Il blocco a Gaza è il fallimento comunità internazionale

Mentre il governo egiziano continua a minacciare di ritorsioni e di repressione le centinaia di attivisti provenienti dall’Europa e da altri paesi che a partire dal 27 dicembre cercheranno di entrare a Gaza violando il blocco imposto da Israele e sostenuto attivamente dal Cairo, una nuova denuncia viene da un gruppo di ong secondo le quali l’embargo su Gaza testimonia il “fallimento” della comunità internazionale e rappresenta un “tradimento” nei confronti della popolazione della Striscia. È quanto si legge in un appello congiunto che 16 organizzazioni non governative hanno voluto pubblicare in occasione dell’anniversario dell’offensiva israeliana contro Gaza, iniziata il 27 dicembre scorso.
Nel documento le ong – tra cui figurano Oxfam e Amnesty Intenational – condannano non solo le autorità di Israele, ma anche la comunità internazionale, che non è stata in grado di mettere in atto un’azione diplomatica efficace per alleviare le sofferenze degli abitanti del territorio palestinese.
“Le potenze mondiali hanno fallito e hanno tradito la gente comune di Gaza”, ha dichiarato il direttore di Oxfam, Jeremy Hobbs, secondo cui è grave che alle tante parole spese non siano seguite “azioni concrete per garantire la fine del blocco israeliano, che sta impedendo la ricostruzione e la ripresa”. Le ong puntano l’attenzione sulla gravità della situazione attuale nella Striscia – dove vi è penuria di tutto, compresi i materiali edilizi – e chiedono alla comunità internazionale di fare pressione su Tel Aviv perché metta fine a quella che definiscono “una punizione collettiva e illegale della popolazione di Gaza”. Secondo quanto dichiarato nell’appello, nell’ultimo anno Israele ha consentito l’ingresso di soli 41 camion di materiali edilizi, impedendo così ai palestinesi di riparare “gli enormi danni” causati dagli attacchi e dai bombardamenti dello ‘Stato ebraico’, che hanno distrutto un numero elevato di abitazioni e compromesso infrastrutture ed edifici pubblici.
Dopo l’avvio del blocco israeliano nel 2007 come risposta all’assunzione del potere nel territorio palestinese da parte di Hamas, un ulteriore colpo agli abitanti di Gaza è stato dato dall’Egitto, che di recente ha avviato i lavori per una barriera di acciaio super-resistente da costruire lungo il confine meridionale della Striscia per impedire il contrabbando transfrontaliero attraverso i tunnel.
Da anni associazioni di solidarietà con la causa palestinese, sindacati, partiti politici chiedono ai governi di imporre sanzioni ad Israele e nel frattempo hanno avviato una campagna internazionale di boicottaggio. Una posizione che oggi sembra fare breccia anche all’interno delle Nazioni Unite.
La comunità internazionale “dovrebbe usare la minaccia di sanzioni economiche per fare pressione su Israele, in modo che ponga fine al blocco di Gaza”: ne è convinto Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, che ha esortato il Consiglio di Sicurezza a “dare seguito” alle raccomandazioni contenute nel rapporto del giudice sudafricano Richard Goldstone. A pochi giorni dal primo anniversario dell’inizio dei bombardamenti israeliani denominati operazione ‘Piombo fuso’, costata la vita a oltre 1400 palestinesi, per la maggior parte civili, l’esperto dell’Onu ha osservato che “le persone dotate di buonsenso, ovunque nel mondo, dovrebbero prendere coscienza della drammatica situazione nella Striscia di Gaza, dove la sofferenza di oltre un milione e mezzo di persone, la metà dei quali bambini, è proseguita per quasi tre anni senza una formale obiezione dei governi e dell’Onu”. Nel rapporto annuale, diffuso il mese scorso, il Segretario generale Ban Ki-moon ha chiesto a Israele di porre fine all’embargo su Gaza, fermare le demolizioni delle case palestinesi e “rispettare” i diritti dei bambini. “In modo particolare, il governo israeliano dovrebbe consentire l’accesso degli aiuti umanitari e non umanitari nella Striscia, così da permettere la ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture distrutte durante i bombardamenti” aveva scritto il Segretario. “Finora non esistono prove tangibili dell’esistenza di un’azione diplomatica concordata per porre fine al blocco e assicurare che ufficiali israeliani responsabili di presunti crimini di guerra siano portati davanti alla giustizia” ha sottolineato Falk, aggiungendo che “questo costituisce un tragico fallimento della comunità internazionale e dell’Onu”. Accolto con favore dai palestinesi e osteggiato da Tel Aviv, il rapporto Goldstone raccomandava la creazione di commissioni di inchiesta sui presunti crimini di guerra commessi nel corso di 22 giorni di offensiva armata sul territorio palestinese, già stremato da tre anni di blocco totale.

* Radio Città Aperta