«Il 23 luglio a Roma per dire no all’accordo sui modelli contrattuali e sì al contratto nazionale»

www.resistenze.org – proletari resistenti – lavoro – 02-07-08 – n. 234
da Rete28Aprile – www.rete28aprile.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1827&mode=thread&order=0&thold=0

di Fabio Sebastiani

28/06/2008

Il dissenso contro la piattaforma Cgil Cisl e Uil sul rinnovo del modello contrattuale non si ferma al voto del Comitato direttivo nazionale della Cgil. Il 23 luglio prossimo a Roma, tutta l’area della sinistra sindacale si è data appuntamento per ribadire i termini della questione.

Ad annunciare l’iniziativa – un po’ per autoironia, un po’ per tenere alta l’attenzione del mondo del lavoro in un periodo di proverbiali “blitz” – sono stati ieri Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, Nicola Nicolosi, leader dell’area Lavoro Società, e Giorgio Cremaschi, nel corso della seconda giornata della assemblea nazionale dell’area programmatica Lavoro Società. Ovviamente, non ci stanno a farsi definire un po’ troppo sbrigativamente “autoconvocati”. Innanzitutto, perché non si tratta di una iniziativa che nasce sulla spinta dei delegati. E secondo, perché non vuole costruirsi addosso nessuna effige di “negatività”.

«Un dibattito libero, aperto e senza reti – dice Nicolosi – su salario, precarietà, diritti e modelli contrattuali il cui obiettivo è quello di creare un ulteriore momento di confronto all’interno della Cgil».

La lista delle adesioni, a cui si accede solo nominalmente e non per aree programmatiche o categorie, comprende anche diversi “esterni” come il professor Massimo Roccella, docente di diritto del lavoro, e alcuni economisti come Riccardo Realfonzo e Roberto Pizzuti. Ha dato la sua adesione anche il professor Luciano Gallino.
Per Gianni Rinaldini la prospettiva aperta dal confronto tra Confindustria e sindacati non è certo delle migliori. Il nodo resta quello della riduzione del ruolo del contratto nazionale, evidenziata ancora di più dal balletto degli indici sull’inflazione. «Se il contratto nazionale si riduce a stare tra l’indice dell’inflazione programmata e quello dell’Istat allora sono per non perdere tempo – dice Rinaldini -. A quel punto meglio fare la scala mobile». Ammesso che rimanga il contratto nazionale, il rischio è quello di trasformarlo in una pura operazione “ragionieristica” che non lascia più spazio per le rivendicazioni delle singole categorie».

All’assemblea nazionale di Lavoro Società è intervenuto anche Giorgio Cremaschi. «Abbiamo un obiettivo preciso per la nostra azione – ha detto il leader della “Rete 28 aprile” – che è quello di impedire che la Cgil firmi un testo esiziale per la storia stessa del sindacato». Cremaschi ha sostenuto che la piattaforma unitaria contiene sotto mentite spoglie due elementi appartenenti per intero alla Cisl, l’idea dell’accordo quadro e il Patto per l’Italia.

«Iniziative come l’assemblea del 23 luglio 2008 non ci sono mai state in Cgil – ha concluso – e già per questo è un segnale preciso del dibattito in corso».
L’assemblea nazionale di Lavoro Società ha votato un “dispositivo conclusivo” a larghissima maggioranza: 265 voti a favore, 7 contro e 43 astenuti.

Nel documento, si ribadisce «la validità delle manifestazioni del 4 novembre e del 20 ottobre contro la precarietà, e del giudizio espresso rispetto all’accordo welfare ed alla piattforma sulla riforma contrattuale»; e si torna a mettere al centro dell’attenzione «la critica al fatto che è stato negato il diritto di proposta a Lavoro Società disattendendo l’impegno assunto dal segretario generale». Una situazione anomala che di fatto rende l’area senza una piena rappresentanza in segreteria nazionale. I posti concordati, infatti erano due. E l’unica rappresentante di Lavoro Società, Paola Agnello Modica, ha espresso più volte una posizione divergente.

Lavoro Società propone, attraverso la costruzione delle «condizioni migliori», di giungere a uno sciopero generale contro le stragi sul lavoro, per la difesa e l’applicazione del Testo unico sulla sicurezza, e per una «decisa lotta contro la precarietà attraverso la cancellazione della legge 30 e l’estensione dello Statuto dei lavoratori». Sciopero generale anche contro le «gravi scelte» del Governo Berlusconi, «e per l’aumento di salari e pensioni». Infine, «il sostegno ad una mobilitazione europea indetta dalla Ces contro le scelte della Ue di allungamento dell’orario di lavoro».