Il boom delle imposte locali: +15,7% in tre anni

Il governo Berlusconi sosteneva di non voler mettere la mani nelle tasche degli italiani e prometteva diminuzioni della presione fiscale. Intanto però gli enti locali (comuni, provincie e regioni) sono stati costretti a aumentare la pressione tributaria per poter soddisfare le esigenze minime di welfare dei cittadini. E l’aumento non è stato da poco: +16% negli ultimi tre anni. In totale nel 2004 gli enti locali per entrate tributarie hanno incassato 68,6 miliardi di euro, 9,4 miliardi in più rispetto ai 59,2 miliardi del 2001. Ogni cittadino italiano nel 2004 ha sborsato per la fiscalità locale quasi 1.200 euro, quasi 170 in più rispetto ai 1.024 euro del 2001.
A fare i conti è stato il Centro studi Sintesi di Venezia che ha fornito le cifre disaggregate del gettito. Ovviamente sono soprattutto i residenti del Nord della penisola a rivelarsi i maggiori contribuenti. In testa la Valle d’Aosta i cui cittadini hanno versato nel 2004 2001 euro a testa. Si tratta di una cifra più che tripla rispetto a quella versata pro capite dagli abitanti della Calabria (621 euro) regione che chiude la graduatoria nazionale.
Ma a sborsare molto non sono solo gli abitanti della più piccola delle regioni italiane. Notevoli sacrifici sono stati imposti anche ai cittadini lombardi (1.595 euro a testa) incalzati da quelli laziali (1.512 euro). Seguono i piemontesi e gli emiliani (1.460 euro) e i toscani (1.329 euro). Sotto la media nazionale e nei posti bassi di questa particolare graduatoria si trovano, invece, oltre alla Calabra, la Sicilia (685 euro pro capite) la Basilicata (772 euro) e la Campania (739 euro).
L’analisi per tipologia di amministrazione evidenzia come la pressione tributaria sia concentrata soprattutto a livello regionale: 734 euro per ogni cittadino. C’è da considerare che alle regioni va il 65,3% delle entrate totali locali e che tra il 2001 e il 2004 il gettito delle regioni è cresciuto del 17,5%. Ai comuni nel 2004 è finito, invece, il 28,5% del gettito.
In media si tratta di 337 euro. La crescita delle entrate comunali nel triennio è stata del 10,8%. Nettamente superiore il tasso di crescita delle entrate provinciali: +21,2% nel triennio, ma le provincie evidenziano una pressione tributaria molto inferiore (il 6,2% del totale) pari a 73 euro a persona in virtù delle minori competenze loro assegnate.
«L’impennata delle tasse locali – secondo il commento dei ricercatori del Centro studi Sintesi – è dovuta, soprattutto, al fatto che negli ultimi anni a causa del taglio dei trasferimenti erariali, le amministrazioni periferiche hanno aumentato il ricorso alla leva fiscale. A questo bisogna aggiungere che «i processi di decentramento stato-enti locali stanno progressivamente spostando il baricentro della pressione tributaria» di competenza degli enti locali.
La ricerca – molto dettagliata dell’Istituto di ricerca – evidenzia anche il trend di crescita dell’imposizione nelle varie regioni italiane fino al 2004. Crescite molto consistenti, quasi doppie rispetto alla media italiana (che ricordiamo è stata del 15,7%) si sono registrate in Sardegna (+28,3%) e in Sicilia (+27,6%). Forti crescite, in ogni caso superiori alla media nazionale, sono evidenziate nelle Marche (+23,9%), in Lombardia (+19,8%), in Valle d’Aosta (+19,2%) e in Basilicata (+18,6%).
Da notare che nelle provincie siciliane si è avuto il maggior tasso di crescita nel triennio: +140,5% e appena un gradino sotto l’imposizione delle provincie sarde è cresciuta del 134,8%. Sul versante opposto appare una diminuzione dell’1,1% per le entrate tributarie dei comuni della Calabria, molto difficile da spiegare. Da ricordare che la maggiore delle entrate comunali è rappresentata dall’Ici.