«Il caso Atesia chiama la Cgil alla lotta contro la legge 30»

«Lavoro e società», costola sinistra della Cgil, entra con decisione nel dibattito su call center, precarietà e legge 30. Sottolinea l’importanza dei risultati dell’ispezione in Atesia e giudica «negativa» la circolare emessa dal ministro del lavoro Cesare Damiano. Chiede un intervento deciso del governo in tema di riscrittura delle leggi sul lavoro, a partire dalla «abrogazione della legge 30», e sollecita la Cgil a battersi sul terreno della lotta alla precarietà, «in continuità con le grandi battaglie per l’articolo 18 e i 5 milioni di firme raccolte». In più, lancia un messaggio a tutte le anime della confederazione: partecipiamo alla prossima manifestazione «Stop precarietà ora», è necessario mobilitarsi. Abbiamo sentito Nicola Nicolosi, coordinatore nazionale dell’area, e responsabile del segretariato Europa.
Dunque siete d’accordo nel definire dipendenti tutti i lavoratori di Atesia.
Certo, c’è un’ispezione del lavoro che ha definito chiaramente che tutti gli operatori svolgono lavoro subordinato, inbound o outbound che siano. Non solo in quanto a orari, ritmi, luogo e strumenti di lavoro, ma anche per quanto riguarda l’organizzazione e la determinazione del risultato. Che autonomia c’è se ricevo un compito da un’impresa e devo svolgerlo nella sua sede e con i suoi mezzi? Si può definire autonomo un libero professionista, a cui assegno un compito che poi viene svolto con mezzi e conoscenze proprie. Qui siamo a un discrimine fasullo tra subordinati e autonomi, e non esito a definire la circolare Damiano assolutamente negativa. Infatti aumenta l’incertezza cui sono esposti i lavoratori e accresce il potere dell’impresa, offrendole una foglia di fico per giustificare con una presunta autonomia l’uso di contratti di lavoro precari. Ecco perché ritengo fondamentale che adesso tutti i lavoratori di Atesia vengano assunti a tempo indeterminato, ma aggiungo un elemento in più: dovrebbe farsene carico non solo il gruppo Cos, ma anche la Telecom, perché fino al 2004 ha avuto la proprietà del call center Atesia e perché tuttora è uno dei suoi principali committenti. Parlo della «responsabilità» dei committenti, e vi dovremmo includere anche le tante amministrazioni pubbliche che esternalizzano: se le imprese minacciano di delocalizzare all’estero, il pubblico deve rispondere che chiuderà i rubinetti delle commesse.
Il dibattito si sposta inevitabilmente sulla riforma generale del lavoro.
Certo, e qui andiamo a un passaggio successivo, a ciò che sta facendo l’attuale governo e a quello che chiediamo noi, i sindacati. Per quanto riguarda «Lavoro e società», ci preme che la legge 30 venga abrogata. Ma non basterebbe: bisogna intervenire anche sul pacchetto Treu, le collaborazioni, i contratti a termine, riscrivere tutto il lavoro, come chiede la stessa Cgil. La nostra confederazione ha animato la lotta per l’articolo 18, ha raccolto 5 milioni di firme per sostenere nuove leggi sul lavoro, adesso deve metterle a frutto. Il programma dell’Unione aveva raggiunto un difficile compromesso sulla parola «superamento», ma adesso mi pare che usiamo addirittura i «guanti gialli»: la lotta alla precarietà non è stata affrontata nei primi 100 giorni, ad esclusione della circolare Damiano e dell’annuncio di «incentivi» per il tempo indeterminato e «disincentivi» sui contratti atipici, come l’annuncio dell’innalzamento dei contributi. Ma siamo sempre nell’ottica neoliberista: considerare il lavoro con il metro della «convenienza» da parte dell’impresa, invece di rovesciare il parametro e considerarlo, come fa la Costituzione, misura della civiltà e mezzo di riscatto sociale.
Chiederete queste riforme radicali con la manifestazione «Stop precarietà ora»?
La settimana prossima ci saranno i primi incontri con gli organizzatori dell’assemblea dell’8 luglio. A parte il valore generale, vorrei considerare che è stato un momento fondamentale per la Cgil. Segretari di grosse categorie hanno dimostrato la propria libertà rispetto a vecchie abitudini, che indicano come «proibito» quanto non è auspicato dalla confederazione. Invece sono energie positive che si liberano: come ha fatto la Fiom in tante occasioni, dimostrando quel dinamismo necessario che è la vita della Cgil. E’ fondamentale tenere tutti i soggetti, che grosse categorie come la Funzione pubblica, la Flc, la Fiom, confermino insieme la partecipazione alla manifestazione di ottobre. Possiamo pensare a nuovi punti di incontro sulla piattaforma, ma decisioni di altro tipo sarebbero controproducenti e rappresenterebbero un passo indietro.