Il controllo della rete, secondo gli Usa

Insieme all’Unione europea vogliono scavalcare il potere dell’Onu. Il ruolo dell’Ican, autonomo tra poco
Domini da gestire Servirebbe una redistribuzione oppure un deciso passaggio a una nuova numerazione, più ampia, per includere i paesi di recente accesso a Internet

Durissimo il governo americano contro il resto del mondo. La partita riguarda la governance dell’internet e si svolgerà al prossimo Summit mondiale sulla società dell’informazione, convocato a Tunisi a metà novembre (World Summit on the Information Society . http://www.itu.int/wsis/). L’incontro è organizzato dall’Itu, International Telecommunications Union, storica agenzia delle nazioni unite con sede a Ginevra. Nei giorni scorsi David Gross, alto funzionario del Dipartimento di Stato americano, ha dichiarato: «Non siamo d’accordo che siano le Nazioni Unite a gestire la rete internet». Questa proposta, sollecitata soprattutto dai paesi in via di sviluppo, giace da diverse sessioni, ma nei mesi scorsi ha acquistato un peso più robusto dato che su di essa si è detta d’accordo anche l’Unione Europea.

Da qui la reazione piccata di Gross: «E’ un cambiamento di posizione profondo e shoccante. La proposta dell’Unione Europea sembra rappresentare un cambiamento storico nell’approccio regolatorio passando da un approccio basato sulla leadership del settore privato a un altro basato su un controllo dei governi, dall’alto in basso».

La situazione attuale, certamente anomala è questa: la gestione dei Dns (Domain Name System), ovvero delle regole e delle pratiche di assegnazione dei nomi di dominio di primo livello storicamente è stata affidata a un organismo internazionale indipendente, l’Icann – il quale peraltro opera su mandato del Dipartimento del Commercio americano – ma, sulla base di un protocollo di intesa del 1998, l’Icann nel 2006 dovrebbe acquisire una piena indipendenza nel 2006.

In sostanza è un sistema ibrido, frutto dell’evoluzione storica della rete: nata in America, gestita nella fase iniziale sulla base di regole di consenso all’interno della comunità dei ricercatori e dei tecnologi della rete, ma al tempo stesso coperta politicamente dal governo degli Stati Uniti. Il tutto ha funzionato finché la rete era piccola e non convogliava troppi interessi finanziari o politici. Nella pratica è in carico all’Icann anche il cuore dell’internet, 13 computer che gestiscono gli indirizzi internet di tutto il mondo. Col crescere della rete anche l’Icann, inizialmente dinamica e sanamente tecnocratica è divenuta burocratica e sprecona essa stessa e al tempo stesso meno libera di scegliere, mentre i problemi si accumulavano. Due esempi: poiché gli indirizzi internet dei computer sono fatti da quaterne di numeri, la quantità totale di indirizzi disponibili non è infinita; alcuni paesi in crescita ne hanno pochissimi e magari certe università americane ne hanno fin troppi.

Servirebbe una redistribuzione oppure un deciso passaggio a una nuova numerazione più ampia, ma nessuna delle due cose sta succedendo. Oppure la recente questione dei siti porno che l’Icann aveva autorizzato a fregiarsi del dominio .xxx, per renderli facilmente distinguibili dagli altri. La decisione già presa, è stata bloccata il mese scorso su sollecitazione del governo americano, il quale a sua volta era sensibile alle proteste dei gruppi religiosi secondo i quali sarebbe stata una legittimazione della pornografia. Da qui l’idea di molti paesi, e ora anche dell’Unione Europea, di affidare all’Itu la gestione di tali e altre questioni, anche correndo il rischio di una burocratizazione ulteriore (una specialità delle Nazioni Unite) e di una influenza eccessiva dei governi.

La proposta contro cui gli Stati Uniti stanno reagendo duramente, in realtà è abbastanza moderata e di compromesso, ma anche in questo caso sembra giocarsi una partita più vasta, pratica e simbolica, analoga a quella avvenuta a suo tempo sui sistemi di geolocalizzazione con il satellite: il Gps americano infine verrà affiancato dal sistema europeo Galileo, compatibile ma indipendente. La battaglia diplomatica è stata acuta perché come nel caso dell’internet riguarda il controllo di reti globali e dunque strategiche sia per l’economia che per le guerre.