Il Cremlino installa missili in Bielorussia

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA – Al sistema di difesa americano in Polonia la Russia risponderà installando missili Iskander, con una portata tra i 50 e i 400 chilometri in Bielorussia, ai confini con l’ Unione europea. Il ministro della Difesa russo ha comunicato ieri che l’ accordo tra Mosca e Minsk sarà firmato quasi certamente il due novembre. Ma intanto anche l’ Occidente sembra intenzionato a muoversi per mettere fine all’ isolamento di Aleksandr Lukashenko, definito l’ ultimo dittatore d’ Europa, ed evitare che finisca tra le braccia di Putin e Medvedev. Questo in un momento in cui comunque i rapporti con il Cremlino sembrano riprendere una via più tradizionale e «amichevole». Ieri la Russia ha completato il ritiro delle sue truppe dalla zona-cuscinetto a ridosso dei confini dell’ Ossezia del Sud e dell’ Abkhazia, in anticipo rispetto all’ impegno di farlo entro il dieci ottobre. E ad Evian i presidenti francese e russo hanno concordato sulla necessità di avviare la costruzione di un nuovo sistema di sicurezza europeo con un vertice straordinario dell’ Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Segnali contrastanti, dunque, soprattutto sulla Bielorussia. Il Paese che si trova tra Polonia e Russia è a un bivio. Fino a ieri aveva puntato tutto su Mosca, ma gli aumenti del prezzo del gas decisi dal Cremlino anche per il paese «amico» hanno cambiato la situazione. Lukashenko ha evitato (per ora) di riconoscere l’ indipendenza delle due repubbliche che si sono separate dalla Georgia, ha tenuto due settimane fa elezioni «quasi libere» e cerca un riavvicinamento con la Ue. Ieri una svolta nelle relazioni è stata chiesta anche dal presidente finlandese dell’ Osce: «La Bielorussia non deve essere più isolata». E mentre da Mosca arrivava l’ annuncio del prossimo accordo sulla difesa aerea comune con Minsk, in Georgia i soldati russi iniziavano a ritirarsi da tutti i posti di controllo in territorio georgiano. Tutti meno due che, ubriachi, si erano persi in auto e sono stati riportati indietro dalla polizia georgiana cha ora controlla la zona-cuscinetto. I duecento osservatori europei, non armati, dovranno garantire che non ci saranno nuovi scontri. Ad Evian il riavvicinamento tra Mosca e Ue è stato segnato anche dalle parole di Sarkozy che ha apertamente definito «uno sbaglio» l’ attacco iniziale della Georgia all’ Ossezia. Il presidente francese ha anche detto che in qualche modo le due repubbliche separatiste dovranno partecipare ai negoziati che inizieranno a Ginevra a metà ottobre.