I «servizi» ora hanno più potere al Cremlino

Chi è dietro 1’offensiva contro Mikhail Khodorkovskij?

La resa dei conti in atto a Mosca, culminata con 1’arresto (del presidente della compagnia Yukos, sarebbe opera di uno dei due schieramenti che si fronteggiano al Cremlino: in Russia li definiscono ,siloviki, gli uomini dei ministeri-forza. I “falchi” sono in buona parte militari e membri dei servizi di sicurezza, ex colleghi di Putin nell’ex Kgb, collocati dal presidente in posizioni-chiave. Tra loro, per esempio, il ministro degli Interni Boris Gryzlov e il ministro della Difesa, Serghej Ivanov. La loro offensiva mira a riaffermare 1’autorità dello Stato sul business e a incidere sulle prossime elezioni di dicembre: dalle quali deve uscire una Duma che garantisca appoggio alla politica del presidente. Gli avvenimenti di questi giorni sembrane indicare che 1’equilibrio di potere al Cremlino si è ormai spostato: a favore degli “uomini in uniforme”.

Chi è Voloshin e che rapporto ha con Khodorkovskij?

Aleksandr Volushin, capo dell’amministrazione presidenziale, è considerato il leader del1o schieramento rivale dei siloviki. Quello che resta de11a cosiddetta “famiglia”, il gruppo che ai tempi di Eltsin aveva in mano le fila del potere: ne faceva parte un altro oligarca ora in disgrazia, Boris Berezovskij. Fu proprio Voloshin a orchestrare nel 1999 1’uscita di scena di Eltsin e 1’ascesa di Putin: lo schieramento, nel confronto con i “falchi” viene descritto come più liberale e riformatore, pro-busincss, favorevole all’apertura dell’economia agli stranieri. Ma la “famiglia” paga ora il legame con gli oligarchi: come Voloshin, il primo ministro Mikhail Kasjanov aveva preso le parti di Khodorkovskij. Per questo ora viene indicato come una possibile prossima “vittima”.

L’attacco si estenderà ad altri oligarchi?

Attaccare gli oligarchi farà guadagnare popolarità a Putin: i russi vedono Khodorkovskij e gli altri imprenditori come degli opportunisti senza scrupoli che negli anni 90 hanno approfittato del caos in cui si sono svolte le prime privatizzazioni per arricchirsi impadronendosi delle proprietà dello Stato. Ma 1’offensiva non dovrebbe travolgere altri. Il “peccato” di Khodorkovskij è stato quello di aver violato un accordo stretto tra Putin e gli imprenditori: il Cremlino non avrebbe interferito nei loro affari purchè fossero rimasti fuori da11a politica. Oltre a finanziare partiti di opposizione, il capo di Yukos aveva invece manifestato 1’intenzione di presentarsi alle presidenziali del 2008.

Ci sarà una revisione delle privatizzazioni?

Putin lo ha escluso. Un riesame delle privatizzazioni «è inammissibile», ha ripetuto ieri il ministro degli Interni Gryzlov. Che però ha aggiunto: «Tutte le risorse minerarie della Russia non appartengono a una compagnia, o a una persona, ma ai cittadini della Russia. Se un’ impresa si offre di gestire queste risorse, non significa che possa privatizzarne i profitti».