Il compito dell’Unione

Berlusconi ha fatto approvare dalla sua maggioranza in Parlamento una riforma (sulla quale si voterà col referendum del prossimo giugno) che stravolge la Costituzione, sostituisce una vera e propria «dittatura del premier» alla forma di governo parlamentare, svuota delle necessarie garanzie il principio della divisione dei poteri e frantuma con la devolution il sistema sanitario e quello scolastico penalizzando le regioni più deboli. Berlusconi con la sua politica ha fatto arretrare l’economia, ha pericolosamente aggravato i conti pubblici, ha provocato l’impoverimento del paese e ha fatto crescere a dismisura le disuguaglianze sociali venendo anche in aperto contrasto col sindacato e con la Confindustria. Berlusconi ha sostenuto l’insensata guerra di Bush in Iraq coinvolgendo il nostro paese in quella disastrosa avventura. Berlusconi è stato il campione mondiale del conflitto di interessi, ha voluto le leggi ad personam, ha cercato di delegittimare la magistratura e di asservire l’informazione. Berlusconi ha fatto tutto questo e… di più e si è permesso perfino, in piena campagna elettorale e durante un confronto seguito da milioni di telespettatori, di accusare la sinistra della grave «colpa» di voler estendere ai figli degli operai le chance di cui godono per il loro futuro i rampolli dei professionisti e dei benestanti.
Ora, se «questo» Berlusconi è stato nelle recenti elezioni politiche votato da quasi la metà degli elettori italiani, vuol dire che aveva ragione Nanni Moretti quando affermava nel film Il Caimano che il leader di Forza Italia aveva «già vinto» a prescindere – diceva in sottinteso – dall’esito della consultazione elettorale. Aveva e ha vinto perché qualunque cosa egli faccia o dica, anche la più assurda e inaccettabile, ci sono milioni di cittadini che acconsentono e lo delegano a rappresentarli. Il berlusconismo è diventato quindi una concezione regressiva dei rapporti sociali e politici, un metodo spregiudicato e arrogante di pensare e di agire, una suggestione collettiva malinconicamente presente in larga misura nella nostra convivenza civile. Una realtà questa della quale il centrosinistra deve prendere più lucidamente coscienza non per gonfiarsi di presunzione né per emettere facili condanne ma per correggere in umiltà i propri errori, per comprendere le ragioni che fanno prosperare il berlusconismo e per favorire i processi che puntano al suo superamento.
La sera del 9 aprile ero con amici a Roma e ho avuto l’occasione di scambiare qualche battuta sulle elezioni in corso di svolgimento con un tassista carico di pesi familiari e di problemi economici che, in vena di confidenze, diceva di avere qualche ora prima votato per Berlusconi. Gli ho chiesto le ragioni di questa sua scelta osservando che il Cavaliere non si spreca certo per la tutela degli interessi dei lavoratori e dei ceti più deboli. Il mio interlocutore ha così risposto: «Ho votato per Berlusconi, tanto a nessuno interessano i problemi della povera gente». Parole amare che mi hanno in qualche modo preparato alla delusione di dover assistere il giorno dopo a un massiccio voto in favore del berlusconismo che smorza ogni entusiasmo per la pur decisiva per le sorti del paese, anche se risicata, vittoria elettorale dell’Unione. Parole senza speranza, quelle del tassista, che probabilmente esprimono convinzioni diffuse e che dovrebbero far meditare quella classe dirigente dello schieramento progressista che lo stesso Nanni Moretti qualche anno addietro giudicava severamente affermando che con essa la sinistra non avrebbe mai vinto. E rischia anche oggi di non vincere, sul versante culturale prima ancora che su quello politico, se non riscopre la sua identità fondata sui grandi principi costituzionali della giustizia e della solidarietà e se non li ripropone con forza alla nostra società in termini chiaramente alternativi rispetto alle strategie e alla politica delle destre.
Un compito storico e di enorme portata ma estremamente difficile è stato quindi assegnato da queste elezioni all’Unione, un compito che richiede responsabilità, unità e volontà politica di innovare con l’obiettivo – come scriveva il grande costituzionalista e deputato alla Costituente Mortati – di «vincere le resistenze del potere economico per dar vita a una trasformazione di fondo dei rapporti di produzione e di distribuzione del reddito, per giungere così a un diverso equilibrio sociale»
Un grande mandato per la sinistra a fronte del quale denunciano tutta la loro povertà certe ingenerose censure e certe inopportune diatribe esplose a caldo qua e là nel centrosinistra pugliese a seguito dei deludenti risultati elettorali ottenuti dall’Unione nella nostra regione dopo la «primavera» delle ultime elezioni amministrative regionali.

* presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione