«Il bassolinismo ormai è potere e relazioni personali»

ROMA – Un potere «carismatico», «accentratore» che si è progressivamente isolato dalla società. Un sistema quasi monarchico, sicuramente «autoreferenziale»: in altre parole, «in Campania c’ è una democrazia bloccata». Su quello che è successo nell’ era di Antonio Bassolino, l’analisi di Biagio De Giovanni, professore, riformista e campano, è spietata: «Dal vuoto lasciato dalla fine dei partiti, quindici anni fa, è emerso in modo immediato il forte potere carismatico di Bassolino, che come tutti i poteri carismatici è molto accentratore, personale, dirompente. E alla fine ha perso il rapporto con l’ esterno. E’ diventato pensiero unico, isolato dalla dialettica con la società. E ha trasformato la classe dirigente in ceto politico». Adesso però Antonio Bassolino è sotto attacco nel suo stesso partito. Prima Cesare Salvi, poi Vincenzo De Luca, Giorgio Napolitano, Pietro Marcenaro.

«Siamo arrivati al punto in cui in Campania c’ è un caso etico-politico».

Una questione morale come dice Arturo Parisi?

«Non voglio fare moralismo, ma la politica non serve solo a organizzare il consenso. Serve anche a far vivere il dissenso, il conflitto tra idee e classi dirigenti. In Campania ormai tutto si svolge dentro un partito, qui si combatte per le candidature, per le relazioni personali. La società, i cittadini restano fuori, estranei».

Però questo sistema dura da più di dieci anni e solo ora si scoprono le magagne.

«In Campania c’ è una democrazia bloccata. Non ci sono più i partiti, solo la Margherita sta faticosamente facendo qualche passo per ricostituire il sistema. Mentre la classe dirigente sta diventando ceto politico. E’ possibile che quello che sta accadendo adesso sia la crisi di questo sistema. Ogni sistema chiuso ad un certo punto incontra delle difficoltà perché il carisma diminuisce, perché diventa personalistico, e perché… tredici anni sono moltissimi. Probabilmente il centrosinistra continuerà a vincere a tempo indeterminato, ma qualcosa si è incrinato. E tutto è cominciato da Napoli».

Da quando Bassolino se ne è andato?

«Napoli è stata anche ben governata, protetta e compresa ma quando è tornata a guardarsi senza il cappello magico di Bassolino, ha capito che la crisi era stata coperta. E si è trovata in agonia, senza idee con la camorra e tutti i suoi mali».

In verità ci sono anche accuse di clientele…

«Vedremo, i giudici eventualmente faranno il loro lavoro. Però si tratta di intendersi: quando un potere si chiude su se stesso e diventa sistema, poi ha la responsabilità di avere dieci occhi aperti, di mantenere la massima trasparenza».

E’ un sistema che costa, quello campano.

«Non sono le consulenze in sé ad essere dannose. Il punto è che in Campania c’ è solo un consenso gratificato degli intellettuali organici. Se ci fosse una competizione tra competenze sarebbe un’ altra cosa».

Ritiene che ci siano responsabilità del partito, dei Ds, che non ha controllato il sistema di potere a Napoli?

«E’ difficile mettere in discussione quindici anni di successi elettorali. I bassoliniani oggi dicono: “che volete da noi, per quindici anni abbiamo avuto i più grandi successi d’ Italia”. Ed vero».

Il potere carismatico di Bassolino non è un caso isolato a sinistra.

«Anche a Roma Veltroni è senza opposizione. Ma il veltronismo è diverso perché appare come un potere giocoso, divertente, legato alla città che vuole vivere una dimensione collettiva. Non è il bassolinismo, che è un sistema – diciamo – partitico senza partito. Comunque come insegna anche Berlusconi i poteri carismatici hanno in sé il tarlo».

Come se ne esce?

«Qualche volta le uscite sono morbide, siamo pur sempre in democrazia. Altre volte si verifica un evento catastrofico, un passaggio… Potrebbe crearsi una reazione nella società e poi un’ alternativa». Gianna Fregonara In Campania c’ è un caso etico-politico, è democrazia bloccata