I «volenterosi» alla Nato: intensificare i raid aerei

Ai ribelli libici verranno fornite «armi, strumenti di comunicazione e apparati per l’intercettazione delle comunicazioni radio del regime»: lo ha annunciato il ministro degli esteri Frattini di ritorno dalla riunione del «Gruppo di contatto» (di cui fanno parte 20 paesi e organizzazioni internazionali) svoltasi a Doha, capitale del Qatar. Sede scelta dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Una sede ideale per la difesa dei «diritti umani» in Libia: il Qatar, che partecipa alla guerra in Libia con i cacciabombardieri francesi Mirage, è infatti governato da una monarchia ereditaria, che concentra nelle proprie mani tutti i poteri, nega al suo popolo i più elementari diritti umani e che ha inviato truppe in Bahrain per schiacciare nel sangue la richiesta popolare di democrazia.
Tutti sono d’accordo nel dare finanziamenti ai ribelli, ma sulla fornitura di armi, sostiene il ministro degli esteri italiano, «non c’è una unanimità di previsione e ogni paese potrà valutare come aiutare». Tra i ribelli vi sono gruppi islamici – come il Gruppo combattente islamico, fondato in Afghanistan da mujaheddin libici e collegato alla Cia e al MI6 britannico – che oggi sono utili contro Gheddafi, ma che domani potrebbero diventare pericolosi per gli interessi statunitensi e alleati in Libia. Dal canto suo, il portavoce del «Comitato nazionale transitorio» di Bengasi sostiene con Italia, Francia e Qatar si stanno «definendo gli ultimi dettagli» per la fornitura di armi. Insieme alle armi, saranno inoltre inviati in Libia anche istruttori italiani e francesi per addestrare i ribelli al loro uso.
Il «Gruppo di contatto», che si riunirà di nuovo a Roma agli inizi di maggio, è stato unanime nel chiedere all’Alleanza atlantica di «intensificare i raid aerei contro le forze del regime». Da quando la Nato ha assunto il comando della guerra, ridenominata «Operazione protettore unificato», ha organizzato, nel quartiere generale delle operazioni militari a Napoli, oltre 2.000 raid in Libia, in media 160 al giorno, utilizzando 200 aerei. Agli attacchi, oltre ai caccia britannici e francesi, partecipano anche quelli statunitensi. Tra gli aerei Usa messi a disposizione della Nato vi sono gli A-10 Thunderbolt e AC-130 Specter, i cui cannoni sparano fino a 6mila proiettili al minuto, per la maggior parte a uranio impoverito.
Secondo i resoconti ufficiali della Nato, in un solo giorno (12 aprile) sono stati distrutti dagli attacchi aerei 16 carrarmati e altri veicoli. Una ripresa video, effettuata da un aereo britannico a Misurata, mostra un carrarmato che viene inquadrato nel mirino e che improvvisamente esplode, con una deflagrazione dall’interno: il tipico effetto di un missile con testata a uranio impoverito che, forando la corazza ed esplodendo all’interno, sviluppa una temperatura di migliaia di gradi. Dall’esplosione del carrarmato si leva una grande nube che si propaga nella zona abitata circostante: è il pulviscolo radioattivo che provoca tumori e malformazioni anche nelle future generazioni. Gli attacchi aerei però non bastano e il «Gruppo di contatto» chiede che siano intensificati, anche se il segretario generale dell’Onu ha dichiarato, durante la riunione di Doha, di essere «preoccupato per la situazione umanitaria in Libia».