Il colore delle bugie

Onorevole Fava, qual è allo stato attuale la sua opinione sui voli segreti della Cia in Europa?
Abbiamo le prove che ci sono stati più di mille voli della Cia atterrati in aeroporti europei. Alcuni di questi voli sono stati certamente utilizzati per trasportare prigionieri. In particolare, siamo in possesso della lista di tutti gli spostamenti effettuati da quattro aerei utilizzati dai servizi segreti americani per l’”extraordinary rendition” di alcuni detenuti, poi liberati senza imputazioni a loro carico, che abbiamo potuto ascoltare in Commissione. Insomma, questa lista dà un’idea di quello che é successo nei cieli dell’Europa negli ultimi cinque anni…. Sospettiamo che ci siano molte altre “vittime” che non potremo mai incontrare perchè si trovano ancora detenute in uno dei black sites del Medio Oriente o, peggio ancora, sono già morte.

Ognuno di questi aerei ha fatto percorsi incredibili, volando sempre tra gli stessi aeroporti tra Siria, Egitto, Afghanistan, Bagdad e Guantanamo. Gli stessi aerei hanno poi sempre fatto scalo in alcuni aeroporti europei, soprattutto in Spagna, Italia, Germania, Irlanda e Regno Unito; qualche volta anche in Polonia e in Romania. Tutto questo è documentato. Insomma, dopo l’11 settembre, gli Stati Uniti hanno utilizzato l’Europa come se fosse il loro cortile di casa. Erano sicuri di potere fare qualsiasi cosa senza porsi alcun problema

Le autorità di questi Paesi europei erano a conoscenza di quello che stava accadendo?
E’ su questo che stiamo lavorando. Stiamo cercando di capire se e quali governi europei siano stati complici della Cia. Prendiamo l’Italia. A Milano c’è stato un blitz della Cia al quale hanno preso parte 22 agenti americani (tutt’ora ricercati dalla Procura di Milano) per rapire l’Iman di Milano, Abu Omar. Questi agenti hanno vissuto indisturbati due mesi a Milano per potere organizzare il sequestro, apparentemente all’insaputa delle autorità italiane. Delle due, l’una: o i Servizi segreti italiani non erano a conoscenza di nulla, come loro affermano, ma allora vuol dire che non sono in grado di garantire la sovranità del territorio italiano; oppure hanno deliberatamente “chiuso un occhio”.

La sua opinione?
Io credo che sapessero. E che qualcuno, al governo, abbia deliberatamente accettato che la legge italiana e tutti i Trattati internazionali fossero violati.

Cosa ha risposto fino ad oggi il governo italiano?
Il Capo dei Servizi segreti italiani, Nicolo Pollari, ascoltato in Commissione, ci ha detto di non saperne nulla. Ha anche ventilato l’ipotesi che si potesse trattare di altro, non di un rapimento e che Abu Omar magari potrebbe aver organizzato lui stesso un finto sequestro! Peccato che la Procura di Milano abbia dimostrato il contrario.

Altri casi di cui vi siete occupati?
Maher Amar, il canadese rapito a New York e trasportato in Siria dove è stato detenuto e torturato per più di dieci mesi. Che il suo aereo abbia fatto scalo a Roma è provato dai tabulati della Federal Aviation e dalla sua stessa testimonianza, davanti alla nostra Commissione.

Qualcuno in Italia era al corrente di questo scalo romano di un volo Cia con un prigioniero a bordo?
Sappiamo che dal finestrino dell’aereo Arar ha visto avvicinarsi un uomo in abiti borghesi che ha sorvegliato l’aereo durante il tempo dello scalo per evitare a chiunque di avvicinarsi. Ciò significa che qualcuno in Italia sapeva.

Altri esempi?
In Svezia, la patria dei diritti civili, tre anni fa il governo decise l’espulsione di due egiziani, ritenuti vicini ad Al Kaida sulla base di sommarie informazioni ricevute dalla Cia. Arrestò i due sospetti, che avevano ottenuto l’asilo politico, li consegno nelle mani di agenti americani incappucciati e lasciò che i due venissero denudati, drogati, ammanettati e trasportati in Egitto per essere torturati.

In Svezia? Com’è potuto accadere?
In molti paesi europei era forte la convinzione che nella lotta al terrorismo bisognasse utilizzare metodi duri, estremi, anche lontani dalla nostra cultura giuridica. Insomma, per un lungo periodo si è ritenuto che non bisognasse garantire ai sospettati di terrorismo le stesse garanzie giuridiche e civili che si danno normalmente agli altri imputati. E questa era un’opinione ampiamente condivisa.

Almeno un governo europeo ha ammesso qualcosa ?
E’ difficile per chiunque ammettere il proprio coinvolgimento… In Italia il governo non ha mai risposto nulla alle accuse. Nemmeno per sostenere di non essere mai stato informato e quindi per pretendere le scuse dagli Stati Uniti. Molti governi invece hanno dovuto ammettere che i loro aeroporti sono stati utilizzati da voli Cia. In Germania, i servizi di controllo aereo hanno la certezza che 475 voli dei servizi americani hanno utilizzato gli scali tedeschi dopo l’11 settembre. Idem in Spagna e in Gran Bretagna. Nessuno però si è mai chiesto il a cosa servissero tutti quei voli diretti a Bagdad, in Siria o a Guantanamo. A Palma di Majorca ci sono stati decine di voli, spesso effettuati dallo stesso equipaggio che aveva rapito Abu Omar a Milano. Insomma, le renditions non erano episodi: esisteva una vera e propria “squadra catturandi” incaricata di occuparsi dei sequestri e dei trasferimenti in prigioni di paesi terzi.

Crede che riuscirà a scoprirne di più?
Ne sappiamo molto di più di quando abbiamo cominciato. Il nostro scopo principale resta comunque un obiettivo politico, etico e civile. Abbiamo il dovere di fare in modo che tutto ciò che è accaduto non si ripeta mai più. La nostra responsabilità è di ristabilire il rispetto dei diritti dell’uomo anche nella lotta contro il terrorismo. Ogni individuo, anche colui che é accusato e sospettato di essere collegato a un gruppo terroristico, ha il diritto di avere un avvocato, di parlare con la sua ambasciata, di conoscere i motivi della sua accusa e soprattutto di essere giudicato e processato senza dover subire torture.

Lei ha avuto contatti con agenti della Cia?
Siamo i contatti con alcuni ex alti funzionari come Michael Scheuer, colui che aveva ideato il sistema delle “renditions” sotto l’amministrazione Clinton. Si trattava, allora, di arrestare i presunti terroristi ovunque si trovassero e di portarli davanti a un giudice americano. Quando i suoi capi hanno deciso di spedire i detenuti nelle prigioni della Siria o dell’Egitto, molti di loro hanno preferito abbandonare la Cia.