Il bersaglio Onu

Com’era ieri mattina la versione ufficiale degli avvenimenti? Pressapoco questa: “La seconda notte dell’operazione militare Libertà Duratura ha visto gli attacchi dei missili di crociera e dei bombardieri degli Stati uniti colpire obiettivi strategici del regime dei talebani negli aeroporti di Kabul. Nella capitale è stata ridotta al silenzio l’emittente radiofonica del regime”. Questo il “bollettino militare”. Poi è filtrata una notizia dell’Aip, l’agenzia afghana dei talebani, ripresa dalla Reuters che illustrava bene la portata “chirurgica” della campagna notturna e diurna di bombardamenti.
Un missile statunitense ha colpito e distrutto la sede dell’Afghan Technical Consultancy, l’agenzia creata con il sostegno dell’Onu per la rimozione delle mine antiuomo di cui è disseminato il territorio afgano. Quattro persone sono rimaste uccise e una ferita. Il missile ha raso al suolo la palazzina di quattro piani che ospitava gli uffici. Le vittime si trovavano al terzo piano e sono state sorprese nel sonno, ha detto l’unico superstite. Le quattro vittime, affermano fonti sanitarie di Kabul, erano dipendenti dell’Onu e sono morte nel crollo dell’edificio. Da alcune settimane avevano interrotto le operazioni di sminamento per ordine del regime talebano. La sede dell’agenzia è stata investita dall’esplosione di un missile che ha colpito un ripetitore radio che sorgeva presso la palazzina e che, secondo Kabul, non funzionava da dieci anni.
L’Onu ha confermato da Islamabad. Le vittime vigilavano sul deposito di apparecchiature per lo sminamento. Secondo un funzionario dell’Afghan Technical Consultancy, che ha sede a Peshawar, in Pakistan, l’ufficio distrutto serviva per la supervisione dello sminamento nelle province di Kabul, Wardak, Logar e Ghazni.
Terribile l’imbarazzo e l’emozione della portavoce Onu da Islamabad, Stephanie Nunker, che ha chiesto alle autorità talebane di Kabul di “proteggere i civili durante i bombardamenti” (sic) e poi, evidentemente rivolta all’Aviazione militare Usa, ha aggiunto “…bisogna che la gente distingua tra civili innocenti e combattenti”. Un segnale di come le agenzie umanitarie Onu e i funzionari impegnati negli aiuti umanitari vivano in questo momento la realtà dei bombardamenti che colpiscono anche la popolazione civile.
Ma c’era un biglietto da visita più chiaro che potesse mai presentare George W. Bush a Kabul, lui che è arrivato sulla scena della presidenza americana stracciando tutti i trattati internazionali: dal rifiuto di sostenere proprio il trattato per la non proliferazione delle mine, all’Abm sugli esperimenti nucleari del 1972, dal protocollo di Kyoto a quello sulle armi biologiche?
Gli sminatori assassinati dalle bombe Usa a Kabul facevano parte di un piccolo “esercito di pace”, 4.500 persone, tutte afghane. Di queste, oltre 2.500 sono esperti sminatori; gli altri, tra cui varie donne, fanno la mine awarenes ovvero insegnano alla popolazione come evitare di saltare su una mina o su un uxo (ordigno inesploso).
Il programma afghano di sminamento, coordinato dalle Nazioni unite, ma eseguito quasi del tutto da organizzazioni dell’Afghanistan, è il più efficace del mondo e anche il meno costoso: 1.400 lire al metro quadro, come spiega la Campagna italiana mine che lo sostiene e che ricorda che in Afghanistan, prima per la guerra contro gli occupanti sovietici e la guerra civile connessa, poi per quella tra mujaheddin e talebani, ci sono disseminate “semplicemente” 10 milioni di mine, di ogni tipo: dalle sovietiche (qui l’ex non vale vista la durata dell’oggetto), a quelle ricercatissime made in Italy.
Il “Mine action programme” del paese indica in 337 milioni metri quadrati l’area liberata dalle mine, metro per metro. Terre agricole, case, strade, città. Rimangono da bonificare circa 315 milioni di metri quadrati. Se ci fossero fondi a sufficienza, le organizzazioni afghane ci riuscirebbero in tre anni. Ma i fondi internazionali si erano molto ridotti già prima della crisi. Sminare è mestiere rischioso. Vi si dedicano ex militari ma anche medici, ingegneri, operai, insegnanti, contadini, per un salario di 100 dollari al mese, con cui mantengono intere famiglie.
I territori sminati hanno permesso il ritorno di oltre 1,5 milioni di contadini e abitanti delle città – ci racconta Marinella Correggia che in relazione all’iniziativa di Emergency si è occupata proprio del dramma mine -. La sensibilizzazione contro le mine ha raggiunto in 12 anni 5 milioni di persone e ha drasticamente ridotto il numero di incidenti. Destinato però ad aumentare per i convulsi movimenti di popolazione oggi, sotto le bombe. Per questo la mine awarenes continua tuttora. I mutilati dalle mine in Afghanistan sono (finora) “soltanto” 400.000. E verso questa tragedia, oltre che il soccorso chirurgico (è l’unica cosa chirurgica che c’è in Afghanistan in questo momento), si è rivolta l’iniziativa di Gino Strada già al lavoro mentre il paese viene bombardato giorno e notte con tante vittime civili che nessuno racconta, né i taleban, né tantomeno i bollettini di “Libertà duratura”.
Stavolta forse appare più chiaro – più che non nel Golfo e nella Jugoslavia – che la vittima non è solo la verità, ma le stesse Nazioni unite che – finanziate dai “morosi” Stati uniti solo dopo la tragedia delle Twin Towers – non hanno mai votato finora una risoluzione che dice di “bombardare” e nemmeno di fare una guerra di anni, addirittra contro “altri stati”.
Tra le tragedie subite dall’Onu la vicenda dei profughi. Arrivano le notizie sulla peregrinazione di massa di milioni di afghani all’interno del paese, visto che tutte le frontiere sono sigillate – Iran e Pakistan in testa, vogliono più profughi. Mentre piovono bombe “intelligenti” sulle teste di chi vive questa fuga in massa, ecco che il Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu ha bloccato, dall’inizio dei bombardamenti degli Stati uniti sulle città afghane, tutti i trasporti di cibo in Afghanistan. L’annuncio è venuto dalla portavoce Christiane Berthiaume, che ha aggiunto sconsolata: “Non sappiamo quando gli aiuti riprenderanno”. Il Pam aveva ritirato i suoi operatori dall’Afghanistan dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre contro gli Stati Uniti. Dieci giorni fa, di fronte alle notizie sul disastro alimentare del paese, aveva ripreso a portare circa 500 tonnellate di cibo al giorno dagli Stati confinanti.
Ora invece arriveranno solo i “lanci umanitari” dell’Aviazione militare degli Stati uniti, quelli che Medecins Sans Frontières, ricordando l’esperienza della Somalia e della Bosnia, definisce “propaganda” e “nuova occasione di guerra”.