Il ’98 e la verifica di oggi nella testimonianza di un protagonista

Siamo alla vigilia della verifica di governo richiesta dal PRC.
Il “clima” politico in cui avviene ricorda quello di alcuni anni fa.
Ne parliamo con l’on. Aurelio Crippa, uno dei protagonisti essendo allora nella Segreteria Nazionale del PRC, responsabile dell’organizzazione.
Uno stimato dirigente tanto da essere considerato, anche senza averne l’etichetta, il Vicesegretario del Partito.
D Innanzitutto come stai? Ti senti “riportato” indietro a quegli anni?
R Sto bene, “stimolato” ulteriormente all’impegno politico, dalle molte, similitudini tra la fase attuale e quella di allora, ovviamente con le dovute diversità derivanti dal passare degli anni – la realtà muta, nel bene e nel male.
D Raccontaci la similitudine di questo vissuto che resterà nella storia del Partito e del Paese
R Oggi, come ieri, gli stessi attori in campo – Governo Prodi e PRC -, diverso il ruolo del PRC, ieri nella maggioranza senza cariche di governo, oggi parte di esso con responsabilità.
Uguale l’offensiva contro il Partito.
Se non volete rendere inevitabile la crisi di governo, omologatevi, anteponete i “numeri” per la maggioranza al vostro agire: questa è la realtà
D Allora ….
R Come allora, il peso di una grande responsabilità per il Partito, ma come allora sono dell’opinione che l’agire del Partito non può che essere con l’animo di chi è aperto al confronto, alla ricerca di soluzioni positive ai problemi che si agitano nel Paese reale, ma non all’accettazione supina e subalterna, di quello che “passa il convento”, o per soluzioni minimaliste o pasticciate
D Le senti le accuse: “Apri così le porte a Berlusconi”
R Il ritornello ricattatorio di allora.
Pensa un po’, il governo di centro-sinistra ha poco più di un anno di vita, e dà per scontato che se si dovesse votare, vince Berlusconi.
Non ti pare il riconoscimento di un fallimento, che avvalora la giustezza di chi, come il PRC chiede una verifica per introdurre nel programma di governo 2008, quei correttivi necessari che evitino la rottura definitiva con il Paese reale, il nostro popolo, recuperando così il consenso perso, che è l’unico, vero modo per battere le destre, il suo populismo, ed allontanare il ritorno di Berlusconi.
Tutti parlano che i salari sono bassi, le pensioni pure, occorre intervenire per porre fine al dramma delle morti sul lavoro, porre mano all’aumento di prezzi e tariffe.
Ma se questo deve essere il punto centrale della verifica, così come giustamente sosteniamo, guarda caso si produrrebbe, non so perché, la crisi di governo.
Assurdo!
D Ma Dini …
R Dini, Dini, Dini, chi rappresenta.
Si scelga: o la Confindustria con le pretese ed i suoi ricatti o gli interessi generali del Paese.
Non ho il minimo dubbio per la scelta: il Paese reale
D La tua posizione oggi è come quella di allora
R Per quanto attiene la posizione politica, SI.
Andare alla verifica, aperti al confronto, alla ricerca delle soluzioni, ma fermi nel determinarle, nell’interesse del nostro popolo, del Paese reale.
Mi auguro solo che l’esito finale sia diverso da quello di allora.
Spero che Prodi, facendo tesoro di quell’esperienza, faccia vincere nella verifica la politica, la soluzione dei problemi, e non la voglia e volontà di emarginare, cacciare i comunisti dal governo
D Avverto che pensi che la “posta” in palio sia essenzialmente avere o no la presenza comunista al governo
R Il PRC, in quel momento, “volava” nel Paese, non erano pochi quelli che lo abilitavano con un consenso elettorale attorno se non oltre il 10%.
Il binomio Cossutta/Bertinotti godeva stima nel Paese, aveva riattivato speranze a sinistra, riportato molti alla politica, in particolare i giovani.
Il fronte moderato del centro-sinistra, il PDS, in particolare quella parte che mal sopportava il rapporto Prodi-PRC, colse quell’occasione per sferrare un attacco che frenasse l’ascesa in corso del PRC
D Se così è stato, perché il “terremoto” che investì il Partito, sino a procurare una scissione?
In fin dei conti si voleva mettere in discussione l’esistenza di un Partito comunista, per la quale ci si era battuti, vincendo la scommessa, Cossutta in primo luogo, e questo avrebbe dovuto far fare fronte unico, contro
R E’ l’interrogativo che mi posi subito, all’inizio delle “tensioni” e posi in Segreteria.
Percepii lì, di essere in presenza di un “lavoro” esterno, che aveva fatto presa su alcuni e questo fu per me un trauma – quante le notti insonni!
“Lavoro” documentato poi dalle cronache, che parlarono del ruolo svolto in quel contesto da D’Alema, che sino ad allora era in contrasto acceso con Cossutta.
Faceva leva sulle “pulsioni forti” istituzionali presenti, del tutto legittime, utilizzate fuori e dentro il Partito a dismisura – ricordo la campagna terrificante nei confronti del Partito, in primo luogo del Segretario, F. Bertinotti, con l’organizzazione dell’invio di lettere e fax di tutti i tipi
D Faccio fatica a ritenere che “pulsioni forti” istituzionali, che d’altra parte vedo oggi largamente presenti nel Partito, possano determinare un terremoto di quella portata, ricordo una scissione
R Sicuramente ebbero un peso, ma ancora oggi, nessuno mi ha convinto del contrario, vi concorsero in maniera rilevante due fattori.
Il primo, l’affermarsi, in alcuni, di possibili “mire” per una presenza istituzionale di prestigio e rilevanti, in Parlamento, nel Governo.
La seconda, un dissenso così manifesto fra Cossutta e Bertinotti, rianimò l’insofferenza sopita di coloro, da una parte e dall’altra, che mal sopportavano questo binomio, ritenendo l’uno sottovalutato dalla presenza dell’altro. Una scemenza, pagata cara dal Partito
D So della tua “ritrosia” a parlare di te e quanto tieni alla riservatezza sulle vicende che hai vissuto e ti hanno visto protagonista.
Ma ci provo.
Tu sei stato l’ago che ha fatto pendere il piatto della bilancia a favore della tesi di Bertinotti, nel famoso CPN.
Questa tua scelta creò molta sorpresa, incredulità perché eri considerato un cossuttiano di ferro, addirittura il suo portavoce
R Pensa che questa etichetta mi fu posta quando ancora non conoscevo personalmente Cossutta, con il quale poi, oltre alla condivisione politica, mi legò un sincero e saldo rapporto di amicizia, identica a quella che, più tardi, mi unì a Bertinotti.
Unica differenza di questa amicizia, sodalizio: tanto mi era naturale chiamare Fausto così, quanto non riuscivo a chiamare Cossutta con il suo nome. Non vorrei sbagliarmi ma credo che si possa contare sulle dita di due mani le volte che lo chiamai Armando.
Nessun particolare problema: forse una inconscia deferenza verso un compagno protagonista della storia del PCI, Partito che è stato importante e decisivo per la mia formazione sindacale e politica e stile di vita.
D Ma in quel CPN …
R Non ti preoccupare, non “scantono”.
Si, fu così.
La mia scelta fu decisiva nel determinare la maggioranza, che vide anche il voto di una parte della minoranza di allora, quella di Maitan, ma che non fu decisiva come qualcuno strumentalmente cercò di accreditare, subito però smentito dai numeri.
D La sorpresa, l’incredulità dei molti?
R Penso che fu conseguenza dell’etichetta che avevo, che “voleva” naturale il mio sostegno alla tesi di Cossutta.
Fin dall’inizio della “querelle”, assunsi una posizione che concorse alla definizione della tesi che fu maggioranza.
Ricordo le tesi che sintetizzavano il merito della discussione: “tirare la corda, ma non spezzarla”, fare la sintesi nel Partito.
Sostenni, così come sostengo, che “tirare la corda, ma non spezzarla” non può essere assunta come strategia, prassi di un agire, perché se così fosse – la storia insegna – conduce solo ad essere una forza testimoniale, indebolisce, sino ad annullarle, le motivazioni per le quali costruire e fare politica.
La ricerca della sintesi deve essere alla base dell’agire politico, sempre ricercata, ma se questa non è resa possibile, il ricorso al voto è inevitabile per decidere, fare scelte, e democrazia vuole che queste siano assunte ed attuate dall’insieme del Partito, fermo restando per la minoranza la possibilità di operare, con le regole stabilite, perché possa diventare maggioranza.
Questo non fu la coerenza dei suoi propugnatori: una tesi questa, ma un agire contrario alla più elementare delle norme di democrazia.
Per questa mia scelta subii attacchi denigratori, anche attraverso la stampa, subito sgonfiati per la loro falsità.
D E’ vero, questa meraviglia si tramutò subito in un ulteriore aumento della stima nei tuoi confronti, per la tua coerenza
R La coerenza è ragione per me, politica e di vita, mi auguro che tale sia stata.
Decido con la mia testa, a prevalere è la politica, rifuggo dalle convenienze, anche personali, dal carrierismo.
Per questo mio modo di fare ho anche pagato personalmente, ma non ho nessun rimpianto, sono orgoglioso di aver fatto sempre prevalere questo mio modo di fare.
Se tale è stato, il giudizio ultimo è di altri, chiedo scusa se eventualmente in alcune occasioni così non è stato.
D Ti assicuro non sono pochi quelli nel Partito che ti rimpiangono.
Un’ultima domanda.
So che molti ti chiedono di scrivere un libro, perché non lo fai?
R Finora ha vinto la riservatezza sugli eventi che ho vissuto.
Certo che mi arrabbio quando leggo, vedo pubblicazioni, con scoop di eventi, che sono delle vere e proprie falsità.
Accontentati, dico: mai dire mai.