Il Conflitto USA-Russia

Il lungo rapporto sugli sviluppi politici interni e internazionali, approvato nella seduta del Comitato Centrale (12-14 ottobre 2008) del Partito Comunista dell’India (Marxista), la più importante forza della sinistra indiana, ha dedicato un capitolo significativo all’analisi del recente conflitto nel Caucaso. Ne proponiamo la traduzione integrale.

M.G.

Il Conflitto USA-Russia

Uno sviluppo di rilievo, che avrà un significativo impatto sulle relazioni internazionali, è rappresentato dalla crisi che è andata intensificandosi attorno all’Ossezia del Sud in Georgia, che ha portato ad un conflitto militare tra la Georgia e la Russia. Questo conflitto va collocato nel contesto dei disegni strategici degli Stati Uniti nel Caucaso. La strategia geopolitica degli Stati Uniti consiste nell’intervento e nel controllo della regione del Caspio ricca di petrolio e di gas, nell’espansione della NATO fino ai confini della Russia, con l’inclusione della Georgia e dell’Ucraina allo scopo di contenere la Russia e la sua influenza nella regione.

Una “rivoluzione colorata” ha installato alla presidenza georgiana un accolito degli USA, Mikhail Saakashvili. Sia l’Ossezia del Sud che l’Abkhazia sono enclavi all’interno della Georgia con predominante popolazione russofona. Secondo un trattato siglato nel 1992, la Russia ha dislocato peacekeepers nelle due regioni allo scopo di proteggere la popolazione. L’8 agosto, l’esercito georgiano ha attaccato la capitale dell’Ossezia del Sud e sette peacekeepers russi sono stati uccisi, mentre la capitale Tskhinvali subiva estesi danneggiamenti. Israele ha fornito istruttori e armi alla Georgia. E’ stato segnalato anche che consiglieri militari USA erano presenti nella zona dei combattimenti in Ossezia del Sud. La risposta russa è stata l’invio di sue truppe per allontanare le truppe georgiane dall’Ossezia del Sud e consolidare le posizioni in Abkhazia. La Russia ha sostenuto la dichiarazione di indipendenza di queste due regioni e ha dichiarato che considererà l’adesione della Georgia alla NATO come una minaccia alla propria sovranità nazionale. La guerra tra la Russia e la Georgia è stata utilizzata per spingere la Georgia nella NATO, superando le riserve espresse in precedenza da Germania, Francia, Italia e altri paesi europei. Gli USA hanno utilizzato il conflitto nel Caucaso per compattare gli alleati della NATO con il pretesto del confronto con una “Russia revanscista”. La NATO ha sospeso i suoi legami con la Russia.

Gli Stati Uniti hanno scommesso sui condotti energetici che passano attraverso questa regione. L’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan (BTC) dall’Azerbaigian alla Turchia, voluto dagli USA, è il primo condotto verso l’Europa che oltrepassa il territorio russo. La Georgia è il punto di transito cruciale per gli altri condotti progettati.

Lo scontro tra la NATO, capeggiata dagli USA, e la Russia avrà un impatto sulla situazione politica in tutto il mondo. Il conflitto nel Caucaso ha un impatto diretto sulla questione nucleare iraniana. Non sarà più possibile per l’amministrazione USA convincere la Russia ad un accordo in merito ad ulteriori sanzioni contro l’Iran nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Russia ha ricevuto il presidente siriano Assad e colloqui sono stati avviati per la fornitura alla Siria di armamento sofisticato di difesa. Durante la visita di Chavez a Mosca, si sono svolti negoziati per la fornitura di armi sofisticate al Venezuela. Due bombardieri russi hanno visitato il Venezuela ed esercitazioni navali delle flotte venezuelana e russa sono previste nel mese di novembre. E’ la prima volta che la flotta russa attua esercitazioni nei Caraibi.

La ledership russa si è fortemente contrapposta agli sforzi egemonici USA, con l’inclusione del loro modello finanziario ed economico. Il presidente Medvedev e il primo ministro Putin hanno respinto la concezione basata su un mondo unipolare. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, nel suo indirizzo alla 63° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, il 27 settembre 2008, ha dichiarato che “la crisi nel Caucaso ha ancora una volta provato che è impossibile e al contempo pericoloso risolvere i problemi esistenti con il paraocchi del mondo unipolare. Il prezzo da pagare, in vite umane e per il destino dei popoli, è troppo alto”.

La crisi finanziaria USA e gli interessi di Russia e USA in conflitto nel Caucaso confermano ciò che sta scritto nella Risoluzione Politica del nostro 19° Congresso:

“L’insostenibilità della globalizzazione guidata dal capitale finanziario, i limiti dell’intervento militare USA, la crescente resistenza all’egemonia imperialista e la crescente forza economica della Cina, della Russia e degli altri più importanti paesi in via di sviluppo concorrono a creare le condizioni che spingono nella direzione di un mondo multipolare”.

Traduzione di Mauro Gemma