Il commento de l’ernesto online all’intervista di Folena

L’intervista a Pietro Folena apparsa su Liberazione il 18 agosto, ricca di spunti interessanti, è utile per tentare di capire cosa si stia muovendo in quell’area che, dentro la sinistra alternativa, guarda al nostro partito con estremo interesse.
Riassumiamo la sostanza delle tesi sostenute nell’intervista: il capitalismo è riformabile, l’azione di governo socialdemocratica è lo strumento per renderlo sostenibile.
Questo significa, in primo luogo, assumere il modo di produzione capitalistico come orizzonte naturale e metastorico; in altri termini, il capitalismo è la società nella sua “verità”.
La necessità di una riforma del capitalismo, affermata e considerata possibile da Folena, trova risposta, in secondo luogo, nell’azione socialdemocratica ed in pratiche di carattere mutualistico.
Perché il fatto che Folena così esplicitamente affermi queste sue convinzioni è degno di nota?
Innanzitutto dichiarandosi socialdemocratico egli prende le distanze dall’altra componente tradizionale del movimento operaio, quella comunista, fondata appunto sull’affermazione rivoluzionaria della necessità di superare la società capitalistica.
Inoltre, gli elementi di riforma che, all’interno della prospettiva socialdemocratica, Folena propone (il mutualismo, il commercio equo e solidale, le banche etiche) si presentano come un recupero di quel filone utopistico in polemica con il quale Marx afferma il socialismo scientifico.
La proudhoniana “cooperazione dei piccoli produttori” è, anche nelle sue versioni post-novecentesche, l’accettazione di formule di scambio solo apparentemente liberate dal meccanismo della valorizzazione del capitale.
Ed oggi l’idea di costruire zone franche, i falansteri di Fourier, è da rigettare non soltanto perché temeraria alla prova di oltre centocinquanta anni di storia del movimento operaio, ma anche perché insensata ed illusoria alla luce di questa precisa fase storica, segnata dalla ferocia di un capitalismo ben lontano dall’essere in fase espansiva e per questo indisponibile a qualsiasi compromesso con il lavoro salariato.
Bene. Pochi mesi dopo la conclusione del VI congresso Folena ha aderito, come indipendente, al gruppo parlamentare del PRC, dichiarandosi attratto dalla nostra linea politica e dalle indicazioni teoriche assunte negli ultimi anni dalla maggioranza del gruppo dirigente del partito e ratificate all’assise di Venezia.
Specularmente, ricordiamo tutti come proprio Folena è stato indicato da molti come la testimonianza vivente della attrattività del partito, della bontà della sua linea e della nostra capacità di drenare consensi ed approvazioni in quelle aree contigue di sinistra alternativa a cui in apertura facevamo riferimento.
I conti però non tornano, perché tutti ricordiamo anche le perentorie affermazioni formulate da tanti autorevoli dirigenti del nostro Partito all’altezza del V congresso nazionale e mai smentite sull’esaurimento dei margini di riformismo, la crisi strutturale delle socialdemocrazie e l’urgenza dell’alternativa tra socialismo e barbarie
È difficile capire cosa tenga legate queste affermazioni con la convinzione di Pietro Folena che il capitalismo sia riformabile e dunque, come si diceva, con l’espunzione dal suo orizzonte strategico del superamento dell’attuale modo di produzione.
È difficile capirlo proprio perché le due impostazioni alludono a due culture differenti, entrambe legittimamente presenti, quasi sempre in contraddizione ed in competizione, nel solco della tradizione del movimento operaio. Basti considerare, in questo caso, Marx come metro di paragone: da un lato le ipotesi mutualistiche pre-marxiane, dall’altro il celebrato ritorno a Marx.
C’è qualcosa che davvero non quadra: perché, infatti, sostenere che l’avvicinamento di Pietro Folena a Rifondazione Comunista è il segnale della correttezza della nostra linea e contemporaneamente enunciare e mai smentire convincimenti così distanti dal pensiero dello stesso Folena?
Siamo dalla nascita del nostro Partito impegnati in un percorso difficilissimo e che tutti consideriamo, fino a prova contraria, irrinunciabile: rifondare un partito comunista nel nostro Paese.
Ci è possibile chiedere cosa significhi, per il compagno Folena, questo impegno? Cosa sia, per lui, la rifondazione comunista?