministro Tremonti in meno di un mese. Il maxiemendamento presentato ieri dal governo è un testo di quarantatre cartelle che modifica il decreto legge del 30 settembre scorso. Molte le novità. Alcune sono dei veri e propri blitz, secondo la defizione dei senatori dell’opposizione. Il maxiemendamento è corredato anche da una tabellona finale che presenta l’elenco dei tagli alle spese per investimenti, per un totale complessivo di 1.600.000.000 milioni di euro.

Tra le novità più clamorose dell’emendamento fiscale, la reintroduzione dell’esenzione del pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa (e di altre religioni, esclusa la musulmana) anche ad uso commerciale, la privatizzazione dell’Anas e la relativa introduzione di pedaggi stradali anche laddove oggi non si pagano: dalle arterie di collegamento ai raccordi autostradali cittadini, come il Gra di Roma o pezzi di autostrade come la Roma-Fiumicino oggi sprovviste di caselli per il pedaggio. Il testo del governo – giudicato una privatizzazione selvaggia da un gruppo di senatori dell’opposizione (Paolo Brutti, Anna Donati, Luigi Zanda e Mauro Fabris) – prevede il passaggio delle strade all’Anas, che oggi è solo una concessionaria. La proprietà derivata dalla privatizzazione darà diritto all’Anas e alle sue aziende private subconcessionarie di esigere il pagamento dei pedaggi per coprire le spese della manutenzione delle strade e fare profitti. Sarà inizialmente il Tesoro, ovvero lo Stato (ovvero noi contribuenti) a pagare il pedaggio virtuale, dato che sui tratti di strada privatizzati non verranno introdotti i caselli da subito. Alla fine dell’anno sarà lo Stato a provvedere, attraverso il fisco, calcolando il numero dei passaggi giornalieri dei mezzi sui tratti di strada interessati, cifre moltiplicate per 365 giorni.

Questa la prima fase dell’operazione privatizzazione generale delle strade. Nella seconda fase è previsto invece che le società proprietarie potranno imporre caselli e pedaggi non più virtuali, ma reali. A quel punto saranno i singoli automobilisti a pagare di tasca propria e non più il contribuente generico. Per i senatori dell’Unione siamo di fronte a un vero e proprio «colpo di mano del governo che svende l’Anas ai privati, mettendo il pedaggio a carico dei cittadini». L’altro effetto correlato, spiegano sempre i senatori dell’opposizione, sarà quello di affidare, in un futuro non troppo lontano, tutta la rete stradale italiana a un oligopolio gestito dai vari Benetton.

Tra le altre novità che saranno votate oggi dal Senato anche la reintroduzione dell’esenzione del pagamento Ici per la Chiesa. La norma ha avuto un andamento «carsico», perché è stata presentata, poi esclusa dalla finanziaria, poi rientrata dalla finestra del maxiemendamento fiscale. Nell’ultima stesura si fa riferimento al Testo Unico sul fisco del 1986 e all’esenzione di immobili adibiti a vari tipi di attività ricreative, culturali o assistenziali che non c’entrano nulla con la professione del culto. Le Chiese e i luoghi di culto in genere sono già esclusi dal pagamento della tassa comunale sugli immobili.

Molto consistente – dal punto di vista elettorale – anche la parte del maxiemendamento che riguarda la Sicilia. Proprio alla vigilia delle elezioni, il governo scopre che la Sicilia deve avere indietro tutta una serie di risorse finanziarie. Alla Sicilia, dice il maxiemendamento, viene attribuito a titolo di acconto sulle spettanze per le assicurazioni Rc auto «contributi quindicinnali di 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006». Inoltre vengono attribuiti 40 milioni di euro dal 2007 e altri 36 milioni dal 2008. Ci sarà anche inoltre un ulteriore contributo di solidarietà nazionale per il 2008 e un altro contributo quindicinnale di 10 milioni di euro a decorrere sempre dal 2008.

Il maxiemendamento prevede molte altre cose, tra cui la novità positiva dell’eliminazione delle concessionarie nella riscossione dei tributi. Da oggi in poi ci penserà la società Riscossione Spa. Altra norma importante quella che attribuisce il 30% della riscossione ai Comuni che si impegnano contro l’evasione fiscale.