Ieri Marcinelle oggi 4 morti

«Cinquant’anni sono passati da quell’orribile evento, eppure ben poco sembra essere cambiato per lavoratrici e lavoratori: tragedie ieri, morti bianche oggi». E’ il passaggio più duro nel messaggio del presidente della Camera Fausto Bertinotti nell’anniversario di Marcinelle che si apre ricordando che «solo in Italia, ogni giorno sui luoghi di lavoro muoiono quattro persone». E infatti sono quattro le morti bianche battute dalle agenzie nell’arco di 24 ore.
In un cantiere di Lona Lases, in provincia di Trento, Claudio Pisetta, 42 anni, è morto schiacciato tra due betoniere. In un’azienda di concimi, situata nell’area dell’Enichem di Manfredonia, Luigi Ricucci è morto su colpo, incastrato nei macchinari su cui stava lavorando. Era titolare di una ditta di manutenezioni. Lunedì a Vicenza, un artigiano edile è stato schiacciato da una lastra di copertura di cinque tonnellate che stava montando sul tetto di una villetta (secondo infortunio mortale in una manciata di giorni nei cantieri vicentini). Sempre lunedì, dopo cinque giorni di agonia, è deceduto a Frattamaggiore Giovanni Ponticelli, 16 anni. Precipitato al quarto giorno di lavoro da un’impacaltura mentre spingeva una carriola in una palazzina in ristrutturazione. Regolarmente assunto come apprendista, un’inchiesta stabilirà se nel cantiere erano rispettate le norme di sicurezza. Si salverà, nonostante le gravi ferite, il giovane operaio travolto l’altro ieri da un treno a Macerata mentre lavorava alla ringhiera di un ponte. E meno male che è agosto, vien da dire, mese in cui non si lavora.
«Morire a 16 anni, nel pieno dell’estate, è una fine inaccettabile», scrive l’Osservatore romano. L’organo vaticano da alcune settimane conduce una fiera campagna contro le morti bianche e contro l’indifferenza che le accompagna. Ieri ha levato la pelle ai media: le agenzie segnalano lo stillicidio degli infortuni, ma alla sera in Tv e il giorno dopo sui quotidiani non c’è spazio né tempo per quelle tragiche notizie. «Silenzio sistematico, stile deontologico imbarazzante». Invece di sensibilizzare l’opione pubblica sulla piaga sociale delle morti sul lavoro, i media danno spazio a notizie di ogni genere, «non poche delle quali sono un inno alla banalità». La reprimenda è più che fondata e tocca anche il manifesto. Al muratorino sedicenne napoletano abbiamo dedicato una breve di cronaca e non possiamo cavarcela sostenendo che «mancano le parole» per raccontare sempre la stessa storia.
Torniamo all’anniversario di Marcinelle, 262 minatori morti al Bois du Cazier, di 11 diverse mazionalità, 136 italiani. «Eroi del lavoro», li ha definiti con una punta di enfasi il presidente della repubblica Napolitano che, appena insediato al Quirinale, aveva alzato la voce contro gli omicidi bianchi di oggi. Anche ieri Napolitano ha ammonito «a vegliare perché il lavoro di tutti venga sempre e in ogni luogo rispettato e protetto». Da fervente europeista, il presidente della repubblica auspica che «Marcinelle diventi nella coscienza di tutti i cittadini d’Europa il simbolo del condiviso impegno per la costruzione di una patria comune dei popoli del continente». Un’Europa, aggiunge Bertinotti, che sta diventando sempre più terra di un’immigrazione diversa da quella del secondo dopoguerra. Viene in mente la frase di un ministro belga dell’epoca: «Gli italiani sono solo buoni di venire da crepare da noi». Dal 1946 al 1960 morirono 957 italiani nelle miniere belghe. Chiuse le miniere, in Europa si continua a morire di lavoro e le vittime d’elezione non vengono dal Molise ma dal Marocco, dal Senegal, dalla Romania.
Romano Prodi rende omaggio alle vittime di Marcinelle e a «tutti i connazionali caduti sul lavoro in Italia e all’estero, martiri dell’operosità italiana e del progresso civile». Il presidente del consiglio ricorda l’articolo 1 della Costituzione che fonda sul lavoro la Repubblica. Lo fa anche Bertinotti, aggiugendo in chiave antiretorica l’auspicio che «il lavoro possa essere rispettato come il fondamento della civiltà non solo quando i lavoratori vengono ricordati come morti, ma anche quando sono vivi, nella loro vita quotidiana».
Attualizzano Marcinelle un po’ tutti gli esponenti del centro sinistra. «La sicurezza e la qualità del lavoro è una questione sociale ineludibile, va affrontata con determinazione senza mai abbassare la guardia», dice Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera. «La sicurezza dei lavoratori deve essere una priorità del governo e di tutto il parlamento», dichiara il ministro Pecorario Scanio. «L’edilizia ormai è terra di nessuno, urgono leggi più stringenti», incalzano i senetatori del Prc Russo Spena e Zuccherini.