I voli della Cia: le prove

A coloro i quali lavorano alla commissione d’inchiesta del parlamento europeo sulla CIA può anche accadere di passare nel giro di pochi minuti da un’emozione all’altra: dall’orrore per le torture alla rabbia per quanto di ingiusto tocca vedere, all’ansia di essere in grado di mettere insieme un rapporto credibile. Perché, va bene parlare di torture e di attività illegali: ma qui siamo nel mondo dei servizi segreti, dove per professione si tende a non lasciare tracce. E poi ci sono i tempi stretti del Parlamento Europeo: l’Assemblea voterà a luglio il rapporto che presenterà il relatore Claudio Fava: questo significa che emendamenti e discussioni avranno luogo a giugno e dunque il rapporto preliminare dovrà essere pronto già per i primi di maggio. Tempi stretti, insomma…
Eppure le cose non vanno male, tutt’altro. Dopo i primi due mesi di lavoro è già possibile tracciare un quadro che risponde alle domande principali del mandato della Commissione: La CIA ha organizzato detenzione e trasporto illegale di prigionieri in territorio europeo? I governi europei hanno collaborato con la CIA in queste attività illegali? La risposta è sì, anche se le evidenze riguardano – per il momento – solo alcuni paesi.
Partiamo quindi dalle certezze andando per ordine:
1. Due paesi hanno chiaramente partecipato ad azioni di detenzione e trasporto illegale di prigionieri organizzati dalla CIA: la Svezia e la Bosnia. Abbiamo parlato recentemente di quanto avvenuto in Svezia. Due cittadini egiziani vengono espulsi in Egitto nel 2001, nonostante le Convenzioni internazionali proibiscano l’invio di detenuti verso paesi che praticano la tortura. L’espulsione, inoltre, viene inspiegabilmente affidata alla CIA che tratta i prigionieri in territorio svedese in modo contrario alle stesse leggi del luogo. Occorre aggiungere che ben tre documenti ufficiali condannano l’espulsione dei due egiziani e la loro consegna alla CIA: il rapporto dell’Ombudsman svedese, il rapporto della Commissione parlamentare svedese sulla Costituzione e il rapporto del Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite.
Meno conosciuto ma altrettanto grave è il caso della Bosnia. Nel 2002 sei cittadini algerini vengono arrestati con l’accusa di terrorismo: secondo una denuncia dell’ambasciata USA, i sei avevano pianificato un attentato contro la stessa ambasciata. Inspiegabilmente, le autorità statunitensi non si presentano in tribunale per sostenere la loro accusa. I sei vengono scagionati e rilasciati, ma vengono contestualmente consegnati alla CIA che provvede a trasportarli immediatamente a Guantanamo. Ciò avviene nonostante la Corte dei Diritti umani bosniaca (un organismo costituito con gli accordi di Dayton) avesse emesso un ordine per impedire l’espulsione dei sei. Come se non bastasse, il trasferimento a Guantanamo avviene senza alcun ordine di estradizione o di cattura internazionale. I sei ancora oggi sono a Guantanamo. Contro di loro nessun processo.
2. La testimonianza dell’ex-ambasciatore britannico in Uzbekistan, Craig Murray. “Ho inviato telegrammi al mio governo, per denunciare che le informazioni sul terrorismo erano ottenute con la tortura. Mi hanno ignorato”, ha detto Murray recentemente. E poi ha aggiunto: “Il capo dei servizi segreti britannici si incontrava regolarmente col capo della CIA e dei servizi dell’Uzbekistan per coordinare gli interrogatori, ben sapendo quali metodi erano usati per estorcere informazioni”. Murray sarà ascoltato dalla Commissione il 20 aprile.
3. Le testimonianze dirette delle vittime che la Commissione ha già ascoltato: Khaled el Masri e Maher Arar. Ambedue hanno iniziato un’azione penale nei confronti del governo USA.
4. Si sa che i cieli e gli aeroporti di tutti i paesi europei hanno ospitato migliaia di voli della CIA negli ultimi cinque anni. Ad eccezione di alcuni casi, noi non abbiamo prove specifiche che questi voli contenessero tutti prigionieri trasportati segretamente. Ma sappiamo qualcos’altro: questi voli erano sicuramente in violazione della Convenzione di Chicago, che prescrive solo un blando sistema di controlli per gli aerei privati che atterrano in transito. Il problema, naturalmente, è che i voli della CIA non sono tecnicamente “voli privati”: si sa perfettamente quali sono le compagnie di facciata dietro le quali si nasconde la CIA. Questi voli, in altre parole, venivano effettuati per conto del governo USA: dunque voli governativi che sono regolati da accordi diplomatici e sono soggetti a stringenti controlli. Che non sono stati mai fatti su nessuno di questi voli.
5. Si possono citare almeno tre casi in cui la CIA ha chiaramente agito contro il diritto internazionale. In questi casi, la collaborazioni dei governi europei, per quanto probabile, non è ancora stata provata da evidenze conclusive. Parliamo del caso dell’Italia, con il rapimento dell’imam Abu Omar, per il quale la procura di Milano ha spiccato 22 mandati di arresto internazionale verso altrettanti agenti della CIA. Mandati che però il ministro Castelli si ostina a non voler inviare all’Interpol. Il motivo? La ragion di Stato (ma se gli chiedete che cosa intenda dire, non risponde). Gli altri due casi riguardano la Germania e la Macedonia, ambedue implicate nel sequestro di Khaled el Masri, cittadino tedesco di origine libanese. In Germania è stata recentemente costituita una commissione parlamentare d’inchiesta ed è in corso un’inchiesta della magistratura ordinaria. Il Comitato del Parlamento europeo sulla CIA andrà a breve in Missione investigativa proprio a Skopjie.
6. La ricostruzione dei tracciati dei voli della CIA mostrano chiaramente una particolare concentrazione sulla Romania e sulla Polonia. Un articolo del Washington Post dello scorso novembre accusava questi due paesi di ospitare carceri clandestine per conto della CIA. La Commissione sulla CIA indaga, ma è una situazione che presenta grandi difficoltà. Esiste infatti, in questi due paesi, una sorprendente mancanza di dibattito interno sull’argomento, come se una pesante cappa di censura e di autocensura fosse calata sulla CIA. Negli altri paesi ci sono stati furenti dibattiti, scontri sui media, diverse posizioni politiche: in Romania e in Polonia c’è solo silenzio.

Questo, in breve, il punto della situazione. Tra un mese circa la Commissione CIA si recherà negli USA, per incontrare parlamentari, membri del governo, associazioni di diritti umani ed ex funzionari della CIA. Sarà importante sentire dalla viva voce di alcuni dei protagonisti la loro versione di questa storia. Quello che appare evidente, nei casi accertati fino ad ora, è un modello di comportamento che si è ripetuto, in forma analoga, nella maggior parte dei paesi europei. Sintomatico, da questo punto di vista, il comportamento del governo britannico, che ha ammesso che aerei ella CIA hanno usato i propri aeroporti. Non per tutti sarà possibile raggiungere prove conclusive, ma l’analogia con i casi accertati è evidente.
Il lavoro della Commissione del Parlamento europeo comunque non finisce a luglio: il rapporto che presenterà il relatore Claudio Fava sarà soltanto una relazione preliminare. I successivi otto mesi serviranno a completare le indagini e a presentare il rapporto finale.