I sindacati dicono sì al tavolo sulle pensioni

Su un punto concordano tutti con il ministro del lavoro Cesare Damiano: è arrivato il momento di aprire un tavolo per discutere del possibile innalzamento dell’età pensionabile. Ma. E qui le posizioni dei sindacati articolano molto di più di quanto non abbia fatto il ministro nella sua intervista al Messaggero di giovedì. Damiano ha detto che «L’innalzamento dell’età pensionabile anagrafica e contributiva che nella precedente riforma era di 57 e 35 anni, potrebbe esserci ma andrebbe concertato con le parti sociali. Vogliamo reintrodurre nel sistema previdenziale un principio di flessibilità. Con l’obiettivo – ha aggiunto il ministro – di far sì che il sistema previdenziale pubblico rimanga in equilibrio, oggi e per le future generazioni». Quanto allo scalone voluto dal ministro Maroni, Damiano ha aggiunto che «introduce un cambiamento strutturale della vecchia riforma Dini, non solo perché c’è un salto di almeno tre anni iniquo per una generazione di lavoratori ma perché nega alla radice il principio di flessibilità nell’uscita dal mondo del lavoro». Per Morena Piccinini, segretaria della Cgil, «per quanto ci riguarda ci possiamo fermare qui: eliminare lo scalone. Più complessivamente però – insiste Piccinini – al tavolo che speriamo venga convocato dal ministro vogliamo porre sul tappeto le questioni irrisolte». Perché per la Cgil «ci sono degli insoluti dalla riforma Dini. La precarietà dieci anni fa – dice Piccinini – non aveva le caratteristiche che ha oggi. Dini punisce pesantemente i precari. Quello che noi al tavolo diremo è che vogliamo diritti a chi non ne ha e dare solidarietà a chi non ne ha avuta ma ne ha spesso data. E’ il caso – sottolinea Piccinini – dei lavoratori parasubordinati il cui attivo di bilancio oggi paga il passivo di bilancio dei dirigenti d’azienda». Sui parasubordinati la Cgil insiste molto «perché – dice Piccinini – quei lavoratori sono oggi molto fragili». La Cgil dunque vorrebbe che a questo tavolo si partisse prima ancora che da una discussione scalone sì, scalone no, dall’analisi di «quanto è accaduto in questi dieci anni e di come siamo messi oggi. Perché ci sono lavoratori – conclude Piccinini – che hanno visto ridotti i loro diritti. Al tavolo non ci andiamo per sfogliare la margherita ma per affrontare questioni sul tappeto».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl. «L’ipotesi di affrontare il tema delle pensioni è venuta maturando in questi tempi visto il cambiamento di scenario che si è prodotto negli dieci anni. Dopo la riforma Dini – dice Baretta – due cose sono cambiate: è scoppiato un mercato del lavoro dove la flessibilità spesso fa rima con precarietà e si è allungata l’aspettativa di vita». Di fronte a questo scenario dunque per la Cisl la discussione è certamente opportuna. «Ma si può fare a tre condizioni», dice Baretta. «In primo luogo – spiega il segretario della Cisl – la scelta del tempo di uscita va lasciata nella disponibilità del lavoratore, secondo non ci deve essere alcun ritocco dei coefficienti e terzo deve partire subito la previdenza complementare». A queste condizioni la Cisl è disposta a sedersi subito al tavolo negoziate perché «l’aumento dell’età media pensionabile è una soluzione di struttura che consentirebbe di chiudere il capitolo previdenza una volta per tutte e nel contempo di risolvere il problema sul versante della spesa».
Anche per la Uil è importante che ai lavoratori venga lasciata libertà di scelta rispetto al momento in cui andare in pensione. «C’è bisogno – ha detto Domenico Proietti, segretario confederale della Uil – di un superamento progressivo dello scalone e non si devono toccare i coefficienti. Le pensioni sono già basse – ha aggiunto Proietti – e non possiamo rischiare che diventino insostenibili». Anche la Cgil parla di superamento progressivo dello scalone. «Non abbiamo mai chiesto – sostiene Beniamino Lapadula, responsabile economico – la cancellazione pura e semplice dello scalone perché ciò comporterebbe un aumento degli oneri. Quello che non si può fare è l’innalzamento rigido dell’età pensionabile. Bisogna ragionare su incentivi e flessibilità».